ING : Si tratta ancora prevalentemente di una storia di energia, ma gli sviluppi nell’inflazione di fondo e in alcuni servizi suggeriscono che il rallentamento dell’economia sta avendo un ruolo sempre maggiore
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A cura di Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING
Ancora guidata dai prezzi dell’energia…
A novembre il processo disinflazionistico si è rivelato più marcato del previsto. Secondo i dati preliminari dell’Istat, l’inflazione nazionale si è attestata allo 0,8% a/a (dall’1,7% a/a di ottobre), il livello più basso da marzo 2021.
Ancora una volta, il principale motore del calo annuale sono stati i beni energetici, sia regolamentati (-36% a/a da -36% di ottobre) che non regolamentati (-22,5% a/a da -17,7%), aiutati in misura minore dagli alimentari non freschi, dai servizi ricreativi e dai servizi di trasporto. Questi cali hanno più che compensato un moderato aumento dell’inflazione degli alimenti freschi. Grazie al freno dei beni energetici, a novembre l’inflazione dei beni è entrata in territorio negativo, ampliando il divario (ora a 5 punti percentuali) con l’inflazione dei servizi, in decelerazione ma ancora positiva.
… ma l’andamento dell’inflazione di fondo suggerisce che c’è dell’altro
Un quadro migliore della tendenza inflazionistica sottostante è offerto dall’inflazione di fondo, che esclude l’energia e gli alimenti freschi. L’inflazione di fondo è scesa al 3,6% (dal 4,2% di ottobre), confermando un trend disinflazionistico in accelerazione. La decelerazione dei prezzi dei servizi ricreativi e di trasporto fornisce un’ulteriore prova del fatto che l’effetto di riapertura si sta definitivamente esaurendo. L’ammorbidimento del contesto economico dovrebbe in linea di principio favorire l’estensione delle pressioni disinflazionistiche ad altre parti del settore dei servizi. Certo, questo non è ciò che ci dice la componente delle intenzioni di prezzo dell’indagine sui servizi a novembre (secondo aumento consecutivo del saldo di aumento dei prezzi), ma se il rallentamento economico dovesse continuare e le pressioni sui prezzi dell’energia rimanessero contenute durante l’inverno, dovrebbero prevalere intenzioni di prezzo più moderate.
Il processo disinflazionistico potrebbe rivelarsi più forte del previsto nel 2024
Nel complesso, sembra che lo stato di stagnazione dell’economia stia dando ulteriore impulso al processo disinflazionistico, al di là degli effetti base più evidenti nella componente energetica. Quest’ultima continuerà a influenzare il profilo dell’inflazione complessiva e probabilmente spingerà temporaneamente al rialzo l’inflazione al consumo nei prossimi mesi, ma un’inflazione media di poco superiore al 2% nel 2024 sembra ora più che una distinta possibilità.
Fonte: InvestmentWorld.it
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