Intesa Sanpaolo – Come atteso, ieri Biden ha annunciato il rilascio di un ammontare di petrolio “senza precedenti” dalle riserve strategiche USA.
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Gli Stati Uniti metteranno sul mercato fino a 180 mln di barili di greggio, con un flusso di circa 1 mln di barili al giorno, con l’obiettivo di “ridurre il prezzo della benzina”. L’intervento potrebbe non sortire effetti significativi, essendo temporaneo e probabilmente non sufficiente a contrastare efficacemente la possibile perdita di offerta dalla Russia. L’International Energy Agency ha stimato che gli effetti diretti e indiretti delle sanzioni potrebbero ridurre il flusso dalla Russia di circa 3 mln di barili al giorno. Inoltre, il rilascio di 180 mln di barili dalle riserve strategiche porterebbe il livello delle scorte a 353 mln di barili a fine settembre, riducendo la capacità di reagire in caso di peggioramento delle tensioni sui mercati dell’energia. Ieri Putin ha emesso un decreto presidenziale che proibisce la fornitura di gas russo a 48 nazioni considerate “non amichevoli” (fra cui tutti i Paesi UE) se i pagamenti non saranno effettuati in rubli (a partire da oggi). Intanto Mosca ha bandito dal proprio territorio i più alti funzionari Ue. Oggi dovrebbero riprendere i negoziati.
– Oggi in area euro le stime flash sui prezzi al consumo dovrebbero indicare che a marzo l’inflazione ha toccato un nuovo record almeno dal 1997 al 7,2% a/a da 6,6% di febbraio. Anche l’inflazione core BCE è vista accelerare a 3,2% a/a da 2,9%. Abbiamo rivisto al rialzo le nostre stime alla luce dei dati nazionali superiori alle attese, e crediamo che l’inflazione possa salire ancora nei prossimi mesi, attestandosi ad almeno il 6,4% in media nel 2022. Non escludiamo inoltre che le stime finali degli indici PMI manifatturieri di marzo subiscano delle revisioni al ribasso per via dell’evoluzione del contesto internazionale, mentre in Italia prevediamo una flessione a 56,5 da 58,3 di febbraio. Oggi a mercati chiusi è atteso il pronunciamento di Moody’s sul rating sovrano dell’Italia (attualmente Baa3 con outlook stabile).
– Ieri in Italia l’inflazione a marzo è salita più delle attese, toccando un massimo dal 1991 a 6,7% a/a da 5,7% precedente sul NIC e a 7% a/a da 6,2% sull’IPCA. Sono ancora energia e alimentari a guidare i prezzi, ma anche l’inflazione di fondo è salita, al 2% a/a da 1,7% (e riteniamo possa salire ancora nei prossimi mesi). Vediamo un’inflazione headline ad almeno 6,5% in media nel 2022 e al 2,5% nel 2023 (sull’indice armonizzato), con rischi verso l’alto. In Francia l’inflazione è salita al 4,5% da 3,6% precedente sull’indice nazionale e al 5,1% dal 4,2% sull’armonizzato (su livelli più moderati rispetto alla media dell’Eurozona, anche grazie agli interventi calmieranti del Governo, più incisivi che altrove). A febbraio, in Italia il tasso di disoccupazione è calato a 8,5% da un precedente 8,6%; il tasso di occupazione ha toccato un record dall’inizio delle serie storiche a 59,6%, anche se la gran parte dei posti di lavoro creati nel mese è di natura temporanea. Nello stesso mese, nell’area euro il tasso dei senza lavoro è calato di un decimo al 6,8% mentre in Germania a marzo è rimasto stabile al 5%. Le conseguenze economiche del conflitto potrebbero frenare la domanda di lavoro nei prossimi mesi, ma gli effetti sul tasso di disoccupazione dovrebbero risultare piuttosto contenuti.
– Negli Stati Uniti, oggi gli occhi sono puntati sull’employment report di marzo, che dovrebbe confermare i trend positivi del mercato del lavoro. Gli occupati non agricoli sono previsti in rialzo di 490 mila, dopo 678 mila di febbraio, con incrementi diffusi a tutti i settori, ma in rialzo particolarmente marcato nei servizi aggregativi. Il tasso di disoccupazione dovrebbe calare a 3,7% da 3,8% di febbraio, ipotizzando un ulteriore aumento dalla partecipazione a 62,4% da 62,3% di febbraio. In caso di stabilità della forza lavoro, o di aumento di occupati vicino alla media degli ultimi 3 mesi (582 mila), il tasso di disoccupazione potrebbe flettere a 3,6%, a ridosso del livello di febbraio 2020 (3,5%). I salari orari dovrebbero riaccelerare dopo la stabilità di febbraio e segnare una variazione in linea con la media recente, di 0,4% m/m. I dati dovrebbero confermare che il mercato del lavoro è in una fase di ampio eccesso di domanda. L’ISM manifatturiero a marzo è atteso in rialzo a 58,7 sulla scia di accelerazione di attività e prezzi.
Ieri, la spesa personale di febbraio ha registrato una variazione modesta di 0,2% m/m (-0,5% m/m in termini reali), ma il dato di gennaio è stato rivisto verso l’alto di 6 decimi a 2,7% m/m (2,1% m/m in termini reali). La spesa per beni è calata di -1% m/m (-2,5% m/m per i beni durevoli), mentre i consumi di servizi sono cresciuti di 0,9% m/m. Il reddito personale ha mostrato un incremento di 0,5% m/m, con le retribuzioni in aumento di 0,7% m/m. Il tasso di risparmio è salito a 6,3% da 6,1% di gennaio. Come atteso, le variazioni del deflatore dei consumi e del deflatore core sono state pari a 0,6% m/m (6,4% a/a) e 0,4% m/m (5,4% a/a), rispettivamente. I dati di febbraio confermano che, con il miglioramento del quadro pandemico, si sta rafforzando lo spostamento dei consumi dai beni ai servizi.
Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione al 26 marzo sono salite a 202 mila da 187 mila della settimana precedente, restando vicini all’intervallo di fluttuazione pre-pandemia e confermando i segnali di piena occupazione.
– In Giappone, l’indagine Tankan di marzo mostra la prima correzione dal 2020, a 9 da 17 di dicembre per le grandi imprese manifatturiere, con la previsione per giugno in ulteriore calo a 9. L’indebolimento dell’attività è diffuso a tutti i comparti, ma particolarmente marcato nel segmento auto che registra un crollo a -15 da -8 ma prevede un miglioramento a 1 per giugno. L’indice per le grandi imprese non manifatturiere flette a 9, da 10, con le aspettative a tre mesi in riduzione a 7. Fra i settori, spicca la contrazione nel comparto alberghiero e della ristorazione, in contrazione a -56, da -51, sulla scia delle restrizioni causate dall’ondata pandemica di inizio anno, con una previsione di miglioramento molto moderato, a -38 a giugno. Le imprese riportano crescenti pressioni verso l’alto sui prezzi degli input e segnalano trasferimenti sui prezzi di vendita in intensificazione, sia a marzo sia nelle previsioni per giugno. Le previsioni per gli investimenti nell’a.f. 2022 vedono una modesta accelerazione nel manifatturiero a 8,4%, ma una flessione a -1,6% nel non manifatturiero. In termini aggregati, i piani di investimento vedono una variazione di 2,2%, da 5,9% dell’a.f. precedente. L’indagine complessivamente conferma un andamento quasi stagnante nel 1° trimestre, sulla scia della frenata dei servizi e dei colli di bottiglia nel manifatturiero, con indicazione di modesta ripresa in primavera.
– In Cina l’indice PMI manifatturiero diffuso nella notte da Caixin Markit ha risentito significativamente delle misure di contenimento dei contagi registrando il più ampio calo da marzo 2020, superiore di quasi un punto rispetto a quello del PMI del NBS pubblicato ieri (sceso da 50,2 in febbraio a 49,9 in marzo) e alle previsioni di consenso (49,9). L’indice è infatti passato da 50,4 in febbraio a 48,1 in marzo. La flessione è stata determinata da una significativa contrazione degli ordini interni (da 51,5 in febbraio a 45,4 in marzo), delle commesse estere (da 48,3 in febbraio a 44,5 in marzo) e della produzione, nonché da un aumento dei tempi di consegna. Gli elevati e crescenti costi delle materie prime hanno costretto le imprese ad attingere alle scorte di input e di prodotti finiti, ulteriormente scese, mentre la componente occupazione è salita in territorio marginalmente espansivo per la prima volta dopo sette mesi. Le imprese hanno citato l’incertezza sull’evoluzione della pandemia, la guerra tra Russia e Ucraina e l’aumento dei prezzi delle materie prime tra i fattori che hanno maggiormente depresso la fiducia.
Fonte: BondWorld.it
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