Intesa Sanpaolo – Area euro. La stima finale dell’indice PMI manifatturiero di maggio è attesa confermare la lettura preliminare a 62,8 da 62,9 di aprile
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Lo spaccato dell’indagine dovrebbe confermare solide condizioni di domanda a fronte di colli di bottiglia sul lato dell’offerta che si riverberano in un rincaro dei prezzi, pagati e ricevuti, e in un aumento dei tempi di consegna e degli ordinativi inevasi. La stima per l’Italia potrebbe mostrare un miglioramento a 60,9 dal 60,7 registrato in aprile.
– Area euro. Il tasso di disoccupazione è previsto in crescita di un decimo a 8,2% ad aprile. L’impatto della pandemia è stato mitigato dagli schemi di sostegno varati dai Governi nazionali ma il mercato del lavoro continua a presentare ampie sacche di risorse inutilizzate, soprattutto nei settori più penalizzati dalla pandemia, che potrebbero essere riassorbite solo nel medio termine.
Il tasso di disoccupazione dovrebbe quindi salire leggermente durante l’estate prima di tornare a scendere nei mesi successivi sull’onda della ripresa economica.
– Area euro. La stima flash di maggio dovrebbe indicare un’inflazione a 1,8% a/a, dopo l’1,6% a/a registrato ad aprile. L’accelerazione sarebbe ancora guidata dai rialzi della componente energia (12,5% a/a), ai quali si contrappone una dinamica debole dell’inflazione sottostante (stabile allo 0,8% a/a).
Sul mese, i prezzi sono attesi in aumento di un decimo. L’indice generale dovrebbe risalire all’1,8% in media d’anno nel 2021 dopo lo 0,3% del 2020, ma sulla previsione insistono rischi al rialzo.
– Germania. Il tasso di disoccupazione è atteso stabile al 6% in maggio. Nonostante i segnali di ripresa, i posti di lavoro persi con la crisi pandemica dovrebbero essere recuperati soltanto nella parte iniziale del 2022.
A causa della graduale risalita della partecipazione, il tasso di disoccupazione potrebbe calare sotto i livelli pre-crisi più avanti, tra fine 2022 e inizio 2023.
– Italia. Il tasso di disoccupazione potrebbe salire di un decimo a 10,2% ad aprile, per via di un possibile calo degli inattivi.
Le indagini hanno mostrato di recente un aumento delle intenzioni di assunzioni delle imprese industriali, mentre non vi sono per ora segnali di recupero nei servizi. Pensiamo che una svolta in positivo del mercato del lavoro non sia imminente.
– Italia. La seconda lettura dovrebbe confermare la prima stima di un calo del PIL di -0,4% t/t nel 1° trimestre 2021 (-1,4% a/a). Stimiamo un contributo negativo della domanda estera netta, per via di un aumento dell’import più marcato di quello dell’export.
La domanda domestica dovrebbe dare un apporto positivo grazie soprattutto agli investimenti, trainati in particolare dalle costruzioni; viceversa, i consumi sono attesi ancora in flessione, sia pur meno marcata rispetto a quella vista a fine 2020. Il PIL è atteso tornare in positivo nel trimestre in corso (stimiamo un recupero vicino al punto percentuale su base congiunturale).
– Stati Uniti. L’ISM manifatturiero a maggio è previsto a 61,2 da 60,7 di aprile.
L’indagine dovrebbe confermare l’espansione del settore, pur in presenza di considerevoli e persistenti colli di bottiglia dal lato dell’offerta evidenziati da livelli elevati dei tempi di consegna e da un andamento contenuto della componente produzione, ancora frenata dalla scarsità di semiconduttori che colpisce in modo particolare il segmento auto.
– Stati Uniti. La spesa in costruzioni ad aprile dovrebbe essere in rialzo di 1% m/m, dopo 0,2% m/m di marzo.
Nel comparto della spesa privata si dovrebbe registrare un rallentamento della dinamica nel segmento residenziale (dopo 1,7% m/m) in linea con l’indebolimento dei nuovi cantieri e una riaccelerazione del segmento non residenziale dopo due mesi di contrazioni.
Mercoledì 2 giugno
– Germania. Le vendite al dettaglio evidenzieranno un calo in aprile, stimiamo di -2,5% m/m, dopo il +7,7% m/m di marzo. La variazione annua è attesa salire ancora, a +12,8% da +11,6% precedente, per via del confronto con i mesi del primo lockdown.
I consumi sono attesi rimbalzare già da maggio, visto che le chiusure disposte dal governo sono state allentate già a partire dal 29 di aprile.
I dati e gli eventi di ieri
BCE. Presentando la relazione annuale di Banca d’Italia, Visco ha dichiarato che “aumenti ampi e persistenti dei tassi di interesse non sono giustificati dalle attuali prospettive economiche e andranno contrastati, anche con il pieno utilizzo dei programmi di acquisto di titoli già definiti”. Riguardo alla revisione della strategia di politica monetaria, il governatore di Banca d’Italia ha detto che “un obiettivo numerico pari al 2 per cento, con una valutazione simmetrica degli scostamenti verso l’alto e verso il basso, sarebbe più chiaro e rafforzerebbe l’ancoraggio delle aspettative a medio e a lungo termine”.
Con riferimento all’Italia, il Governatore Visco ha affermato che la seconda metà dell’anno vedrà una decisa accelerazione dell’attività economica, e che per la media del 2021 l’espansione del PIL potrebbe superare il 4%. Secondo Visco, con l’attenuarsi dell’emergenza l’intervento pubblico dovrà divenire più selettivo, concentrandosi nei settori che scontano ancora difficoltà legate alla crisi sanitaria e cercando di evitare di sussidiare imprese chiaramente prive di prospettive, pur garantendo il sostegno a chi è in esse occupato: “non è pensabile un futuro costruito sulla base di sussidi e incentivi pubblici”.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per Visco rappresenta una formidabile sfida per il rilancio del Paese, ma saranno cruciali le modalità di implementazione; è necessaria inoltre secondo il Governatore una complementarietà tra intervento statale e mercato. Secondo la Banca d’Italia, l’impatto degli effetti di domanda innescati dal PNRR potrà portare a un aumento del livello del PIL tra i 3 e i 4 punti entro il 2026 (in linea con le stime più ottimistiche diffuse dal Governo). Significativi effetti aggiuntivi, fino a 6 punti in un decennio, potrebbero derivare dalle riforme e dai piani di incentivo alla ricerca e all’innovazione.
Nel complesso, un piano efficacemente eseguito, nella realizzazione degli investimenti come nell’attuazione delle riforme, potrebbe elevare la crescita potenziale annua dell’economia italiana di poco meno di un punto percentuale nella media del prossimo decennio. Infine, Visco ha posto l’accento sull’obiettivo di disporre di una capacità di bilancio comune a livello europeo, con la possibilità di una stabile emissione di debito UE.
Area euro. Ad aprile la crescita di M3 è rallentata più del previsto a 9,2% a/a (consenso 9,6% a/a) da 10,0% a/a (rivisto da 10,1% precedente) frenata dal confronto statistico sfavorevole con lo scorso anno. Le contropartite mostrano come sia ancora il credito al settore pubblico, sostenuto dagli acquisti di titoli di Stato da parte dell’Eurosistema, a fornire il principale contributo (seppur in diminuzione a 6,8% da 7,9%).
In calo anche l’apporto del credito al settore privato (4,1% da 4,8%). La crescita dei prestiti alle imprese ha decelerato al 3,2% a/a dal 5,3% a/a mentre quella verso le famiglie ha accelerato dal 3,3% a/a al 3,8% a/a.
Italia. I dati flash mostrano un’ulteriore accelerazione dell’inflazione in maggio. Su entrambi gli indici, l’inflazione annua è salita a 1,3% (massimo da novembre 2018), dopo l’1,1% sul NIC e l’1% sull’IPCA del mese precedente; entrambe le misure registrano una variazione nulla su base mensile.
Le pressioni al rialzo sul valore tendenziale dell’indice domestico sono venute principalmente dalla crescita dei beni energetici (a 13,8% a/a da 9,8% precedente), legata anche ad effetti base favorevoli, che spiazza la flessione dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da 0,7% a -0,1%). I prodotti alimentari ampliano sia pur di poco il loro calo (da -0,5% a -0,6%), mentre accelerano i trasporti (4,8% a/a da 2,9% precedente). L’inflazione di fondo rimane stabile a 0,3%.
In prospettiva, l’inflazione è attesa accelerare ulteriormente nel trimestre estivo; il picco in corso d’anno dovrebbe essere raggiunto a settembre, attorno all’1,7%.
In sintesi, l’inflazione italiana è attesa all’1,2% in media annua nel 2021 (da -0,1% l’anno scorso) ma i rischi sulla previsione sono verso l’alto. In ogni caso, l’inflazione italiana dovrebbe rimanere più contenuta rispetto alla media della zona euro.
Germania. La stima preliminare mostra una nuova accelerazione dell’inflazione a maggio, da 2% a 2,5% a/a sull’indice nazionale e da 2,1% a 2,4% a/a su quello armonizzato. Il rialzo è spiegato in gran parte dall’aumento dei prezzi dell’energia, cresciuti a 10,0% a/a da 7,9% di aprile; rallentano i listini alimentari (1,5% a/a da 1,9%). Nel complesso, i prezzi dei beni salgono del 3,1% a/a (dal 2,6% di aprile); accelerano anche i servizi, a 2,2% a/a da 1,6% precedente.
I dati flash dai Länder indicano che a maggio i prezzi al consumo sono saliti di cinque decimi sull’indice domestico e tre sull’armonizzato. I prezzi sono attesi risalire nei prossimi mesi, con il picco atteso nel trimestre autunnale; il 2021 potrebbe chiudersi con un’inflazione media annua intorno al 2,7% (2,8% sull’indice armonizzato) ma sulla previsione insistono rischi al rialzo.
Germania. Il tasso di disoccupazione ad aprile è rimasto invariato rispetto al mese precedente, al 4,6%. Secondo Destatis, il numero dei senza-lavoro è stato di circa 2,01 milioni, con un calo rispetto a marzo di 29 mila unità. Rispetto a un anno fa il numero dei senza lavoro è cresciuto di 125 mila unità (+6,6 %).
La disoccupazione dovrebbe mantenersi circa stabile nella prima metà dell’anno, mentre il picco del 2021 potrebbe manifestarsi solamente a partire dal trimestre estivo.
Cina. Il PMI manifatturiero rilevato da Caixin-Markit è marginalmente salito portandosi a 52 in maggio da 51,9 in aprile, grazie ad un aumento del ritmo di espansione degli ordini sia totali (da 52,3 in aprile a 53,4, il massimo degli ultimi cinque mesi) sia esteri (da 51,8 in aprile a 52,3). La produzione è salita anche se a un ritmo inferiore al mese precedente (da 52,6 in marzo a 52,2 in aprile) a causa del permanere di strozzature dal lato dell’offerta che rendono difficile l’approvvigionamento di materie prime.
Le scorte hanno infatti continuato a ridursi e i tempi di consegna ad aumentare mentre le componenti dei prezzi hanno registrato gli aumenti più significativi. La componente occupazione è rimasta in territorio espansivo pur scendendo rispetto al mese precedente (da 50,7 in aprile a 50,1 in maggio). Il dato indica, a differenza del PMI rilevato dall’Ufficio Statistico e pubblicato ieri, che la domanda rimane in espansione, ma entrambe le rilevazioni segnalano che le strozzature dal lato dell’offerta continuano a limitare il ritmo di espansione dell’attività e a far lievitare i prezzi.
Fonte: BondWorld.it
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