Intesa Sanpaolo – Nell’area euro la stima finale dell’indice dei prezzi al consumo di agosto dovrebbe confermare il rincaro dei listini di 0,4% m/m e la crescita dell’inflazione a 3,0% a/a già emersi dalla lettura preliminare.
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La salita continuerà nei prossimi mesi ma dovrebbe risultare temporanea: in prospettiva, l’indice generale dovrebbe toccare il 2,2% in media d’anno nel 2021, per poi assestarsi all’1,8% nel 2022. I rischi su tale profilo sono in ogni caso al rialzo, visto che non ci sono segnali di ridimensionamento delle tensioni su materie prime e componentistica.
– Sempre nell’area euro, ieri i dati di luglio sul commercio internazionale di beni hanno evidenziato una crescita delle esportazioni di +1,0% m/m ed un aumento delle importazioni di +0,3% m/m. Anche in Italia l’export è cresciuto più dell’import (+2,6% m/m contro +1,3% m/m). Secondo l’Istat però l’incremento congiunturale delle esportazioni è frutto soprattutto di consegne occasionali ad elevato impatto nella cantieristica navale verso i paesi extraUE, al netto delle quali le vendite all’estero risulterebbero in flessione.
Infine, il tasso di posizioni vacanti nell’area euro è salito al 2,3% nel 2° trimestre da 2,1% precedente, con incrementi diffusi a industria, costruzioni e servizi, il che da un lato offre indicazioni incoraggianti per la dinamica delle assunzioni nei prossimi mesi, dall’altro evidenzia possibili problematiche nel reperire manodopera in diversi settori.
– Il Financial Times riferisce che Philip Lane (membro del comitato esecutivo BCE) avrebbe dichiarato, in una conversazione con gli economisti di banche tedesche, che i modelli interni di medio periodo (a 5 anni) mostrerebbero un ritorno dell’inflazione al 2% nella parte finale del periodo. Secondo la BCE, Lane si sarebbe invece limitato a dire che l’obiettivo del 2% è raggiungibile con uno stimolo monetario persistente.
Nelle previsioni ufficiali di settembre, l’inflazione media annua si ferma ancora all’1,5% nel 2023. Riteniamo che l’aggiornamento di dicembre porterà probabilmente a un’ulteriore marginale revisione al rialzo, e che l’aggiunta del 2024 potrebbe indicare un ulteriore avvicinamento all’obiettivo.
– Negli Stati Uniti, oggi è in pubblicazione la fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a settembre (prel.), che dovrebbe stabilizzarsi a 70,5, vicino al livello di agosto.
Sarà importante vedere se le aspettative di inflazione interromperanno il trend verso l’alto, dopo aver toccato 4,6% sull’orizzonte a 1 anno e il 2,9% su quello a 5-10 anni, sui massimi dal 2011.
– Ieri, l’agenda economica negli Usa è stata fitta e ha riservato diverse sorprese. Le vendite al dettaglio di agosto hanno registrato un balzo di 0,7% m/m (consenso: -0,1% m/m), ma il dato di luglio è stato rivisto ampiamente verso il basso (-1,8% m/m da -1,1% m/m). Al netto delle auto, il rialzo è di 1,8% m/m. I dati mostrano l’atteso crollo delle vendite di auto (-3,6% m/m), dopo la variazione di 10,7% m/m a luglio, e confermano la situazione di eccesso di domanda nel settore causata dai vincoli alla produzione dovuti alla scarsità di semiconduttori.
Le vendite sono particolarmente forti nel comparto online (5,3% m/m), a testimonianza degli effetti della variante Delta sui consumi, e i servizi di ristorazione hanno una variazione nulla (ma il livello rimane al di sopra di quello pre-COVID). Lo spaccato del rapporto mostra variabilità delle vendite fra settori, ma nel complesso i dati non segnalano restrizione particolarmente marcata dovuta alla variante Delta.
Nell’indagine della Philadelphia Fed di settembre, l’indice di attività è salito a 30,7 (+11 punti), con indicazioni espansive, ma miste per le altre componenti, e un modesto ritracciamento degli indici di prezzo. il 70% delle imprese prevede un aumento della produzione rispetto al livello della primavera. Le aspettative a 6 mesi mostrano ancora un quadro positivo, ma su ritmi più contenuti, con continua espansione di attività e occupazione. accompagnato da rialzi generalizzati nelle altre componenti.
Infine, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana dell’11 settembre sono in rialzo a 332 mila (+20 mila) dalla settimana precedente. L’incremento è legato gli effetti dell’uragano Ida, e in parte anche a problemi di destagionalizzazione. Nella maggioranza degli Stati i sussidi sono in calo. I sussidi esistenti nella settimana del 4 settembre sono in calo di 186 mila. I sussidi erogati con i fondi federali la settimana scorsa hanno registrato un netto calo, in seguito alla conclusione dei programmi federali di supporto alla disoccupazione che apparirà con maggiore enfasi nelle prossime settimane.
Fonte: BondWorld.it
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