Intesa Sanpaolo – Dalla BCE, Isabel Schnabel ha sostenuto ieri che l’inflazione nell’area dell’euro non è poi così diversa da quella degli Stati Uniti,
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e che riflette anch’essa una componente di eccesso di domanda che va controllata. Schnabel ha sottolineato il ruolo dei margini di profitto e delle variazioni nell’utilizzo della capacità produttiva globale nell’attuale fase di inflazione elevata.
Sul fronte energetico, la chiusura dei flussi attraverso un gasdotto che transita dall’Ucraina ha portato a una contrazione delle consegne di gas russo all’UE, in quanto Gazprom ha dichiarato di non poter aumentare i flussi su altre infrastrutture. Secondo Bruegel, nella 18° settimana i flussi via Ucraina erano già del 21% inferiori al 2021, e il gap (compensato da maggiori importazioni da altre fonti) era stato ancora più ampio nelle precedenti due settimane.
– Negli Stati Uniti, oggi il PPI di aprile dovrebbe essere in aumento di 0,6% m/m per l’indice headline e 0,5% m/m per l’indice core, confermando la persistenza delle pressioni inflazionistiche. Ieri, il CPI di aprile ha mostrato un incremento di 0,3% m/m (consenso: 0,2% m/m), con un netto rallentamento della dinamica mensile dopo l’1,2% m/m di marzo, dovuto al calo (per ora transitorio) della componente energetica. I maggiori contributi al rialzo dei prezzi sono venuti da alimentari, abitazione, tariffe aeree e auto nuove. Su base annua, l’inflazione è finalmente in calo, per la prima volta da settembre 2021, con una variazione di 8,3% a/a, da 8,5% a/a di marzo, probabilmente il picco di questo ciclo. L’indice core però ha sorpreso ampiamente verso l’alto, con una variazione di 0,6% m/m (6,2% a/a), dopo 0,3% m/m di marzo, con aumenti diffusi alla maggior parte delle voci e particolarmente marcati per l’abitazione e, più in generale, per la maggior parte dei servizi. L’ampio rialzo dell’indice core di aprile conferma la necessità di restrizione della domanda per riportare la dinamica dei prezzi sotto controllo.
Dalla Fed, Bullard (St Louis Fed) ha detto che “l’inflazione è più diffusa e persistente di quanto molti pensassero” e la Fed deve agire per riportarla sotto controllo. A suo avviso è ragionevole prevedere aumenti dei tassi di 50pb alle prossime riunioni, ma a suo avviso i tassi dovrebbero essere intorno a 3,5% a fine anno. Lo scenario dei tassi desiderato da Bullard implicherebbe rialzi di 50pb a tutte le riunioni del 2022. Secondo Bullard, comunque, “il rischio di una recessione non è così alto”. Il Senato ieri ha approvato con una maggioranza bipartisan la nomina di P. Jefferson a membro del Board della Fed. Jefferson è un economista, ha insegnato a Columbia e a Swarthmore, e ha lavorato alla Fed. La Dallas Fed ha annunciato la nomina di L. Logan come presidente, in sostituzione del dimissionario Kaplan. Logan è vice[1]presidente della Fed di NY, e ha contribuito a gestire la parte operativa del QE nella fase pandemica.
Fonte: BondWorld.it
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