Intesa Sanpaolo – Nell’area euro, la settimana è piuttosto povera di indicatori congiunturali. L’indice ZEW tedesco, prima indagine relativa al mese di maggio, dovrebbe confermare i rischi al ribasso sulla crescita legati al difficile contesto internazionale.
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La produzione industriale in Italia e nell’Eurozona potrebbe aver visto una contrazione nel mese di marzo, sull’onda del rincaro dei prezzi energetici. Infine, la seconda lettura dell’inflazione di aprile in Germania e Francia confermerà l’accelerazione registrata nella stima flash. Oggi non sono previsti dati in uscita.
Ancora nessun accordo nell’Unione Europea in merito alla sospensione delle importazioni di petrolio e prodotti petroliferi dalla Russia, tema che blocca l’annuncio del sesto pacchetto di sanzioni. La discussione verte in questo momento sulle deroghe richieste da alcuni Stati membri: in particolare, la Bulgaria vuole un’esenzione di due anni; concessioni sarebbero già state fatte a Slovacchia e Ungheria. Una nuova riunione COREPER dovrebbe svolgersi domani.
Venerdì, il governatore di Banque de France Villeroy de Galhau ha espresso un’opinione piuttosto netta su quello che dovrebbe essere il percorso futuro della politica monetaria: i tassi ufficiali dovrebbero tornare positivi entro fine anno e quindi convergere a un livello fra 1% e 2%. Il movimento sarà comunque graduale e la BCE dovrà essere “pragmatica”: quando i tassi si avvicineranno al livello neutrale, occorrerà valutare se saranno sufficienti a garantire il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione. Una preferenza per tassi positivi entro fine anno è stata espressa anche da Rehn e Holzmann. Riguardo al rischio di frammentazione, Villeroy ha evocato la possibilità di nuove operazioni di rifinanziamento a lungo termine per rimediare a possibili penurie di liquidità in alcune giurisdizioni, oltre a ipotizzare una riedizione dello SMP, cioè acquisti netti “flessibili” integrati da un meccanismo di sterilizzazione degli effetti monetari, oppure un programma di acquisti che includa l’impegno a rivendere i titoli entro qualche tempo.
– Il focus negli Stati Uniti questa settimana sarà sui dati dell’inflazione di aprile. Il CPI dovrebbe essere in aumento di 0,2% m/m, grazie a una correzione della componente energia, mentre l’indice core dovrebbe aumentare di 0,4% m/m. Le variazioni annue inizieranno a calare per il confronto con il 2021, ma l’attenzione sarà concentrata sulla dinamica mensile degli indici core. Il PPI è atteso in rialzo di 0,5% m/m e i prezzi all’import dovrebbero essere in aumento di 0,6% m/m. La fiducia dei consumatori nella lettura preliminare di maggio è prevista in calo, dopo il recupero visto ad aprile.
Oggi non ci sono dati in uscita negli USA. Venerdì, gli occupati non agricoli di aprile sono aumentati di 428 mila, e restano 1,2 mln al di sotto del livello di febbraio 2020. La dinamica occupazionale è stata robusta e diffusa alla maggior parte dei settori (ricreazione: 78 mila, manifatturiero: 55 mila, servizi alle imprese: 41 mila). I dati di febbraio e marzo sono stati rivisti complessivamente verso il basso di 39 mila, ma la media a 3 mesi rimane molto elevata, a 523 mila. L’occupazione rilevata con l’indagine presso le famiglie, tipicamente molto volatile, è calata di -353 mila, circa in linea con la flessione della forza lavoro (-363 mila). Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile a 3,6%, nonostante il calo di 2 decimi del tasso di partecipazione, a 62,2% (1,2 pp sotto il livello pre-Covid). Il numero di disoccupati e la disoccupazione hanno circa recuperato le condizioni pre-pandemiche. La crescita dei salari orari è rallentata su base mensile a 0,3% m/m, ma su base annua rimane elevata (5,5% m/m) e incompatibile con l’obiettivo di inflazione della Fed. I dati danno supporto al sentiero di rapida rimozione dello stimolo monetario atteso per i prossimi trimestri.
È iniziato il flusso di discorsi dalla Fed dopo la riunione del FOMC. Bullard (St Louis Fed) ha indicato che ci sono due possibili modi per valutare di quanto la Fed sia “dietro la curva”. Utilizzando la più benevola delle stime di regole di policy, i Fed Funds dovrebbero essere a 3,6%, contro il livello attuale di 0,875%, con una distanza stimata di 275 pb. Tuttavia, in base al rendimento a 2 anni pari a 2,7%, che incorpora la forward guidance del FOMC, il ritardo è minore, e pari a solo 90 pb. La credibilità della Fed e l’utilizzo della forward guidance riducono quindi la distanza dei tassi dal minimo necessario a riportare l’inflazione sotto controllo. Secondo Bullard è comunque indispensabile che il Comitato metta in atto le indicazioni fornite con la forward guidance già annunciata. Kashkari (Minneapolis Fed) ha ribadito che la Fed “come minimo” dovrà agire in linea con la recente forward guidance, alzando i tassi e riducendo i tassi come segnalato. Kashkari però ha detto anche che la Fed non è in ritardo e che la sua credibilità ha già contribuito a rimuovere stimolo monetario a un ritmo molto veloce.
– In Cina il rallentamento del commercio estero è stato molto marcato, anche se inferiore alle attese di consenso, in parte a causa degli effetti del lockdown prolungato di Shanghai e dei conseguenti problemi logistici e in parte a causa del rallentamento della domanda mondiale evidenziato dal calo degli ordini esteri non solo in Cina ma anche in importanti partner commerciali come Eurozona, Giappone, Corea. La dinamica delle esportazioni, dopo quasi un anno di crescita tendenziale a due cifre, è rallentata da 14,7% a/a in marzo a 3,9% a/a in aprile (consenso Bloomberg: 2,7% a/a). Il rallentamento dell’export, che ha riguardato soprattutto i prodotti dell’elettronica, è stato molto marcato verso i tre maggiori Paesi dell’area euro (da 20,1% a/a in marzo a 2,2% a/a in aprile), mentre è stato più moderato verso gli USA (da 22,4% a/a in marzo a 9,4% in aprile); l’export verso il Giappone è risultato in calo del 9,4% a/a. La dinamica delle importazioni è stata invece piatta rispetto al marginale calo di -0,1% a/a nel mese di marzo e alle attese di consenso di una flessione di -3% a/a. Sono scese in particolare le importazioni dai 3 principali Paesi dell’area euro (-15,8% in aprile dopo il -10,8% a/a di marzo) e dal Giappone (-15,1% a/a in aprile da -9,8% a/a in marzo). Il calo dell’import dagli Stati Uniti è stato più contenuto (-1,2%a/a) mentre sono saliti gli acquisti dall’area ASEAN6 (+3,2% a/a). I dati in volume segnalano un calo rispetto al mese precedente delle materie prime industriali ed energetiche e soprattutto dei circuiti integrati.
Fonte: BondWorld.it
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