Intesa SanPaolo Flash Macro Daily

Intesa Sanpaolo : Eurozona stime finali dei PMI di settembre

Intesa Sanpaolo – Nell’area euro, oggi, le stime finali dei PMI di settembre e le prime letture in Italia sono attese sottolineare che la ripresa è ormai in fase di stallo, con rischi di recessione in rapida crescita

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Ci aspettiamo che il PMI manifatturiero italiano possa calare a 47,7 da 48 di agosto. Nel corso della settimana, i primi dati di produzione industriale di agosto dovrebbero confermare un quadro di debolezza per il settore, con una contrazione in Germania e un rimbalzo solo modesto in Francia mentre i prezzi alla produzione dovrebbero ribadire la presenza di forti pressioni inflattive a monte delle filiere. Nel complesso dell’Eurozona le vendite al dettaglio dovrebbero essere tornate a calare ad agosto.

Venerdì in area euro l’inflazione headline, salita al 10% dal 9,1% (sopra la stima di consenso di 9,7%), e quella core, a 6,1% a/a, sono su nuovi massimi dal 1998. In Italia, sempre a settembre, l’inflazione calcolata sull’indice NIC è salita all’8,9% a/a da 8,4% di agosto, e quella armonizzata al 9,5% a/a da 9,1% precedente.

La Russia ha interrotto le forniture di gas all’Italia via Tarvisio.

Visco (BdI) ha avvisato contro il rischio di rialzi dei tassi troppo rapidi, pur essendo convinto che sia necessario mantenere le aspettative ben ancorate.

Negli Stati Uniti questa settimana verranno pubblicati i principali dati macro di settembre. Il rapporto sul mercato del lavoro dovrebbe mostrare ancora una dinamica occupazionale sostenuta, con il tasso di disoccupazione poco variato, intorno a 3,7%, i salari orari in aumento di 0,3% m/m e conferme di persistente eccesso di domanda. Gli indici ISM di settembre sono previsti in modesta correzione, ma sempre in territorio espansivo. Il deficit della bilancia commerciale di agosto dovrebbe essere ancora ampio e confermare le aspettative di un significativo contributo del canale estero alla crescita estiva.

Venerdì, la spesa personale di agosto ha mostrato un incremento di 0,1% m/m in termini reali, con segnali di crescita dei consumi modesta nel 3° trimestre. Il reddito personale è rimasto invariato in termini reali. Le informazioni più preoccupanti sono venute dai prezzi. Il deflatore ha segnato un rialzo di 0,3% m/m (6,2% a/a). Anche il deflatore core ha sorpreso verso l’alto, con un aumento di 0,6% m/m (4,9% a/a). L’inflazione mediana misurata con il deflatore dei consumi è in rialzo di 0,66% m/m (5,8% a/a) I dati danno complessivamente segnali di debolezza per la crescita ma indicano rischi sempre elevati sul fronte dei prezzi e danno supporto alla previsione di un altro rialzo di 75pb alla riunione del FOMC di novembre.

La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a settembre (finale) è rimasta pressoché invariata a 58,6 nella lettura finale di settembre. Le aspettative di inflazione sono scese ulteriormente, a 4,7% sull’orizzonte a 1 anno e a 2,7% su quello a 5 anni, con incertezza molto elevata e diffusa riguardo alle previsioni.

Dalla Fed, Brainard (Board Fed) ha sottolineato che ormai praticamente tutta la curva dei rendimenti, a parte le scadenze brevissime, ha tassi reali positivi e ha confermato il messaggio del FOMC, affermando che la politica monetaria dovrà essere restrittiva “per un certo tempo” e che la Fed è impegnata a evitare di svoltare prematuramente, anche se a un certo punto i rischi cominceranno a provenire da due lati. Bullard (St Louis Fed) ha ribadito l’impegno della Fed a riportare l’inflazione al 2% in tempi più rapidi rispetto ai 15 anni impiegati negli anni ’70. A suo avviso l’inflazione non calerà in modo lineare, pertanto i tassi dovranno restare elevati più a lungo di quanto i mercati si aspettassero. Secondo Bullard sarebbe un errore modificare verso l’alto l’obiettivo di inflazione della Fed.

In Giappone, l’indice Tankan di settembre per le grandi imprese manifatturiere ha sorpreso al ribasso, scendendo a 8, contro attese di ripresa a 11 da 9, mentre l’indice per le grandi imprese non manifatturiere è salito a 14 da 13. Le previsioni per il prossimo trimestre sono di un miglioramento marginale nel settore manifatturiero e di un modesto indebolimento in quello non manifatturiero. Le aziende si aspettano che il tasso di cambio yen/dollaro sia pressoché stabile e che l’inflazione si attesti intorno all’1,5% su un orizzonte a 3-5 anni. Nel complesso, l’indagine fornisce indicazioni di continua espansione e segnala l’assenza di eccessi, confermando l’aspettativa che la BoJ mantenga invariata la politica monetaria nei prossimi trimestri.

Fonte: BondWorld.it


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