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Intesa Sanpaolo : Area euro stima finale di giugno dovrebbe indicare un’inflazione in calo

Intesa Sanpaolo – Area euro. La stima finale di giugno dovrebbe indicare un’inflazione in calo all’1,9% a/a dal 2% a/a di maggio.

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Il rallentamento sarebbe dovuto alla frenata dei prezzi dell’energia (a +12,5% a/a da +13,1% a/a precedente), a cui si assocerebbe un indice core invariato a 0,9% a/a. Sul mese, i prezzi sono attesi in aumento di tre decimi. In prospettiva, l’indice generale dovrebbe risalire all’1,9% in media d’anno nel 2021, per moderare all’1,5% nel 2022. Di contro, l’indice sottostante seguirà una dinamica opposta, con un’accelerazione di 1,3% attesa nel 2022 dopo il +1,2% atteso quest’anno, sulla scia della ripresa del mercato del lavoro. I rischi su questo scenario previsivo sono orientati verso l’alto.

Stati Uniti

– Le vendite al dettaglio a giugno dovrebbero aumentare di 0,1% m/m, dopo -1,3% m/m di maggio, con un netto calo delle auto che tornano a frenare la spesa delle famiglie per mancanza di offerta. L’aggregato al netto delle auto è previsto in rialzo di 0,4% m/m, dopo -0,7% m/m, sulla scia di dati solidi per abbigliamento e beni per la casa, oltre che dei servizi di ristorazione, mentre il comparto alimentare potrebbe registrare debolezza.

Le vendite dovrebbero essere parzialmente ostacolate dalla scarsità di scorte non solo nel settore auto, ma anche in altri comparti, per via delle diffuse difficoltà di aumento della produzione e della distribuzione in questa fase di eccesso di domanda.

– La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a luglio (prel.) dovrebbe aumentare a 88,7 da 85,5, confermando una ripresa del trend verso l’alto interrotto ad aprile.

L’elemento principale dell’indagine sarà l’aggiornamento delle aspettative di inflazione, che nella lettura finale di giugno avevano registrato un rallentamento a 4,2% per l’orizzonte a 1 anno e a 2,8% per quello a 5 anni, da massimi degli ultimi 10 anni per l’orizzonte più breve e 13 anni per quello più lungo.

I dati e gli eventi di ieri

COVID-19. Nell’Unione Europea, l’Olanda è ora classificata dall’ECDC ad alto rischio, così come Spagna, Portogallo, Cipro e Malta, oltre ad alcune province greche (per es. Creta). Il Belgio è salito a medio rischio, così come l’Irlanda, gran parte della Grecia e la Dalmazia. Nell’aggregato, il tasso quindicinale di notifica è balzato nell’ultimo rapporto da 51,6 a 89,6 per 100mila abitanti. Per ora, il tasso di ospedalizzazione e il tasso di mortalità sono ancora stabili.

Il modello ECDC prevede nelle prossime 4 settimane un rapido incremento del tasso di incidenza a 622,9 per 100mila abitanti, mentre il tasso di mortalità dovrebbe risalire da 6,8 per milione a 10,5 per milione. La quota di popolazione vaccinata alla fine della 27° settimana era pari in media al 48,1%.

Italia. La seconda lettura dell’inflazione di giugno ha confermato la stima preliminare. L’inflazione annua è risultata pari all’1,3% (stabile rispetto al mese scorso sull’indice nazionale e in aumento di un decimo sulla misura armonizzata UE); su base congiunturale, i prezzi sono saliti di un decimo sul NIC e di due decimi sull’IPCA. Nel mese, i rincari sono venuti soprattutto dai trasporti (+0,8% m/m) e dai servizi ricettivi e di ristorazione (+0,6%): un segnale che in questa fase le pressioni inflattive vengono non solo dall’energia (per via dei carburanti) ma anche dall’effetto-domanda nei settori in precedenza soggetti a restrizioni.

Viceversa, continua il trend di calo nelle comunicazioni (-1% m/m, -2,9% a/a) e si registra una correzione per i listini alimentari dopo gli aumenti dei mesi scorsi (in parte legati a fattori meteo). L’inflazione di fondo e quella al netto dei soli beni energetici sono entrambe salite di un decimo, a 0,3% a/a. Rivediamo lievemente al rialzo la stima di inflazione media 2021, a 1,3%; ci aspettiamo un’ulteriore salita nei prossimi mesi, sino a un picco vicino al 2% a settembre. I rischi su questo profilo previsivo appaiono oggi verso l’alto.

Stati Uniti. Nella seconda giornata di audizioni in Congresso per la presentazione del Monetary Policy Report, il focus della discussione è rimasto sull’inflazione e sull’incertezza che circonda le previsioni per i prossimi trimestri. Powell ha affermato nuovamente, come già fatto mercoledì, che l’attuale trend dei prezzi riflette uno shock associato con la riapertura dell’economia, per cui non ci sono precedenti storici. A suo avviso, vincoli all’offerta per un ridotto sottoinsieme di beni e servizi hanno causato forti rialzi dei prezzi, probabilmente temporanei, a cui sarebbe inopportuno reagire.

Tuttavia, Powell ha ammesso che la Fed è rimasta sorpresa dall’entità dei rialzi ed è “a disagio” di fronte alla loro entità, e ha affermato che “questo non è ‘moderatamente al di sopra del 2%’ da nessun punto di vista, e lo capiamo”. Powell ha aggiunto che la sfida ora è capire come reagire di fronte a un fenomeno che, se temporaneo, non richiede risposte, ma che, se esteso temporalmente, richiede una rivalutazione dei rischi. Il presidente della Fed ha suggerito che, avendo identificato un insieme limitato di elementi probabilmente transitori e cruciali per lo scenario, dovrebbe essere possibile capire in tempi relativamente rapidi se la valutazione dei trend è accurata o richiede modifiche. È probabile che il FOMC si dia tempo fino all’autunno per vedere se il ritmo di aumento e la diffusione delle pressioni sui prezzi si stabilizzano e/o recedono, con un possibile aggiustamento del messaggio alla riunione di settembre.

I lavori sul piano di riduzione degli acquisti procederanno in modo da avere gli strumenti per la svolta pronti nei prossimi mesi, con l’idea però probabilmente di osservare gli sviluppi congiunturali, sia sul mercato del lavoro sia sui prezzi, fino a fine anno, quando dovrebbe essere più chiara l’evoluzione dell’aggiustamento dell’offerta di beni, servizi e lavoro. In caso di necessità, di fronte a un sentiero di inflazione preoccupante e di rischi per un possibile disancoraggio delle aspettative (per ora non avvenuto), il FOMC potrebbe anticipare la svolta di qualche mese e soprattutto modulare in modo appropriato il ritmo di riduzione degli acquisti. Stati Uniti. L’indagine Empire della NY Fed a luglio tocca un massimo storico, balzando a 43, in rialzo di 26 punti rispetto al mese precedente, dando un segnale di netta accelerazione dell’attività, grazie a un solido aumento degli ordini (a 33,2, +17 punti), delle consegne (a 43,8, +30 punti), dell’occupazione (a 20,6, +8 punti) e degli ordini inevasi.

Due elementi importanti per il contenimento dell’eccesso di domanda emergono dai tempi di consegna in calo a 20,2 (da 30,2) che, pur continuando a segnalare difficoltà a soddisfare la domanda, scendono dal record di giugno, e dalle scorte in rialzo. L’andamento dei prezzi si mantiene preoccupante, con i prezzi pagati poco mossi a 76,8 e quelli ricevuti a 39,4, in rialzo di 6 punti e su un nuovo record. Sull’orizzonte a 6 mesi le imprese restano ottimiste, con l’indice di attività in calo di 8 punti a 39,5, su un livello storicamente elevato, supportato da aspettative positive per ordini, consegne e occupazione, ma in presenza ancora di attese di rialzi dei prezzi. L’indagine è positiva per le prospettive correnti e future del manifatturiero e dell’occupazione, mentre lascia aperti rischi di ulteriore accelerazione della dinamica dei prezzi.

Stati Uniti. L’indice della Philadelphia Fed a luglio cala a 21,9 da 30,7 di giugno, con la maggior parte delle imprese che riportano attività stabile e il 33% che registra espansione. I sotto-indici di occupazione, ordini, consegne, ordini inevasi sono in calo, ma sempre su livelli elevati e in territorio ampiamente espansivo, mentre l’occupazione è poco variata. Gli indici di prezzo, sia pagati sia ricevuti, calano a luglio da livelli elevatissimi di giugno. Le aspettative a sei mesi delle imprese sono in via di normalizzazione, con un calo a 48,6 da 69,2 di giugno, unito a ridimensionamento per i principali sotto-indici, sempre su livelli coerenti con solida crescita.

Anche sull’orizzonte a 6 mesi gli indici di prezzo riducono i timori di una spirale inflazionistica in atto. Nelle domande speciali del mese, relative a salari e retribuzioni, il 73,6% delle imprese riporta di aver aumentato i salari negli ultimi tre mesi, e il 56,6% delle imprese afferma di avere rivisto i budget del 2021 per le retribuzioni e di avere intenzione di attuare aumenti superiori a quanto pianificato originariamente, con una previsione mediana di incrementi intorno a 4-5%.

L’indagine, positiva per lo scenario dell’attività nel manifatturiero, dà anche qualche indicazione di un possibile picco della crescita dei prezzi.

Stati Uniti. I prezzi all’import a giugno sono in rialzo di 1% m/m (11,2% a/a), dopo 1,4% m/m di maggio e 1,5% m/m di aprile. I prezzi dei carburanti aumentano di 4,7% m/m. Al netto del petrolio, i prezzi sono in aumento di 0,7% m/m.

I prezzi delle esportazioni sono in crescita di 1,2% m/m, spinti dai prodotti agricoli (1,5% m/m). I dati indicano ancora pressioni verso l’alto dalle importazioni ma, al netto del petrolio, il ritmo di aumento sembra aver toccato un picco nella primavera.

Stati Uniti. La produzione industriale a giugno è in rialzo di 0,4% m/m (9,8% a/a), dopo 0,7% m/m di maggio. Nel manifatturiero l’output corregge di -0,1% m/m, mentre l’estrattivo e le utility registrano solidi aumenti, di 1,4% /m e di 2,7% m/m, rispettivamente. La debolezza del manifatturiero è principalmente dovuta al calo nel comparto auto (-6,6% m/m), che si mantiene estremamente volatile sulla scia delle difficoltà causate dalla scarsità di semiconduttori.

Al netto delle auto, nel manifatturiero l’output è in crescita di 0,4% m/m; fra i sotto-settori in espansione, emergono l’aeronautica, i metalli, l’arredamento e l’elettronica. La produzione si riporta sui livelli pre-pandemici, ma è ancora in misura evidente frenata da strozzature all’offerta di beni e lavoro.

Stati Uniti. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 10 luglio calano a 360 mila da 386 mila della settimana precedente, toccando il minimo da metà marzo 2020. A questi si aggiungono 96392 nuovi sussidi federali erogati con il programma Pandemic Unemployment Assistance. I sussidi statali esistenti nella settimana del 3 luglio sono in flessione di 126 mila a 3,241 mln. I sussidi totali (statali e federali) in essere nell’ultima settimana di giugno erano pari a 13,836 mln, in calo di 372279 dalla settimana precedente.

I dati confermano la graduale flessione dei sussidi e danno indicazioni positive per lo scenario del mercato del lavoro. Circa metà degli Stati hanno annunciato la sospensione anticipata dei programmi federali, prima della loro scadenza naturale a metà settembre. In questi Stati, il ritmo di riduzione dei sussidi è più rapido (circa il doppio) che nel resto del paese e sembra dare supporto alla previsione di aumento dell’offerta di lavoro nei prossimi mesi.

Giappone. La riunione della BoJ si è conclusa con la conferma delle misure di politica monetaria in atto, e con la definizione operativa della nuova misura di offerta di fondi per le istituzioni finanziarie introdotta alla precedente riunione e mirata a contrastare il cambiamento climatico. La Banca centrale ribadisce che la politica di stimolo quantitativo e qualitativo con il controllo della curva proseguirà fino a quando necessario per raggiungere l’obiettivo di inflazione del 2%, sottolineando il proprio impegno ad agire come opportuno per fronteggiare gli effetti della pandemia. La forward guidance è immutata e indica che è probabile che i tassi a breve e a lungo termine restino sugli attuali livelli bassi. Nell’aggiornamento trimestrale dello scenario di attività e prezzi, la BoJ prevede il proseguimento del recupero dell’attività, con una riduzione graduale dell’impatto di COVID, grazie alla diffusione dei vaccini, alla crescita della domanda internazionale e al supporto della politica fiscale.

Le previsioni di crescita sono riviste verso il basso per l’a.f. 2021 (a 3,8% da 4%), e verso l’alto per l’anno successivo (a 2,7% da 2,4%). Per quanto riguarda l’inflazione, lo scenario 2021 vede una dinamica più sostenuta per via del rialzo dei prezzi energetici (0,6% da 0,1%), e circa invariata negli anni successivi (0,9% nell’a.f. 2022 e 1% nell’a.f. 2023). La politica monetaria difficilmente potrà essere modificata nel futuro prevedibile. La lentezza della campagna vaccinale (29,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, 17,9% è pienamente vaccinata), l’estensione dello stato di emergenza in alcune aree e la significativa ripresa dei contagi dai minimi raggiunti a metà giugno mettono a rischio la ripresa della crescita prevista per il secondo semestre.

Fonte: BondWorld.it


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