Intesa SanPaolo Flash Macro Daily

Intesa Sanpaolo : Eurozona stima finale del CPI

Intesa Sanpaolo – Nell’Eurozona oggi l’unico dato in agenda è la stima finale del CPI per l’area, che dovrebbe confermare un’inflazione al 4,1%, in linea con la stima preliminare; si tratta di un nuovo massimo storico da quando esistono dati comparabili (1997).

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Ieri la seconda stima del PIL relativa al 3° trimestre ha confermato la lettura flash di 2,2% t/t (3,7% a/a). Nello stesso trimestre l’occupazione è cresciuta di 0,9% t/t (3,7% a/a), in accelerazione da 0,6% t/t precedente. L’occupazione ha quasi recuperato i livelli pre-COVID (il divario con fine 2019 è di -0,4%) e la crescita delle assunzioni potrebbe proseguire anche nei prossimi mesi, su ritmi coerenti con un graduale calo del tasso di disoccupazione. Sempre ieri, nei Paesi Bassi la prima stima del PIL relativa al 3° trimestre ha riportato una crescita più alta delle attese di consenso, a 1,5% t/t (5% a/a).

Lo spaccato ha mostrato un contributo positivo della domanda interna (+1,2 pp) e nullo per il commercio estero. Le stime finali degli indici dei prezzi al consumo di ottobre in Francia hanno confermato il rialzo sia dell’inflazione armonizzata (3,2% a/a da 2,7% di settembre), sia di quella calcolata su base nazionale (2,6% a/a da 2,2% il mese precedente). In Italia invece l’inflazione è stata rivista verso l’alto di un decimo sia per la misura armonizzata che per quella nazionale, rispettivamente al 3,2% a/a (2,9% a settembre) e al 3% a/a (2,5% il mese precedente). In entrambi i Paesi, dopo un picco nel 4° trimestre, l’inflazione è vista in graduale moderazione nel corso del 2022.

In Germania, i futuri partners di governo (SPD, Verdi e FDP) stanno pianificando nuove, e più restrittive, misure di contenimento per limitare i contagi da COVID-19.

Le banche centrali dei vicini centro-orientali dell’eurozona stanno dimostrando molta meno tolleranza nei confronti del rialzo dell’inflazione rispetto alla BCE. Ieri, la banca centrale dell’Ungheria ha alzato i tassi ufficiali di 30 punti base a 2,1%.

– Negli Stati Uniti, oggi sono in agenda ben sei discorsi dalla Fed, da parte di esponenti lungo tutta la distribuzione di opinioni, dai falchi (Bostic e Mester) alle colombe (Daly). Riguardo ai dati, saranno pubblicati cantieri e licenze edilizie di ottobre, che dovrebbero essere in rialzo, con indicazioni di ripresa degli investimenti residenziali.

Ieri, i dati sono stati omogeneamente forti e al di sopra delle attese. Le vendite al dettaglio di ottobre hanno dato una sferzata di ottimismo per i consumi del 4° trimestre. Le vendite sono aumentate di 1,7% m/m e il dato di settembre è stato rivisto verso l’alto di 1 decimo a 0,8% m/m. Le vendite al netto della ristorazione sono cresciute di 1,9% m/m. I dati puntano a una netta ripresa dei consumi in autunno. Anche la produzione industriale ha dato una sorpresa verso l’alto, con una variazione di 1,5% m/m, spinta da un forte rimbalzo nel manifatturiero (1,2% m/m), grazie anche a +11% m/m per le auto, oltre che dall’estrattivo e da un marginale rialzo delle utility. Infine, la fiducia dei costruttori di case a novembre è salita a 83, massimo da 6 mesi. La stima Nowcasting dell’Atlanta Fed vede una crescita del PIL nel 4° trimestre di 8,2% t/t ann.

Note preoccupanti vengono invece da un’indagine della NY Fed riguardo ai problemi dal lato dell’offerta di beni e lavoro. La quasi totalità delle imprese riporta assenza di miglioramento per le strozzature all’offerta, con peggioramento atteso dal 40% delle imprese nei servizi e da circa metà nel manifatturiero. Sul fronte della manodopera, la domanda resta forte con il 61% nei servizi e il 56% nel manifatturiero che prevedono aumenti; circa metà dei partecipanti hanno raggiunto o superato i livelli pre-Covid. Poco più del 50% delle imprese nei servizi e circa il 60% di quelle nel manifatturiero stanno alzando i salari più che negli anni precedenti. Più del 60% delle imprese ha difficoltà a coprire le posizioni aperte e la stragrande maggioranza non ha visto un aumento di flussi di offerta a fronte dei posti disponibili. In conclusione, il mercato del lavoro rimane sotto (crescente) pressione e le strozzature all’offerta sono valutate come un fenomeno ancora persistente.

Dalla Fed sono arrivate voci discordanti sullo scenario di politica monetaria. Bullard (St Louis Fed) ha detto che di fronte a un’inflazione come quella attuale, la Fed dovrebbe prendere “una rotta più hawkish nel prossimo paio di riunioni per gestire appropriatamente il rischio”. Invece, Daly (San Francisco Fed) ha detto che in una situazione di incertezza senza precedenti, occorre “riconoscere la necessità di aspettare”, perché muovere troppo presto ha dei costi. Bullard continua a prevedere due rialzi nel 2022, Daly ritiene prematuro fare una previsione, ma se l’inflazione sarà ancora elevata a metà 2022, potrebbe cambiare la sua aspettativa sui tassi.

– In Giappone, gli ordini di macchinari a settembre sono rimasti invariati su base mensile, ma le imprese prevedono un aumento di 9,1% nel 4° trimestre, segnalando un ritorno alla crescita.

Fonte: BondWorld.it


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