Intesa Sanpaolo – Una nuova accelerazione nel processo di normalizzazione dei tassi BCE appare sempre più probabile.
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Il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha detto che è “molto probabile” la sospensione degli acquisti netti APP già a fine giugno – condizione necessaria per avviare il rialzo dei tassi ufficiali già il 21 luglio. Riguardo al rialzo dei tassi, però, Visco si è limitato a dire che potrebbe iniziare “nel terzo trimestre”, e che dovrà essere graduale. Il fatto che anche gli esponenti più cauti del consiglio direttivo non stiano esplicitando la propria opposizione a rialzi dei tassi a inizio estate significa che l’opzione è sul tavolo.
– In area euro il focus di oggi sarà sulle stime preliminari di inflazione di aprile nonché sui dati di contabilità nazionale relativi al 1° trimestre. Questa mattina in Francia il PIL è risultato stagnante; la domanda interna ha contribuito negativamente (-0,6% al netto delle scorte), per via di una contrazione dei consumi (-1,3% dopo +0,6%) a fronte di un moderato aumento degli investimenti (0,2% da 0,3%); un contributo positivo è giunto sia dal canale estero (+0,1%, grazie a un export in crescita di 1,5% contro un 1,1% dell’import) sia dalle scorte di magazzino (+0,4%). Sempre in Francia, la spesa per consumi a marzo si è contratta di -1,3% m/m dopo il +0,9%, dando indicazioni negative per i consumi anche per il 2° trimestre (il calo è guidato dai beni interessati da maggiori rincari, alimentari ed energia). Verranno poi pubblicati nel corso della mattina anche le rilevazioni su Germania, Italia, Spagna e sull’aggregato dell’Eurozona. Le nostre previsioni puntano verso un PIL poco più che stagnante (0,1% t/t) in Germania e in area euro, a fronte di contrazioni per Italia (-0,5% t/t) e Spagna (-0,1% t/t). Ieri in Belgio nel 1° trimestre il PIL è cresciuto di 0,3% t/t (4,6% a/a) da un precedente 0,4% t/t (5,7% a/a); l’espansione di servizi e costruzioni ha compensato la contrazione industriale.
Le prime stime sui prezzi al consumo dovrebbero evidenziare oggi che ad aprile nell’area euro l’inflazione è cresciuta di un decimo, portandosi a 7,5%. In Italia la crescita dei listini potrebbe rallentare su base mensile rispetto a marzo ma l’inflazione annua dovrebbe salire ancora, stimiamo al 6,8% a/a sull’indice NIC e al 7% su quello armonizzato UE (da 6,5% e 6,8% rispettivamente). In Francia l’inflazione è vista stabile al 5,1% a/a sul paniere armonizzato e in aumento al 4,7% a/a da 4,5% su quelle nazionale.
Ieri in Germania l’inflazione nazionale ad aprile è salita a dispetto delle previsioni di consenso, da 7,3% a 7,4% a/a, e quella armonizzata da 7,6% a 7,8%; a guidare il rialzo sono i prezzi dei servizi (2,9% da 2,8% precedente), mentre cala la componente energia (35,3%). In Spagna invece i prezzi ad aprile sono scesi di -0,2% m/m, causando un calo dell’inflazione armonizzata a 8,3% a/a da 9,8% di marzo (la flessione è prevalentemente dovuta alla componente energetica mentre l’inflazione core ha accelerato di un punto al 4,4% a/a). Questa mattina in Germania i prezzi all’import di marzo hanno visto un’accelerazione, a 31,2% a/a da 26,3% di febbraio, portandosi su un massino da settembre 1974.
Ieri in Italia le indagini di fiducia di aprile sono state migliori del previsto, riportando un calo per la fiducia dei consumatori meno ampio di quello di marzo e un morale delle aziende poco variato, anche nel settore manifatturiero che è il più colpito dal nuovo shock (viceversa, la fiducia delle imprese è calata a sorpresa nei servizi mentre è salita nel commercio al dettaglio e nelle costruzioni, dove ha toccato un nuovo massimo storico). Inoltre, si nota un recupero per alcune indicazioni prospettiche. Insomma, famiglie e imprese non sembrano aver incorporato né un protrarsi della fiammata inflazionistica, né un eventuale razionamento energetico: pertanto, sembrano esserci spazi per un nuovo calo delle indagini, e dell’attività economica in generale, nel caso in cui si verificassero tali eventualità.
– Negli Stati Uniti, oggi vengono pubblicati i dati della spesa e il reddito personale di marzo, previsti in rialzo di 0,7% m/m e 0,4% m/m, rispettivamente. La spesa dovrebbe essere spinta dalla ripresa nei settori auto e in quelli dei servizi, oltre che dal rialzo dei prezzi, in particolare di energia e alimentari. Alla variazione del reddito, dovrebbero contribuire sia l’aumento di occupazione sia quello dei salari. Il tasso di risparmio dovrebbe correggere ancora, come visto con la stima del PIL del 1° trimestre pubblicata ieri. Il deflatore dei consumi dovrebbe essere in rialzo di 0,7% m/m, ma di solo 0,3% m/m per l’indice core, sulla scia del calo dei prezzi delle auto usate. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan ad aprile (finale) dovrebbe correggere modestamente a 65,3 da 65,7 della lettura preliminare. L’Employment Cost Index del 1° trimestre è previsto in accelerazione, con una variazione attesa di 1,1% t/t, dopo 1% t/t a fine 2021, confermando il persistente trend verso l’alto del costo del lavoro.
Ieri, la stima del PIL del 1° trimestre ha sorpreso ampiamente verso il basso, con una contrazione di -1,4% t/t ann., dopo 6,9% t/t ann. di fine 2021. Il dato di inizio anno è più positivo di quanto appaia dal numero complessivo. Infatti, la crescita è stata frenata da contributi negativi del canale estero (-3,2 pp) e delle scorte (-0,8 pp). Le importazioni in forte crescita sono state spinte dalla riduzione delle strozzature all’offerta di inizio anno. Per le scorte, il contributo negativo deriva da un minor accumulo di scorte dopo l’incremento molto elevato dell’autunno. In termini positivi, la domanda domestica finale è in aumento di 2,8% t/t ann., nonostante la correzione della spesa pubblica di -2,7% t/t ann., dovuta in gran parte alla componente federale. La domanda domestica privata finale è in rialzo di 3,7% t/t ann., grazie a variazioni di 2,7% t/t ann. dei consumi e di 9,2% t/t ann. degli investimenti fissi non residenziali. L’ampio rialzo delle importazioni sottrae crescita al 1° trimestre, ma può segnalare accelerazione della spesa nel 2° trimestre, grazie alla disponibilità di beni intermedi e finali. Le variazioni attese nei prossimi trimestri restano positive e in linea con il proseguimento dell’espansione, se pure a ritmi più moderati rispetto al 2021.
– La Sveriges Riksbank ha alzato i tassi da 0% a 0,25%, motivando la mossa con l’ampia salita dell’inflazione anche in Svezia. La banca centrale ha infatti rivisto significativamente al rialzo le previsioni di inflazione da 2,9% a 6,0% quest’anno e da 2,0% a 5,0% il prossimo. La necessità, e l’urgenza, di agire per riportare l’inflazione verso il target ha indotto la banca centrale a rivedere verso l’alto anche il sentiero atteso dei rialzi dei tassi: fino alla precedente riunione di febbraio collocava l’avvio del ciclo di rialzi nel 2024, ora invece si aspetta che i tassi ufficiali salgano in media annua a 0,4%-1,2%-1,6% nel 2022-23-24, profilo coerente con altri due rialzi di 25 pb quest’anno e altri tre di entità analoga l’anno prossimo.
Fonte: BondWorld.it
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