GIORNALE3

Il Punto: The day after: anticlimax

Trump è un’incognita di medio termine; nel breve il mandato politico repubblicano probabilmente avrà effetti espansivi sulla crescita nominale americana nel 2017……..


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– I risultati delle elezioni americane sono stati radicalmente diversi da quelli previsti dai sondaggi su diversi fronti: 1) Trump ha conquistato una solida maggioranza di delegati al Collegio Elettorale; 2) gli organi esecutivo e legislativo hanno un mandato chiaro, con una maggioranza omogeneamente repubblicana in Congresso, a fianco di un Presidente Repubblicano; 3) le indicazioni del voto sono molto diffusamente anti-establishment. Le implicazioni del voto si possono leggere su due fronti, domestico e internazionale. La posizione di Trump non è “repubblicana ortodossa”, nel senso che prevede una politica fiscale espansiva con scarsa attenzione alle conseguenze su deficit e debito, e una politica estera caratterizzata da indicazioni fortemente protezionistiche.

– A livello domestico, la vittoria repubblicana per Presidenza e Congresso ha chiare implicazioni di politica fiscale espansiva: tasse più basse per imprese e famiglie (se pure con probabile aumento della diseguaglianza), aumento della spesa pubblica (soprattutto per infrastrutture), minore regolamentazione (ambiente, istituzioni finanziarie). Le implicazioni sono quelle tipiche in qualsiasi modello economico: maggiore crescita nominale (prezzi e quantità) e deficit più ampi, quindi mercati azionari in rialzo e mercati obbligazionari in calo (con rendimenti più alti). Questo è quello che è successo in USA nel giorno dopo il voto: il Treasury 10 anni ha superato il 2%, l’S&P ha ritracciato il calo dei future della notte e ha chiuso in rialzo di 1,1%. Queste previsioni sono poco controverse: il mercato sconta, con buone ragioni, la tendenza verso maggiore stimolo fiscale con probabilità elevata, anche se la dimensione dello stimolo sarà poi controbilanciata da posizioni più caute in Congresso sull’espansione del disavanzo.

– Più difficile è la valutazione delle conseguenze del voto per la componente internazionale delle politiche economiche post-elettorali. La posizione fortemente protezionistica di Trump (aumento drastico di tariffe su Cina e Messico, possibile abbandono dei trattati di commercio internazionale, incluso il NAFTA) è un ovvio rischio, amplificato dall’incognita di un presidente senza “storia politica”, con tendenza a personalizzare i conflitti. Riteniamo che le implicazioni più probabili su questo fronte siano però contenute, e possano materializzarsi soprattutto attraverso il blocco di nuovi trattati. Sembra poco probabile una guerra commerciale aperta su tutti i fronti. Tuttavia l’incertezza è giustificata e spiega la preoccupazione dei mercati esteri.

– La media ponderata delle due componenti (interna e internazionale) della futura politica economica americana appare, almeno per ora, espansiva per il ciclo mondiale. Un problema potenziale sta nel fatto che lo stimolo fiscale potrebbe arrivare al momento sbagliato, con l’economia USA già al pieno impiego, generando più pressioni sull’inflazione che sulla crescita reale. I dubbi sulla conduzione della politica estera e sull’imprevedibilità della gestione internazionale manterranno però un elevato grado di incertezza per il medio termine.

– Il prossimo passo importante per lo scenario americano sarà la nomina delle figure chiave dell’Amministrazione, che darà indicazioni sul grado più o meno estremo di implementazione delle proposte della campagna di Trump (v. editoriale). Inoltre, il 15 novembre il partito repubblicano voterà la propria leadership alla Camera e darà un segnale di come intende interagire con un presidente con cui ha mantenuto rapporti conflittuali durante la campagna elettorale. Su questo punto il vice-presidente Pence, ben integrato nel partito, potrà svolgere un ruolo calmierante. Sarà anche importante vedere se Ryan (che non ha sostenuto la candidatura di Trump) manterrà la leadership. Il compito di predisporre la riforma tributaria in Congresso sarà sulle spalle del presidente della Camera: Ryan ha già preparato piani di riforma nell’ultimo anno e avrebbe le competenze per sveltire il processo legislativo nel 2017.

– In conclusione, Trump resta un’incognita, con ampia incertezza sulla gestione della politica internazionale, come largamente atteso prima del voto. Tuttavia, la combinazione di un mandato repubblicano esteso al Congresso e di posizioni poco ortodosse del presidente in materia fiscale (espansione fiscale senza l’ossessione del bilancio in pareggio) prevalgono probabilmente, almeno nel breve termine, sui timori di una guerra commerciale aperta. È ragionevole prevedere un’accelerazione della crescita nominale negli USA nel 2017.


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