La Fed ha sorpreso i mercati, mantenendo invariato il programma di acquisto titoli alla riunione del 17-18 settembre. ….
Gli elementi determinanti per la decisione di non ridurre lo stimolo monetario sembrano essere essenzialmente due: 1) il consolidamento fiscale ancora in atto e 2) la “restrizione delle condizioni finanziarie osservata nei mesi recenti”. L’esito del FOMC è stato sorprendente, considerando che da maggio in poi c’era stata una campagna di comunicazione mirata a preparare il terreno per una riduzione degli acquisti “più avanti nell’anno” se lo scenario si fosse evoluto come atteso. La comunicazione della Fed era stata coerente con una probabile riduzione degli acquisti fino a poche settimane fa e da allora non ci sono state novità significative sul fronte macroeconomico. Quindi, il voltafaccia della Banca centrale rispetto alle aspettative che essa stessa aveva alimentato in modo diffuso e corale è particolarmente sorprendente.
Una spiegazione più ragionevole di quelle contenute nel comunicato potrebbe avere a che fare con le incertezze legate all’”autunno politico”, su due fronti. Da un lato, la nomina del candidato alla presidenza della Fed è diventata un fattore di scontro fra la Casa Bianca e il Congresso e il processo è ora complicato; dall’altro, la fine dell’esercizio provvisorio e il limite del debito sono alle porte senza una strategia di risoluzione del conflitto fra Repubblicani e Democratici, con il rinnovato rischio di blocco dei pagamenti del Tesoro. Qualunque sia il motivo dietro la decisione di rimanere fermi a questa riunione, è indubbio che la Fed ha perso credibilità e avrà un lavoro difficile quando vorrà ricominciare a preparare i mercati alla riduzione degli acquisti: il premio per l’incertezza aumenterà, dopo l’euforia iniziale.
Nel comunicato, non ci sono indicazioni di deviazione dello scenario macro, ma si segnala che i tassi sui mutui sono aumentati “ulteriormente”, mentre la politica fiscale frena la crescita. Pur continuando a prevedere la prosecuzione della ripresa moderata, si afferma che “la restrizione delle condizioni finanziarie vista nei mesi recenti, se sostenuta, potrebbe rallentare il ritmo di miglioramento dell’economia e del mercato del lavoro”. Pertanto, tenendo conto della restrizione fiscale, il Comitato aspetta altra evidenza prima di aggiustare il ritmo degli acquisti.
Durante la conferenza stampa Bernanke ha evitato qualsiasi riferimento a livelli del tasso di disoccupazione collegabili alla fine del programma di acquisti e ha anzi affermato che non ci sono “numeri magici” a cui fare riferimento. In sostanza, la comunicazione è diventata molto più nebulosa riguardo al futuro del programma di acquisti, anche se Bernanke ha ancora ribadito la separazione fra il livello del bilancio e il rialzo dei tassi. Le proiezioni macroeconomiche, come atteso, sono state limate verso il basso per la crescita e la disoccupazione a fine 2013. Le nuove proiezioni per il 2016 mostrano crescita e disoccupazione vicini ai livelli di lungo termine, e inflazione vicina al 2%. Le proiezioni dei tassi vedono ancora la stragrande maggioranza dei partecipanti che si aspettano il primo rialzo nel 2015, con un sentiero molto moderato: il tasso mediano è all’1% a fine 2015, al 2% a fine 2016. Nonostante le modifiche alle previsioni del 2013, il sentiero atteso per i tassi non è diverso rispetto a giugno.
In conclusione, la sorpresa del FOMC non segnala una visione diversa dello scenario macroeconomico. Il miglioramento permane: Bernanke, nella conferenza stampa, ha sottolineato i progressi del mercato del lavoro, ridimensionando i timori che il calo del tasso di disoccupazione sia dovuto più che altro al calo della partecipazione. Se la mancata decisione di settembre è legata a incertezze sugli sviluppi politici, prevediamo che superati gli ostacoli fiscali di ottobre e nominato un successore di Bernanke, la Fed ricomincerà il processo di preparazione per la riduzione degli acquisti. Le reazioni di mercato saranno difficili da prevedere, vista la perdita di credibilità della comunicazione della Fed. Per ora i mercati godono gli effetti di una vera sorpresa da parte di una Banca centrale che ha affermato fino a ieri che la gestione della politica monetaria ottimale deve mirare proprio a minimizzare le sorprese! Per ora, spostiamo a dicembre la previsione di riduzione degli acquisti.
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