Intesa Sanpaolo – In area euro le rilevazioni di ottobre sul mercato del lavoro dovrebbero far registrare un tasso di disoccupazione in calo di un decimo rispetto al mese precedente, al 9,1% in Italia e al 7,3% nel complesso dell’Eurozona.
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Sempre nell’area euro, ieri le stime finali degli indici PMI manifatturieri di novembre hanno fatto registrare una limatura del dato tedesco (a 57,4 da 57,6 della prima stima e da 57,8 di ottobre) e una significativa revisione al rialzo di quello francese (55,9 da 54,6, 53,6 nel mese precedente), che è così ritornato ai massimi da agosto. In Italia invece l’indice ha toccato un nuovo record dall’inizio delle rilevazioni, portandosi a 62,8 da un precedente 61,1; l’indagine spagnola ha riportato una flessione a 57,1 da 57,4.
L’indice relativo al complesso dell’Eurozona si è quindi portato a 58,4 da una prima stima a 58,6, poco variato rispetto al 58,3 di ottobre. In sintesi, le indagini confermano il quadro di eccesso di domanda per il settore, anche se è possibile che le strozzature all’offerta, seppur ancora severe, abbiano superato il picco. Tra i principali Paesi è la Germania la più penalizzata, mentre l’industria italiana appare maggiormente resiliente.
– Negli Stati Uniti, oggi sono in uscita i sussidi di disoccupazione, attesi in calo su nuovi minimi post-pandemici. Il focus sarà però sui molti discorsi dalla Fed, che dovrebbero confermare il messaggio emerso dalle audizioni di Powell e la nuova valutazione dei rischi di inflazione, che dovrebbe portare a un’accelerazione del ritmo del tapering a dicembre. Nella seconda audizione di ieri alla Camera, Powell ha ripetuto che i rischi per l’inflazione sono aumentati e i rialzi dei prezzi si sono “diffusi ampiamente”, ma ha assicurato che la Fed userà i suoi strumenti per garantire che “l’attuale inflazione elevata non si radichi” nell’economia. Yellen ha difeso le misure fiscali attuate per contrastare Covid, sostenendo che erano adeguate alla fase di emergenza e non sono state la causa dell’aumento di inflazione registrato quest’anno.
Ieri, il Beige Book ha riportato una crescita fra modesta e moderata da ottobre a metà novembre, sempre frenata da diffuse strozzature all’offerta e carenza di manodopera. Prezzi e salari sono in aumento “robusto”, ma si rileva una maggiore disponibilità di alcuni input (fra cui semiconduttori) che riduce parzialmente le pressioni sui prezzi. La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati di novembre ha confermato le aspettative di crescita occupazionale solida, con una variazione mensile di 534 mila posti, e indicazioni positive per l’employment report in uscita il 3/12. L’ISM manifatturiero a novembre è poco variato, a 61,1 da 60,8 di ottobre, con rialzi per ordini, produzione e occupazione. Le misure di restrizione dal lato dell’offerta e i prezzi, pur sempre su livelli record, hanno smesso di peggiorare. Il settore rimane frenato da strozzature all’offerta ma le imprese riportano prospettive positive. La spesa in costruzioni a ottobre ha registrato un rialzo di 0,2% m/m, diffuso sia al comparto residenziale sia a quello non residenziale, confermando il trend di rialzo degli investimenti privati.
– In Giappone, la fiducia delle famiglie a novembre è rimasta stabile a 39,2, sui massimi prepandemici e vicino ai livelli di inizio 2020.
La percentuale di famiglie che si aspettano prezzi in aumento nel prossimo anno, a 87,6%, è vicina ai massimi storici.
– Tirando le somme della tornata di indagini PMI di novembre per il settore manifatturiero, globalmente si riscontra una maggiore crescita della produzione, che riduce il divario rispetto all’aumento degli ordinativi. L’andamento riflette soprattutto la ripresa dell’attività in Cina dopo le difficoltà legate alla produzione elettrica.
Lo stress delle filiere resta molto elevato, ma il flusso di consegne sta almeno consentendo di aumentare le scorte di beni intermedi (in novembre, l’indice è al livello più alto di sempre); l’arretrato di ordini da evadere cresce ancora, ma meno che nel secondo e terzo trimestre. Sul fronte dei prezzi, l’aumento dei costi degli input produttivi e dei prezzi di vendita resta molto elevata, ma è meno diffusa che a ottobre. La situazione di stress resta decisamente più marcata in Europa e Nord America che in Asia.
Fonte: BondWorld.it
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