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Intesa SanPaolo Flash: – Area euro. La lettura dovrebbe confermare la crescita del PIL

Intesa SanPaolo – Area euro. La seconda lettura dovrebbe confermare la crescita del PIL a 0,2% t/t (1,2% a/a) nei mesi autunnali. Nel dettaglio ci aspettiamo una crescita marginalmente positiva delle esportazioni nette, una stagnazione della domanda interna. ……..

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La crescita dovrebbe rimanere intorno a 0,2% t/t, anche a inizio 2019.

La nostra previsione di crescita media 1,2% nell’anno in corso dipende da una ri-accelerazione della dinamica congiunturale dalla primavera.

I rischi sono verso il basso.

– Germania. Il PIL nel 4° trimestre 2018 è stabile su base trimestrale, dopo il -0,1% t/t dei mesi estivi. Sull’anno, la crescita del PIL rallenta a 0,9% a/a da un precedente 1,1% a/a, mentre la variazione media annua risulta pari a 1,4% nel 2018 (1,5% dopo correzione per i giorni lavorativi).

L’ufficio statistico segnala che la domanda domestica dà un contributo positivo alla crescita, con una ripresa solida degli investimenti fissi (in particolare costruzioni), una marginale variazione dei consumi e un rialzo significativo della spesa pubblica.

La debolezza della crescita deriva dal canale estero, che registra aumenti di import ed export a ritmi molto simili.

Non prevediamo una riaccelerazione della crescita a inizio 2019 date le indicazioni per ora poco rassicuranti dalle indagini di fiducia. Il trascinamento al 2019 risulta nullo.

– Paesi Bassi. La stima preliminare dovrebbe indicare che il PIL nell’ultimo trimestre è rimbalzato, stimiamo a 0,5% t/t da 0,2% t/t del 3°.

Nonostante il rallentamento visto in Germania, il contributo della produzione industriale dovrebbe essere stato positivo grazie al rimbalzo visto a novembre e che dovrebbe essere proseguito anche a dicembre.

Anche nei servizi e nelle costruzioni l’attività è rimasta di supporto nell’ultima parte dell’anno.

Se confermato, la variazione annua passerebbe a 1,9% da 2,3% portando la crescita 2018 a 2,5% da 3,0% del 2017.

– Francia. La disoccupazione nel 4° trimestre è attesa in calo di tre decimi all’8,8% da 9,1% dopo essere rimasta ferma nel 3° (e all’8,6% dall’8,8% per la Francia metropolitana).

I disoccupati in Francia sono ora circa 2,6 milioni, ma il numero dei disoccupati di lungo periodo, pari al 40% del totale, si riduce solo molto lentamente.

Se confermato, in media annua la disoccupazione sarebbe calata nel 2018 a 9,1% da 9,4%, ma rimane ancora al di sopra della media Eurozona.

– Stati Uniti. Il PPI a gennaio dovrebbe essere in rialzo di 0,1% m/m, sulla scia della ripresa dei prezzi energetici.

L’indice core dovrebbe aumentare di 0,2% m/m (2% a/a). L’indice al netto di alimentari, energia e commercio è previsto in aumento di 0,3% m/m.

– Stati Uniti. Le vendite al dettaglio di dicembre, pubblicate con ritardo per via dello shutdown , dovrebbero essere in aumento di 0,1% m/m, e invariate al netto delle auto.

La debolezza di dicembre è dovuta alla componente prezzi, per via dell’ampia correzione della benzina.

Le vendite al netto di auto e benzina, le vendite dovrebbero essere in rialzo solido (+0,4% m/m).

Anche l’aggregato “control” che entra direttamente nella definizione dei consumi è previsto in aumento di 0,4% m/m, con un probabile contributo positivo alla dinamica della spesa personale a fine anno, dopo due mesi molto solidi in autunno.

– Regno Unito. Il parlamento dovrebbe votare oggi una mozione del governo su Brexit nella quale si afferma semplicemente la volontà di negoziare alternative al backstop per l’Irlanda, come previsto dal voto del 29 gennaio.

Tuttavia, sono emerse difficoltà a causa del fatto che la ripresa integrale del testo del 29 gennaio includerebbe anche l’opposizione a un’uscita senza accordo, come previsto dall’emendamento Spelman.

I conservatori euroscettici si rifiutano di votare a favore se il testo non sarà modificato, e sospettano che Theresa May voglia spingerli a dover scegliere fra l’accordo già siglato con UE e un rinvio dell’uscita.

L’ordine del giorno attualmente prevede numerose proposte di emendamento.

Fra questa, una promossa dal partito laburista fissa una scadenza tassativa del 27 febbraio per il processo di approvazione dell’accordo, oltre la quale si deve proporre un’alternativa.

Altri propongono l’estensione dell’art. 50, di esaminare tutte le opzioni consentendo ai parlamentari di indicare una scala di preferenze, o di indire un nuovo referendum.

I dati e gli eventi di ieri

Spagna. È crisi di governo, rischio di elezioni anticipate. Come previsto dagli analisti politici, il parlamento ha bocciato con 191 (su 350) voti contrari il Budget proposto dai socialisti guidati da Sánchez.

Che il governo di minoranza (solo 84 seggi) fosse fragile e in balia del supporto degli indipendentisti catalani era noto.

Con l’apertura del processo per il tentativo di secessione del settembre 2017 i riflettori si sono riaccesi sulla Catalogna e sulla difficile gestione dei rapporti tra Governo centrale e spinte autonomiste locali.

Se si dovesse andare alle elezioni, i sondaggi proiettano che il PSOE avrebbe il maggior numero relativo di seggi (94) ma è probabile che i popolari del PP, secondi nei sondaggi, riescano a formare un governo di larghe intese con Ciudadanos e VOX, il partito nazionalista nato come spin off del PP nel 2013. I tempi saranno lunghi.

Eurozona. La produzione industriale è calata a dicembre di -0,9% mm, dopo l’1,7% m/m registrato a novembre.

La produzione di energia si è contratta dello 0,4% m/m. La debolezza è particolarmente marcata nel comparto dei beni capitali (-1,5% m/m dopo il -2,7% m/m) e beni di consumo non durevoli (-1,5% m/m dopo -0,4% m/m).

Nel frattempo la produzione di beni di consumo durevoli ha recuperato di 0,7% m/m, grazie al rimbalzo della produzione automobilistica.

Il dettaglio paese suggerisce che la debolezza di dicembre è spiegata in larga misura dall’Irlanda, dove la produzione è crollata del -13,4% m/m dopo il -8,9% m/m del mese precedente.

La produzione manifatturiera è calata anche in Italia, Spagna e Paesi Bassi, mentre è cresciuta in Francia e Germania La produzione industriale si è contratta dell’1,4% nel 2018T4.

La debole uscita dallo scorso anno condiziona la dinamica del 1° trimestre ed il trascinamento è di 1,1% t/t.

Si potrebbe ancora vedere un aumento del PIL euro zona di 0,2% t/t, grazie al supporto di servizi e costruzioni. Nel quarto trimestre, il PIL è cresciuto nonostante la forte contrazione della produzione.

Stati Uniti. Il CPI a gennaio è invariato su base mensile (1,6% a/a), con la variazione negativa dell’energia (-3,1% m/m) che compensa i rialzi delle altre voci.

L’indice core è in aumento di 0,2% m/m (2,2% a/a), per il quarto mese consecutivo.

I beni core hanno prezzi in aumento di 0,4% m/m, spinti dalle auto (nuove +0,2% m/m, usate +0,1% m/m), abbigliamento (+1,1% m/m, dopo due mesi deboli), prodotti sanitari (+0,1% m/m).

I servizi ex-energia sono in rialzo di 0,2% m/m, con aumenti di 0,3% m/m per abitazione e sanità e correzioni per le tariffe aeree e per i premi assicurativi per le auto. I dati continuano a mostrare assenza di pressioni inflazionistiche.

Stati Uniti. Il Congresso si appresta a votare oggi l’estensione delle leggi di spesa in scadenza il 15 febbraio. Al momento, sembra probabile che Trump sia disposto a firmare le leggi, benché i fondi per il muro con il Messico, a 1,38 mld, siano inferiori alle sue richieste di 5,7 mld.

Il presidente ha ribadito che intende cercare di ridirigere altri fondi per la costruzione del muro lungo il confine.

Sia alla Camera sia al Senato ci sarà opposizione all’accordo, ma non sembra ci siano rischi di un blocco.

Giappone. Il PIL nel 4° trimestre 2018 aumenta di 0,3% t/t (1,4% t/t ann.), dopo -0,7% t/t rivisto da -0,6% t/t), con una netta ripresa della domanda domestica e un contributo negativo del canale estero.

La domanda domestica è in rialzo di 0,7% t/t, dopo -0,6% t/t del 3° trimestre, che era stato frenato da un’alluvione e un terremoto.

I consumi accelerano, con una variazione di 0,6% t/t, dopo il calo di -0,2% t/t in estate; in rialzo anche gli investimenti, sia non residenziali (+2,4% t/t) sia residenziali (+1,1% t/t).

La domanda pubblica cresce di 0,4% t/t, grazie alla componente consumi (+0,8% t/t), che più che compensa la correzione degli investimenti (-1,2% t/t).

Il contributo negativo delle esportazioni nette (-0,3 pp) deriva da un aumento delle importazioni molto più solido di quello dell’export.

La ripresa del 4° trimestre non è sufficiente a compensare la frenata estiva per via della debolezza della crescita delle esportazioni.

Il 1° trimestre dovrebbe vedere ancora una buona tenuta della domanda domestica, che nel corso dell’anno sarà sostenuta da un anticipo della spesa delle famiglie prima dell’entrata in vigore del rialzo dell’imposta sui consumi a ottobre.

Il rallentamento della crescita mondiale, e in particolare di quella cinese, però limiterà la dinamica del PIL giapponese e lo manterrà poco al di sopra del potenziale.

Manteniamo la previsione che la BoJ sia bloccata dalla stagnazione dell’inflazione ben al di sotto del 2% e prosegua con la strategia attuale almeno fino a metà 2020.

Cina. I dati di commercio estero hanno registrato un netto miglioramento in gennaio, superiore alle attese di consenso, anche se la stagionalità dovuta alla diversa cadenza del capodanno cinese (4-10 febbraio quest’anno vs 15-21 nel 2018) può aver inciso sull’anticipo degli ordini a gennaio sommandosi all’effetto positivo della tregua commerciale.

I dati non mutano le prospettive di rallentamento del commercio estero nei prossimi mesi guidate dal rallentamento della domanda interna e dalla maturazione del ciclo globale dell’elettronica.

Le esportazioni sono rimbalzate del 9,1% a/a in gennaio rispetto al calo del 4,4% registrato in dicembre, con un aumento generalizzato che ha riguardato tutti i maggiori partner commerciali ad eccezione degli USA, verso i quali le esportazioni sono scese per il secondo mese consecutivo (-2,8% a/a).

Il miglioramento delle esportazioni è in linea con il lieve aumento degli ordini esteri dell’indice PMI Markit in gennaio.

Le importazioni sono scese dell’1,5% a/a, in miglioramento rispetto al calo del 7,6% a/a registrato in dicembre.

Il calo delle importazioni è spiegato principalmente dal crollo delle importazioni dagli Stati Uniti (-41.1% a/a), su cui pesa comunque un forte effetto base negativo, e dalla dinamica tendenziale ancora negativa, ma in miglioramento, delle importazioni vs il Giappone e l’area ASEAN.

Sono invece rimbalzate le importazioni dalla UE e dall’Area Euro.

Fonte: BONDWorld.it


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