Intesa SanPaolo Flash Macro Daily

Intesa Sanpaolo : Area Euro previsioni macroeconomiche d’estate

Intesa Sanpaolo – La Commissione Europea pubblicherà oggi le previsioni macroeconomiche d’estate che dovrebbero riportare revisioni al rialzo delle stime d’inflazione e al ribasso per la crescita nei prossimi trimestri.

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Le proiezioni sulla crescita dei prezzi potrebbero superare il 7% nel 2022 e il 4% nel 2023 (da 6,1% e 2,7% rispettivamente nelle previsioni di primavera). Le limature delle previsioni sul PIL dovrebbero invece riguardare prevalentemente il 2023 (quando la crescita potrebbe scendere sotto il 2% da 2,3% delle precedenti stime).

Ieri in area euro la produzione industriale è cresciuta di 0,8% m/m da un precedente 0,5% m/m. Il secondo progresso mensile non è comunque sufficiente a compensare la pesante flessione registrata a marzo, lasciando l’output in rotta per una stagnazione nel 2° trimestre. La produzione potrebbe comunque tornare a calare a giugno, e le prospettive per i prossimi mesi non sono incoraggianti. In Francia, la stima finale ha confermato che a giugno l’inflazione è salita dal 5,2% al 5,8% precedente sull’indice nazionale e dal 5,8% dal 6,5% sull’armonizzato. Nel mese, i prezzi al consumo hanno confermato l’aumento di 0,7% sull’indice nazionale e sono stati rivisti al rialzo di un decimo, a 0,9% sull’armonizzato. Il rialzo tendenziale è spiegato principalmente dall’accelerazione dell’energia, a 33,1% da 27,8%, e degli alimentari (5,8% a/a da 4,3%); i servizi sono passati a 3,3% a/a da 3,2% di maggio, mentre i beni manufatti hanno visto una decelerazione a 2,5% a/a da 3% precedente, per via dell’inizio dei saldi estivi. L’inflazione di fondo è salita al 3,7% a/a da 3,2% precedente.

In Italia, è atteso oggi il voto di fiducia in Senato sul Decreto Aiuti. Il Movimento 5 Stelle ha annunciato di voler abbandonare l’aula. Per quanto il Governo disponga di una maggioranza numerica anche senza i voti del M5S, in caso di “strappo” da parte dei pentastellati il Presidente del Consiglio Draghi potrebbe valutare di salire al Quirinale rassegnando le proprie dimissioni.

– Oggi negli Stati Uniti verrà pubblicato il PPI di giugno, atteso in rialzo di 0,8% m/m, con rischi verso l’alto alla luce della sorpresa dell’inflazione al consumo del mese scorso. Il CPI a giugno è aumentato di 1,3% m/m, oltre il consenso di 1,1% m/m, e di 9,1% a/a, toccando il massimo da novembre 1981. Gli aumenti sono ancora una volta ampi e diffusi alla maggior parte delle componenti, incluse energia e alimentari. L’energia spiega metà della variazione totale dell’indice headline, ed è spinta dalla benzina. Anche l’indice core ha sorpreso verso l’alto, con una variazione di 0,7% m/m (5,9% a/a), con aumenti solidi sia per i beni (0,8% m/m) sia per i servizi (0,7% m/m). La nostra previsione per ora è che la dinamica mensile core si porti, nella migliore delle ipotesi, verso una media di 0,5% m/m nel prossimo paio di trimestri.

I dati di inflazione di giugno danno supporto alla previsione di un rialzo ampio anche alla riunione del FOMC del 26-27 luglio. Per ora manteniamo la previsione di 75pb, ma dopo la pubblicazione del dato, la probabilità di un rialzo di 100pb è aumentata considerevolmente, anche se a luglio il calo del prezzo della benzina dovrebbe dare un ampio contributo negativo all’inflazione. Le aspettative di inflazione rilevate dall’indagine dell’Univ. of Michigan, in uscita venerdì saranno importanti per valutare l’ipotesi di una nuova accelerazione del ritmo dei rialzi.

Ieri, diversi commenti dalla Fed sono stati misti riguardo alla previsione per luglio. Mester (Cleveland Fed) ha detto di non essere ancora pronta a una nuova accelerazione del ritmo dei rialzi, nonostante i dati pessimi del CPI. Daly (San Francisco Fed) ha affermato di non essere stata sorpresa dall’inflazione di giugno, e di restare favorevole, per ora, a un rialzo di 75pb. Secondo Bostic (Atlanta Fed) tutte le opzioni sono sul tavolo. Barkin (Richmond Fed) ha sottolineato l’importanza di controllare l’inflazione anche a costo di una recessione e segnalato che dopo il CPI di giugno la determinazione della Fed si è ulteriormente rafforzata. Barkin ha detto che l’elemento centrale della politica monetaria ora è riportare i tassi reali a breve in territorio positivo, con tassi nominali al di sopra dell’inflazione attesa.

Ieri il Beige Book ha segnalato modesta espansione dell’attività, con crescenti indicazioni di rallentamento della domanda in molti settori e preoccupazioni per i rischi di recessione. Il mercato del lavoro rimane sotto pressione, con costanti aumenti salariali. Gli aumenti dei prezzi sono diffusi e “sostanziali”, anche se si registra una moderazione dei prezzi di alcuni input. Le imprese riportano di avere ancora un significativo “pricing power” che permette di trasmettere rialzi di costi sui prezzi finali. Il rapporto è in linea con le informazioni emerse dai dati recenti di rallentamento della domanda a fronte di persistenti pressioni sui prezzi.

– La Bank of Canada ha alzato ieri il tasso di riferimento da 1,50 a 2,50%, un intervento superiore alle attese, proseguendo anche il quantitative tightening. Il comunicato avvisa di attendersi ulteriori rialzi, che porteranno il tasso di riferimento in area restrittiva. La Bank of Canada continua a prevedere un rientro dell’inflazione all’obiettivo senza necessità di causare una recessione, ma avvisa che il sentiero è diventato più stretto a causa della persistenza delle pressioni inflazionistiche.

Fonte: BondWorld.it


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