Secondo la nuova ricerca realizzata dall’asset manager statunitense, l’86% degli italiani investe nei mercati esteri: solo la Cina (87%), tra le principali nazioni indagate, ha una propensione maggiore….
Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da AdvisorWorld.it iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente
Marco Negri, country head Italia di Legg Mason Global Asset Management
Nei prossimi 12 mesi puntano su obbligazionario ma anche su azionario internazionale, a conferma della great rotation in atto.
Gli italiani puntano sempre più ai mercati internazionali: l’86% degli investitori del nostro paese dichiara di investire parte del proprio portafoglio nei mercati esteri. Si tratta della percentuale più alta riscontrata tra i principali paesi Europei: investe all’estero infatti il 71% dei britannici, il 68% dei francesi, il 64% degli spagnoli ed il 61% dei tedeschi. La percentuale italiana è più alta anche di molti dei principali paesi a livello globale (78% degli investitori Usa, 71% in Corea del Sud, 60% in Australia, 59% in Giappone, 33% in Brasile). Solo in Cina, considerando le principali nazioni del mondo tra quelle oggetto di indagine, si riscontra una percentuale leggermente maggiore con l’87% (in assoluto sono Hong Kong e Taiwan, rispettivamente con 92% e 90%, a registrare i valori più alti).
Anche la percentuale media di asset investiti all’estero è di gran lunga la più alta riscontrata in Europa: ben il 31% del portafoglio degli investitori italiani è allocato oltre i confine nazionali, contro il 18% registrato tra gli investitori in UK, il 16% in Germania, il 15% in Spagna ed il 13% in Francia. Più del doppio, inoltre, di quanto registrato tra gli investitori di Usa (14%), Australia (13%) e Brasile (11%) e molto più della Cina (18% del portafoglio).
Si tratta di alcuni dei più interessanti dati emersi da un recente studio realizzato da Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali. L’indagine è stata realizzata in 20 paesi e ha raccolto i dati di oltre 4.000 intervistati (investitori tra i 40 e i 75 anni), con un patrimonio medio investito, per quanto riguarda gli investitori italiani, di circa 1 milione e 700 mila dollari statunitensi.
Una propensione per gli investimenti all’estero in crescita se, come registrato dalla survey, il 59% di coloro che investono fuori dall’Italia si dichiara molto più attento allle opportunità da cogliere sui mercati esteri rispetto a quanto facesse cinque anni fa.
Perche piace l’investimento all’estero? Ad attirare sono soprattutto la speranza di ottenere una maggior rendita rispetto a quanto è capace di offrire il mercato nazionale (56%) e la diversificazione del rischio puntando su vari mercati (55%).
Legato a questa apertura verso i mercati internazionali si può leggere anche il dato secondo cui, tra le decisioni prese negli ultimi due anni che hanno avuto l’impatto più positivo nel determinare il successo nei propri investimenti, più di un italiano su tre (38%) sottolinea quella di aver intrapreso un approccio più globale agli investimenti: si tratta della percentuale più alta riscontrata tra i paesi europei oggetto dell’indagine.
Guardando all’attuale asset allocation degli investitori italiani si conferma una predilezione per l’obbligazionario. Il 31% del portafoglio è infatti investito nel reddito fisso: si tratta della più alta percentuale tra tutti i paesi oggetto d’indagine (18% in Germania, 19% in Francia e 20% negli Usa). Seguono gli investimenti in liquidità e nel campo immobiliare (entrambi al 21%) e l’azionario al 17%. Gli investimenti non tradizionali si attestano al 5%.
Che l’obbligazionario sia ancora l’asset class di riferimento degli investitori Italiani lo testimoniano i dati su come si intenda modificare il portafoglio nei prossimi 12 mesi, ma è da notare un sempre maggiore interesse per l’azionario, a testimonianza del trend di “great rotation” in atto anche tra gli investitori italiani. Il 30% ha infatti intenzione di aumentare la percentuale investita nel reddito fisso, segue però un 26% che punta ad aumentare la quota di azionario in portafoglio. Più di uno su cinque (22%) punta invece aumentare la fetta degli investimenti non tradizionali.
La preferenza per gli investimenti internazionali si conferma quando viene chiesto al campione italiano quali siano le tre principali opportunità di investimento nei prossimi 12 mesi: le obbligazioni internazionali sono indicate dal 56% del campione (si tratta della percentuale più alta rilevata tra i paesi in esame) seguita dal ramo immobiliare (50%) e dal mercato azionario internazionale (48%).
A livello di aree geografiche, il 53% investitori italiani che già investono oltre confine, o si dichiarano fortemente propensi a farlo, ritiene quella dei Mercati Emergenti (53%) l’opportunità di investimento più interessante nei prossimi mesi.
Marco Negri, country head Italia di Legg Mason Global Asset Management: “L’investitore italiano è sempre più propenso a guardare oltre il confine nazionale per trovare le migliori opportunità di investimento. Se il reddito fisso resta l’asset class di riferimento, si registra anche una maggiore apertura verso l’azionario Internazionale, in particolare quello Usa, che sta registrando performance elevate. Crediamo che, soprattutto in un contesto di elevate volatilità come quello che stiamo vivendo, un approccio sempre più globale all’investimento sia la soluzione migliore per ridurre i rischi puntando comunque ad ottenere una rendita. In un contesto del genere, la rete di società di Legg Mason, specializzate nelle principali asset class globali, si rivela un modello vincente per venire incontro alle esigenze degli investitori italiani”.
Metodologia dell’indagine
La survey è stata condotta attraverso una un’indagine quantitativa realizzata online, su di un campione totale di 4.320 investitori in 20 mercati differenti.
Nazione | Dimensione del campione |
USA | Totale: 500 |
Europa (Regno Unito, Francia, Spagna, Italia, Germania, Svizzera, Belgio, Svezia) | Totale: 1,602 (200-201 per nazione) |
Asia (Cina, Hong Kong, Singapore, Giappone, Taiwan, Corea del Sud) | Totale: 1,212 (200-207 per nazione) |
America Latina (Brasile, Cile, Messico, Colombia) | Totale: 805 (201-202 per nazione) |
Australia | Totale: 201 |
Gli intervistati dovevano rispondere ai seguenti criteri di selezione:
Soggetti che prendono le decisioni in famiglia in totale autonomia o condividendole con altri per ciò che riguarda le decisioni di investimento
Asset da investire: +$200.000 (inclusi gli investimenti immobiliari, ma non la prima casa e la proprietà di villeggiatura)
Eta: 40-75 anni
L’indagine è stata condotta tra il 10 dicembre 2013 e il 10 gennaio 2014. In ogni nazione il campione comprende all’incirca lo stesso numero di intervistati sia per la fascia $200.000-$999.000 che per quella oltre $1 milione. I dati sono poi stati ponderati per essere rappresentativi delle due fasce all’interno della popolazione complessiva degli investitori.
I dati degli investitori a livello globale sono definiti dalla media dei valori di ogni paese ponderata sulla base della relativa incidenza degli investitori qualificati in ognuno di essi.
La ricerca è stata condotta dalla Northstar Research Partners, una società indipendente di ricerche di marketing a livello globale, con sedi a New York, Toronto e Londra.
Fonte: AdvisorWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




