Tra gennaio e giugno l’inflazione area euro ha accelerato più del previsto, ancora una volta per effetto dell’impennata del prezzo del greggio. Nel 2012, l’inflazione è attesa tornare (appena) al di sotto del 2%, ma il rischio che rimanga sopra target non…..
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Nella prima metà di quest’anno, l’inflazione area euro è accelerata ancora una volta più delle attese. La sorpresa è riconducibile alla dinamica del prezzo del petrolio che per effetto di tensioni geopolitiche ha viaggiato ben al di sopra del livello incorporato nei future a fine 2010. Il picco per l’inflazione dovrebbe però essere alle spalle. Nei mesi estivi, la dinamica dei prezzi al consumo dovrebbe rimanere sui livelli di maggio (2,7% a/a) e solo dall’autunno in avanti ci aspettiamo cali significativi verso il 2%.
Nel 2012, continuiamo a vedere l’inflazione al di sotto del target BCE, ma le nostre stime sono salite all’1,8% da un precedente 1,6%, perlopiù per un effetto di trascinamento date le sorprese sul 2011. Tuttavia, i rischi per la dinamica inflazionistica sono in aumento.
Pressioni verso l’alto potrebbero ancora venire dalla componente energia. Il calo dell’inflazione il prossimo anno è per larga parte spiegabile con effetti statistici favorevoli dalla componente energia. La nostra stima si basa, inoltre, su di un’ipotesi di moderazione del prezzo del greggio a 104,2 dollari nel 2012 da una media di 111 dollari nel 2011. Se dovessimo incorporare il profilo implicito nei future (112 dollari anche nel 2012), l’inflazione area euro rimarrebbe sopra il 2% anche nel 2012.
Il cambio potrebbe rappresentare un ulteriore fattore di rischio se la crisi sul debito non dovesse vedere una soluzione ordinata nel prossimo futuro il cambio EUR potrebbe scendere sotto 1,30, mentre la nostra ipotesi centrale lo vede a 1,35 in un arco di dodici mesi.

La BCE continua a mantenere una postura di stretta vigilanza preoccupata che i rialzi dei prezzi delle commodities possano radicarsi dando luogo a un rialzo generalizzato del livello dei prezzi tramite effetti di seconda battuta su prezzi interni e salari.
La dinamica sottostante dei prezzi al consumo rimane sotto il 2%, ma negli ultimi tre mesi ha guadagnato quota più rapidamente. Sulla misura preferita dalla BCE (al netto di energia ed alimentari freschi), l’inflazione core è salita di un punto tra aprile 2010 (0,8% a/a) e aprile 2011 (1,8% a/a) e circa due terzi dell’aumento si è visto tra febbraio e maggio. Al netto di alimentari, energia e tabacchi l’inflazione viaggia all’1,5% a/a dall’1,1% a/a di gennaio.

Il core è sotto il 2%, ma potrebbe accelerare ancora Continuano ad accumularsi Il CPI ciclico, al netto delle componenti volatili, prezzi amministrati e tassazione indiretta, è accelerato di solo mezzo punto all’1,2% a/a nell’ultimo anno e di soli tre decimi negli ultimi mesi, a conferma che le pressioni domestiche sono ancora limitate. Tuttavia, ulteriori rialzi dei prezzi interni non sono da escludersi dal momento che le pressioni accumulatesi a monte della catena produttiva negli ultimi dodici mesi non si sono ancora trasferite a pieno a valle. L’indagine della Commissione Europea di maggio evidenziava una dinamica dei prezzi praticati ancora al di sopra della media storica.

Posto che non escludiamo rialzi del core fino al 2% ci sembra improbabile che emergano pressioni inflative più radicate. Il rischio di effetti di seconda battuta via salari nella zona euro è sicuramente più elevato che nei Paesi anglosassoni, data la maggiore incidenza di clausole di indicizzazione (si veda Weekly Economic Monitor, 29 aprile 2011), ma dovrebbe essersi ridotto rispetto al passato. La crescita dei salari contrattuali è accelerata a inizio anno all’1,9% a/a, ma aveva raggiunto un minimo storico nella seconda metà del 2010 (1,4% a/a – 1,5% a/a). L’urgenza del consolidamento fiscale ha spinto in territorio negativo la dinamica di salari e stipendi in Irlanda e Grecia (non solo nel settore pubblico). In Portogallo, i salari hanno frenato ancora a inizio anno. In Spagna, i salari hanno accelerato data la maggiore incidenza di clausole di indicizzazione, ma le riforme di fine aprile dovrebbero limitare il drift dei salari in futuro.
Sull’orizzonte di previsione è difficile che i salari accelerino ancora significativamente rispetto a marzo di quest’anno, dato l’elevato tasso di disoccupazione (9,1%). Il rallentamento della crescita dal 2,1% nel 2011 all’1,5% il prossimo anno, come da nostre stime, contribuirà a mantenere l’output gap ancora in territorio negativo. La BCE nel bollettino di marzo 2011 nota che le misure di slack contribuiscono a spiegare l’inflazione passata, ma hanno un limitato potere previsivo sia nel breve che nel lungo periodo (The link between inflation and the output gap pagg. 83-84). Tuttavia, al rallentare del ciclo e della domanda domestica è difficile che emergano pressioni importanti sui prezzi interni.
Permarrà un’ampia dispersione nella dinamica inflazionistica all’interno dell’area. Dal 2004 fino a metà 2010 la deviazione standard della dinamica inflazionistica è salita all’interno dell’area euro e la banda di oscillazione si è ampliata fino al 6,0 nel 2010. Negli ultimi sei mesi, la dispersione si è ridotta ma rimane comunque al di sopra dei livelli pre-recessivi 2004-07. La dispersione dell’inflazione è spiegata per lo più dalla dinamica dell’energia. Le differenze tra paesi si piegano con la diversa intensità ed efficienza energetica e/o dipendenza dall’estero. Va inoltre considerato che il peso dell’energia nel CPI totale varia sensibilmente all’interno dell’area da un minimo dell’8,4% in Italia a un massimo del 12,7% in Portogallo.

Troviamo che la dinamica sottostante è molto più concentrata intorno alla media anche se si è visto un aumento della deviazione standard tra il 2008 e fine 2010. La dinamica passata dell’inflazione core è ancora in media spiegata dalla dinamica dell’output gap (si veda il grafico di sopra), quando si tenga conto della dinamica locale di tassazione indiretta e prezzi amministrati. Nei paesi dove l’urgenza del consolidamento fiscale è divenuta particolarmente pressante, i rialzi della tassazione indiretta hanno gonfiato la dinamica sottostante contrastando le pressioni deflazionistiche derivanti dall’ampio output gap.

Ulteriori rialzi della tassazione indiretta sono più che probabili nel 2012, data la necessità impellente di ridurre i deficit strutturali. I paesi più esposti a ulteriori rialzi della tassazione indiretta dovranno quindi cercare di evitare aumenti salariali per limitare ulteriori aumenti dei prezzi relativi e perdite di competitività.
Nel complesso i rischi per l’inflazione area euro sono verso l’alto, ma rimangono contenuti e in ogni caso meno pronunciati che negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Se pure l’inflazione nel 2012 dovesse rimanere al di sopra del 2% riteniamo improbabile una permanenza prolungata, significativamente al di sopra del target BCE. Questo è anche lo scenario implicito nelle previsioni di più lungo termine dalla Survey dei Professional Forecasters e nei tassi swap. La BCE, del resto, non potrebbe tollerare una dinamica inflazionistica sopra il 2% per un periodo esteso. La graduale rimozione dello stimolo monetario iniziata a marzo contribuirà a limitare i rischi per la dinamica inflazionistica.

Il cambio di stagione per Eurostat
Da quest’anno i paesi membri ed Eurostat hanno armonizzato il trattamento di stagionalità di alcune categorie di prezzi del CPI armonizzato in conformità con la normativa comunitaria n. 330/2009. La metodologia avrà un impatto sul 2011, ma non sul 2012. L’entità dell’impatto dipende dal peso nel paniere di consumo per le diverse categorie di beni interessate e da quanto differente era la metodologia precedentemente utilizzata.
La metodologia va applicata per quei beni e servizi che sono disponibili in alcuni periodi dell’anno, ma che in altri non si trovano o rappresentano una voce trascurabile di spesa.
Tipicamente questi prodotti possono trovarsi nelle categorie alimenti, pesce, frutta e verdura, abbigliamento.
La normativa comunitaria indica due metodi di calcolo alternativi per tenere conto della stagionalità dei prezzi di alcuni beni e prodotti che sono più o meno equivalenti in termini diimpatto sulla categoria del CPI.
Il metodo dei “pesi annuali rigidi” stima i prezzi dei beni e servizi in quei periodi dell’anno in cui il prezzo non è osservabile. La stima dei prezzi può essere “stagionale” o “continua sull’anno”.
La stima “stagionale” è da preferire quando vi è una chiara dicotomia stagionale e i prodotti estivi sostituiscono quelli invernali e viceversa. In questo caso è preferibile utilizzare solo il prezzo dei beni di quel periodo per stimare l’indice dei prezzi dei beni “fuori stagione” posto che in ogni periodo vi è un numero di beni sufficiente a garantire la rappresentatività del campione.
Nel caso in cui non vi è un pattern stagionale così dicotomico è preferibile utilizzare i prezzi di tutti i prodotti che entrano nella categoria del CPI per stimare i prezzi dei prodotti fuori stagione.
Per esempio per stimare il prezzo della frutta estiva in inverno si utilizzano i prezzi di tutta la frutta e la verdura disponibili in ciascun mese invernale.
Il metodo dei “pesi stagionali per categoria di prodotto” impone i pesi a zero per quei beni e servizi il cui prezzo non è osservabile in un determinato periodo dell’anno. I pesi degli altri beni e servizi all’interno della sottocategoria del CPI sono aggiustati in modo tale da mantenere costante il peso della sottocategoria.

Fonte: Intesa San Paolo Spa
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