ING : Il rimbalzo dopo il minimo di dicembre si sta rivelando lento, aiutato dai bassi prezzi delle materie prime energetiche. Un graduale aumento dovrebbe verificarsi nel resto dell’anno, grazie al miglioramento delle condizioni di domanda dell’economia.
A cura di Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING
A febbraio l’inflazione italiana è rimasta stabile allo 0,8% su base annua, leggermente più bassa rispetto al consenso. Il dato di febbraio conferma che il rimbalzo dopo il minimo dello 0,6% di dicembre 2023 è molto lento. Il divario tra inflazione dei servizi e dei beni (-0,7%) e inflazione dei servizi (2,9%) è rimasto stabile al 3,6%.
A determinare la stabilità dell’inflazione di febbraio da un lato il contributo negativo degli alimenti freschi e non freschi, dei trasporti e dei servizi ricreativi e abitativi, dall’altro quello espansivo dei beni energetici regolamentati e non regolamentati, la cui spinta deflazionistica si è attenuata, unito all’accelerazione di tabacco e servizi di comunicazione. La sorpresa è probabilmente dovuta all’andamento molto favorevole dei prezzi dell’energia grezza, che ha attenuato l’impatto inflazionistico delle misure in scadenza (IVA e altre voci della bolletta energetica) introdotte in passato per aiutare le famiglie e le imprese a sopportare lo shock dei prezzi energetici.
L’inflazione di fondo, che esclude l’energia e gli alimenti freschi, è scesa al 2,4% a/a (dal 2,7% di gennaio), confermando che la tendenza al ribasso ininterrotta avviata nell’aprile 2023 è ancora in atto. Coerentemente, anche la cosiddetta inflazione del “carrello della spesa”, che combina alimenti, beni per la cura della persona e della casa, rallenta al 3,7% a/a (dal 5,1% di gennaio). Quest’ultimo dato è in linea con il calo delle preoccupazioni sull’inflazione prospettica emerso dai dati sulla fiducia dei consumatori di febbraio.
In prospettiva, l’andamento dell’inflazione sarà ancora influenzato dalla coda degli effetti base che hanno guidato la componente energetica, ma rifletterà anche lo stato di fondo della domanda nell’economia. Su quest’ultimo punto le indicazioni provenienti dai dati delle indagini qualitative non sono ancora chiare. Sul fronte manifatturiero, più rilevante per l’inflazione prospettica dei prezzi dei beni, sia il PMI che l’indagine della Commissione UE indicano una domanda persistentemente debole, ma mentre il primo prevede come conseguenza un orientamento al ribasso delle strategie di prezzo da parte delle imprese, il secondo segnala invece intenzioni di aumento dei prezzi. Leggendo i dettagli delle indagini, si deduce che, per il momento, le distorsioni del traffico navale commerciale seguenti alle tensioni nel Mar Rosso non stanno ancora influenzando sostanzialmente le pratiche di prezzo. Ma resta il rischio che, se queste dovessero persistere, la ripresa della domanda potrebbe rivelarsi inflazionistica nella seconda metà del 2024. Sul fronte dei servizi, le indicazioni provenienti dalle indagini indicano un aumento dei prezzi da due mesi consecutivi, forse a causa dell’aumento delle pressioni salariali.
I dati sull’occupazione di gennaio, anch’essi pubblicati oggi, hanno registrato un tasso di disoccupazione stabile al 7,2%, risultante da una lieve contrazione mensile sia dell’occupazione che della disoccupazione, con un leggero aumento del numero di inattivi. Un mercato del lavoro ancora rigido, ma con dinamica in rallentamento che potrebbe contenere in prospettiva i rischi di persistenti tensioni salariali.
Nel complesso, il dato odierno sull’inflazione conferma che il percorso disinflazionistico si sta consolidando, temporaneamente aiutato da una domanda debole e da prezzi energetici contenuti. Attualmente prevediamo un’inflazione italiana media per il 2024 dell’1,9%, con un aumento graduale dell’inflazione complessiva nel corso dell’anno e un’accelerazione nell’ultimo trimestre a causa degli effetti base dell’energia, ma un dato più basso a consuntivo non può assolutamente essere escluso.
Fonte: InvestmentWorld.it
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