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Intesa Sanpaolo : BCE: Lagarde segnala la possibilità che il percorso verso il rialzo dei tassi sia accelerato

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Intesa Sanpaolo – Anche se il comunicato stampa pubblicato dalla BCE dopo la riunione di politica monetaria non contiene alcuna variazione significativa rispetto a dicembre, alcune risposte della presidente Lagarde segnalano che a marzo potrebbero essere decisi dei cambiamenti, se vi sarà un’evoluzione significativa dello scenario previsionale, e che la situazione odierna non consente di escludere tale possibilità.

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A cura di Luca Mezzomo, economista della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo


Il momento più rilevante della conferenza stampa è stato durante la sessione di domande e risposte, e va contro le mie attese (pensavo che per ora la BCE avrebbe ancora frenato le aspettative, nelle more di un aggiornamento dello scenario). Alle due domande sulla possibilità che i tassi ufficiali vengano alzati nel 2022, come i mercati scontano, Lagarde ha evitato di ripetere quanto in passato aveva affermato, cioè che ciò fosse improbabile alla luce della forward guidance. Il cambiamento è stato giustificato affermando che la precedente valutazione era “condizionata” e che le “condizioni sono cambiate”. La presidente si è limitata a ribadire i due vincoli sulla strada del rialzo dei tassi:

  1. il rialzo dei tassi richiede se siano soddisfatte le condizioni sull’andamento dell’inflazione prevista (che deve convergere e restare al 2%) e sull’inflazione sottostante osservata (che deve essere coerente con la convergenza al 2% nel medio termine);
  2. prima del rialzo dei tassi devono essere fermati gli acquisti netti di titoli PEPP/APP.

La ritrovata reticenza di Lagarde sullo scenario dei tassi va letta in congiunzione con i ripetuti avvisi che il 10 marzo il consiglio direttivo effettuerà un riesame approfondito delle prospettive, dal quale potrebbero forse scaturire anche modifiche al sentiero precedentemente annunciato per gli acquisti netti (possibilità a cui è stato indirettamente fatto cenno). L’accento posto sulla riunione di marzo indica che il dibattito interno si è fatto più acceso, e che la maggioranza a favore del piano di dicembre si è indebolita abbastanza da non poter assumere impegni sullo scenario, oltre l’immediato futuro.

Per il momento, l’analisi economica conferma la previsione di calo dell’inflazione nel corso del 2022, sottolinea che la sorpresa al rialzo è dovuta soltanto a energia ed alimentari freschi e parla di rischi al rialzo per l’inflazione rispetto allo scenario di dicembre, “soprattutto nel breve termine”. Inoltre, viene ancora confermato che l’andamento dei salari è ancora molto moderato. Il rischio che a marzo e giugno le previsioni di medio termine sull’inflazione si muovano ancora verso il 2% non è tanto legato allo shock energetico, ma semmai al calo della disoccupazione al 7%: il rafforzamento del mercato del lavoro potrebbe spingere al rialzo le previsioni sulla dinamica salariale e il costo del lavoro. Più difficile è valutare se e quando sarà soddisfatta la condizione retrospettiva sull’inflazione sottostante: sappiamo che molte misure di inflazione sottostante sono salite, perché lo ha detto la BCE stessa, ma che la BCE dovrà valutare se l’aumento è persistente.

Supponiamo che le proiezioni di marzo certifichino che le condizioni per il rialzo dei tassi sono vicine a essere soddisfatte: di quanto potrebbe essere anticipata la chiusura dell’APP, in modo da evitare di legarsi le mani troppo a lungo? Con la formulazione attuale dell’indirizzo, essi proseguirebbero fino a ottobre incluso, e ci aspettavamo che continuassero fino al primo trimestre 2023. Il consiglio potrebbe decidere di ridurli a 20 miliardi mensili già nel terzo trimestre per fermare tutto il 30 settembre. L’impatto di mercato sarebbe modesto: l’offerta netta da assorbire sul mercato passerebbe da -35 a +7 miliardi nel secondo semestre 2022. In questo modo, avrebbero la via libera per alzare i tassi il 27 ottobre o il 15 dicembre. Sono però scettico che un annuncio del genere sia fatto a marzo, appena tre mesi dopo l’annuncio del piano attuale e alla vigilia della chiusura del PEPP.

I mercati scontano ora 42pb di rialzo entro il 15/12, con un primo rialzo già prezzato l’8 settembre (+23pb). Ciò significa chiudere l’APP a giugno o luglio, dichiarando le condizioni per il rialzo dei tassi come realizzate il 9 giugno. Per ora continuo a ritenere più probabile un rialzo dei tassi nel 2023, sulla base di previsioni di riduzione dell’inflazione nel corso del 2022.

Fonte: BondWorld.it


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