ING : Nonostante il buon livello della domanda, i produttori italiani sembrano incontrare sempre più ostacoli dal lato dell’offerta.
A cura di Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING
Questo probabilmente limiterà la possibilità che il settore industriale fornisca un contributo sostanziale alla crescita del PIL del Paese nel prossimo trimestre
Produzione industriale solo marginalmente in crescita a settembre
Il rimbalzo della produzione industriale italiana, che era proseguito a buon ritmo fino a luglio, sta perdendo colpi. I dati Istat mostrano che, dopo una contrazione dello 0,3% ad agosto, la produzione industriale destagionalizzata è salita dello 0,1% mensile a settembre, leggermente meglio del consensus. A differenza di quanto avvenuto negli altri grandi paesi dell’eurozona, il livello della produzione a settembre è stato più elevato rispetto al periodo pre-Covid.
Il quadro dei macro-settori mostra una forte crescita della produzione di beni di consumo (+3,3% mensile), seguita dall’energia (1,3% mensile) e dai beni intermedi (+0,9% mensile), mentre la produzione di beni strumentali ha registrato una contrazione (-1% mensile). A livello settoriale, notiamo un forte rimbalzo mensile nel settore farmaceutico e, fatto non sorprendente, una continuazione della fase di debolezza nella produzione di mezzi di trasporto, che continua ad essere particolarmente vulnerabile alla scarsa disponibilità di semiconduttori.
Ragionevole aspettarsi mesi contrastati, con buona domanda e ostacoli dovuti all’offerta
Guardando avanti, i dati delle recenti indagini sulla fiducia delle imprese sembrano suggerire una qualche forma di stabilizzazione dei livelli produttivi nel corso dei prossimi mesi. La combinazione di forti ordini interni ed esteri e di scorte in calo sarebbe, in linea di principio, di buon auspicio per una accelerazione della produzione, ma le aziende stanno anche segnalando che la scarsa disponibilità delle materie prime e l’insufficiente capacità produttiva stanno diventando ostacoli sempre più rilevanti per la produzione.
Anche supponendo che alcune imprese siano riuscite ad accumulare beni intermedi e materie prime, la dilatazione dei tempi di consegna riscontrati nelle indagini svolte presso le imprese sembrerebbe suggerire che ciò non sia stato sufficiente a soddisfare la domanda crescente. Inoltre, anche se le imprese italiane per il momento non identificano nella domanda insufficiente un ostacolo alla produzione, il tema potrebbe emergere attraverso il canale della domanda estera. Emblematico il caso della Germania, prima destinazione delle esportazioni italiane, dove il permanere del rischio di interruzioni temporanee nella produzione di autoveicoli a causa delle difficoltà di approvvigionamento di chip potrebbe avere riflessi negativi per i fornitori italiani di componenti.
Una decelerazione è probabile nel 4T21, ma la crescita media del PIL nel 2021 supererà il 6%
Nonostante la notevole resilienza nella fiducia delle imprese manifatturiere, crediamo che fattori temporanei limiteranno la possibilità di un solido contributo positivo dell’industria alla crescita del PIL nel 4Q21. Se a questo si aggiunge un possibile raffreddamento nel comparto i servizi a causa delle preoccupazioni per la recrudescenza del Covid-19, probabilmente ci ritroveremo con una chiara decelerazione della crescita del PIL nel prossimo trimestre.
Al momento prevediamo un’espansione del PIL dello 0,5% QoQ nel 4Q21, che porterebbe comunque la crescita media del PIL italiano del 2021 a un confortante 6,2%.
Fonte: BONDWorld.it
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