Dopo un’altra settimana di turbolenza sui mercati e pressioni su tutte le curve governative esacerbate dall’asta Bund andata scoperta al 35%, si spera che l’Eurogruppo del 29 sciolga tutti i dubbi sulla modalità d’intervento dell’EFSF II.. ….
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La riunione dei Ministri delle Finanze dovrebbe anche sbloccare la sesta tranche di aiuti alla Grecia.
La prossima settimana i ministri finanziari dell’Eurogruppo sono chiamati a stringere i tempi sul potenziamento della EFSF, annunciato nelle sue grandi linee nel summit europeo dello scorso 26 ottobre. La EFSF ha pubblicato, il 7 novembre scorso, una serie di documenti che delineano le possibili opzioni operative. Nel frattempo, l’estensione del contagio alla Francia e all’Austria, Paesi con rating AAA, ha eroso il valore delle garanzie su cui poggia la EFSF, compromettendo la credibilità di meccanismi basati soltanto su apporti di capitali privati o ufficiali e mettendo sempre più a nudo i rischi per la tenuta dell’Unione Monetaria.
Al fine di evitare la dispersione di risorse già molto scarse, la ricapitalizzazione delle banche europee dovrebbe rimanere un compito soltanto residuale del fondo, concentrando lo sforzo finanziario sulla funzione di sostegno agli Stati. Le opzioni proposte attualmente sono due: primo, un meccanismo di garanzia parziale sulle emissioni di titoli di stato; secondo, la costituzione di Co-Investment Funds (CIFs), con capitale fornito da EFSF, che poi emettono strumenti di debito con diverso profilo rischio/rendimento e con questi finanziano i programmi di assistenza preventivi o standard. Tali programmi includerebbero anche acquisti di titoli di stato sul mercato primario. Ma anche ciò non basterebbe a ripristinare la fiducia nella capacità del meccanismo di far fronte alle necessità che emergerebbero nell’eventualità di una crisi in Spagna o Italia. Innanzi tutto, i programmi preventivi non supererebbero il 10% del PIL (circa 150 miliardi nel caso dell’Italia). Inoltre, senza contributi aggiuntivi, è difficile che la leva possa raggiungere 4 o 5, peraltro a valere su un monte di risorse che già oggi non supera i 270 miliardi al netto degli impegni in essere, e che sarebbe ulteriormente ridotto dalla dichiarazione di uno stato di crisi in altri paesi dell’Eurozona. Infine, la garanzia parziale potrebbe rivelarsi insufficiente per riconquistare la fiducia degli investitori e ripristinare i flussi di domanda di titoli di stato, pur consentendo un calo dei costi di rifinanziamento.
Allo stadio attuale della crisi, si possono immaginare soltanto due strumenti in grado di ripristinare la fiducia, ed entrambi poggiano su un’espansione della base monetaria. La prima possibilità, che però dipende dalla BCE e non dall’Eurogruppo, è il lancio di un programma massiccio di acquisti di titoli di stato sul mercato secondario. La seconda possibilità è quella di costituire un veicolo finanziario che si qualifichi come Istituzione Finanziaria e Monetaria, con accesso alle operazioni di rifinanziamento BCE, oltre che beneficiario delle garanzie statali concesse alla EFSF, utilizzando indirettamente la leva monetaria per finanziare gli acquisti di titoli (che in questo caso potrebbero avvenire anche sul mercato primario). Segnali di maggiore consapevolezza che è necessario un salto di qualità sono arrivati questa settimana anche dall’Olanda, indicando un crescente isolamento del Governo Merkel. Da qui a fine anno un po’ di sollievo per i Paesi periferici verrà da un calendario di rifinanziamento più leggero che in autunno, ma le scadenze di inizio 2012 sono pesanti e una strategia va perciò definita rapidamente. In caso di ritardi, sarebbe necessario un potenziamento temporaneo dello SMP per agevolare l’assorbimento dell’offerta.
Probabilmente, condizione necessaria per la svolta è che i paesi in difficoltà attuino prima nuove misure di consolidamento fiscale e riforma strutturale, e che l’Eurogruppo si impegni a un nuovo rafforzamento dei meccanismi di sorveglianza fiscale. La Merkel ha aperto la strada ad una maggiore integrazione delle politiche fiscali, affermando che questa crisi richiede una soluzione politica che passa per la modifica del Trattato. Per quanto riguarda la BCE, per ora ribadisce la linea ortodossa e continua ad escludere un intervento più pervasivo sul mercato dei titoli governativi. Più membri del Consiglio Direttivo hanno ripetuto in settimana che la Banca centrale non può agire da prestatore di ultima istanza. La BCE non cambierà facilmente posizione nei prossimi mesi, anche se potrebbe essere costretta a farlo dagli eventi. Intanto, è possibile che siano introdotte aste ad assegnazione piena e a 24/36 mesi, per contrastare la perdita di accesso ai mercati all’ingrosso, subita da fette sempre più ampie del sistema bancario europeo.
Dei passi avanti sono attesi anche sulla Grecia: la sesta tranche sarà definitivamente sbloccata e dovrebbero essere definiti i termini della partecipazione del settore privato.
Tabella – Date rilevanti per la crisi del debito europeo
29-30 novembre Eurogruppo ed Ecofin
30 novembre Comincia la sesta review della Troika in Grecia
30 novembre Il Portogallo vota il Budget 2012
7 dicembre La Grecia vota il Budget 2012
8 dicembre Riunione della BCE
9 dicembre Consiglio Europeo ed Euro Summit
Fine dicembre Scadenza per la concessione della settima tranche di aiuti a lla Grecia da FMI-UE (per un importo di 5 miliardi)
Fonte: UE, BCE, Bloomberg, Intesa Sanpaolo
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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