Intesa SanPaolo Indice ISM

Intesa SanPaolo Flash: Brexit Nessuna delle opzioni ha il sostegno di una maggioranza.

Intesa SanPaolo – Brexit. Ieri sera, il parlamento ha dimostrato che nessuna delle opzioni relative a Brexit gode del sostegno di una maggioranza. La proposta di mantenere un’unione doganale permanente ha ottenuto 273 voti contro 276; il referendum confermativo ha preso 282 voti contro 292…

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l’ipotesi Common Market 2.0, simile alla prima, ha perso per 261 a 282; infine, ha preso soltanto 191 voti la proposta di estensione lunga per lasciare tempo al parlamento di decidere che cosa fare.

Oggi il governo dovrà decidere come procedere, in attesa che mercoledì si tenga un terzo tentativo di voto indicativo in parlamento. Giovedì il governo potrebbe riproporre l’accordo con l’UE per una quarta volta, e ci sono voci che potrebbero essere proposte delle modifiche alla dichiarazione politica per venire incontro ai laburisti.

Il fallimento parlamentare di ieri, però, riduce la pressione sugli euroscettici, che ora vedono aumentare considerevolmente la probabilità di vedere realizzata la prospettiva di un’uscita senza accordo e hanno meno da temere il rischio di soft Brexit. L’ipotesi di voto anticipato non sembra godere di grande favore nel governo a causa dell’andamento negativo dei sondaggi.

Stati Uniti. Gli ordini di beni durevoli a febbraio sono attesi in calo di -1% m/m, dopo +0,3% m/m di gennaio.

Al netto dei trasporti, gli ordini sono previsti in rialzo di 0,3% m/m. Gli ordini di beni capitali ex-difesa e aerei dovrebbero registrare un incremento dopo il +2,5% m/m di gennaio e dare indicazioni di una ripresa degli investimenti non-residenziali nel 2° trimestre.

I dati e gli eventi di ieri

Area euro La seconda stima rivede il PMI manifatturiero a 47,5 da una lettura preliminare di 47,7.

Il PMI tedesco è stato rivisto a 44,1 da 44,7. In Italia il PMI manifatturiero ha perso quota (v. sotto) ma meno che in Germania.

Il PMI francese scende a 49,7, da una stima preliminare di 49,8. L’attività industriale tiene meglio in Spagna dove il PMI manifatturiero è salito a 50,9 da 49,9.

Italia. Il PMI manifatturiero è calato ancora a marzo, a 47,4 da 47,7 precedente. È il sesto mese in territorio recessivo, e si tratta di un minimo da quasi sei anni.

La flessione è diffusa a tutte le principali componenti, ma riguarda in particolare i nuovi ordini (a 44,9 da 46,1, ottavo mese in territorio recessivo), anche dall’estero (47,9 da 50,3). Si rileva anche un calo dell’occupazione e un aumento delle scorte.

L’indagine conferma che l’andamento degli indici di fiducia nei primi mesi del 2019, particolarmente nel settore manifatturiero, non segnala un recupero ma anzi una tendenza all’ulteriore affievolimento dell’attività economica.

Ciò segnala il rischio che il recupero fatto segnare a inizio 2019 da produzione, ordini e fatturato nell’industria possa rivelarsi un rimbalzo tecnico di breve durata.

Gli indici di fiducia ancora non segnalano un ritorno alla crescita, confermando l’idea che il rimbalzo di alcuni indicatori a inizio 2019 possa risultare effimero.

Inoltre, la persistente stagnazione dell’economia si sta accompagnando a un’inversione delle condizioni sul mercato del lavoro.

Area euro. Nonostante l’ampio stimolo monetario e quattro anni di crescita al di sopra del potenziale, l’inflazione stenta a risalire.

La dinamica annua dei prezzi al consumo è rallentata fino all’1,4% a marzo da un precedente 1,5%. Quel che più preoccupa è l’andamento dei prezzi interni, che sono rallentati a 0,8% da 1,0% a marzo, più deboli delle attese. Sulla misura preferita dalla BCE, ovvero al netto di energia e alimentari freschi, l’inflazione è scesa all’1,0% da 1,1%, tornando sul livello di un anno fa.

L’inflazione core rimane poco variata rispetto al minimo di 0,7% toccato a fine 2014, quando poi la BCE decise di allargare il programma di acquisto titoli anche ai governativi per contenere il rischio di inflazione.

Ad aprile l’inflazione core , sulla misura preferita dalla BCE, potrebbe ritornare sui livelli di febbraio, ma tra maggio e agosto sarà poco sopra l’1,0%.

Area euro. Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato per il 2° mese consecutivo a 7,8% si tratta di un minimo dal periodo pre-crisi ed un livello non lontano dalle stime di NAWRU.

Ulteriori cali del tasso di disoccupazione verso area 7,6% dipendono dalla tenuta del ciclo.

Le ultime indagini di fiducia indicano che le imprese intendono ancora aumentare l’organico ma a ritmi meno sostenuti rispetto ai sei mesi precedenti.

Italia. Il tasso di disoccupazione è aumentato al 10,7% a febbraio, da 10,5% precedente. Il dato ha sorpreso verso l’alto. La salita è dovuta sia al calo degli occupati che alla diminuzione degli inattivi (entrambi scesi di -14 mila unità ovvero -0,1% m/m).

Il tasso di occupazione è calato di un decimo al 58,6% (uno dei più bassi nell’eurozona, ma vicino ai massimi dell’ultimo decennio), mentre il tasso di inattività è rimasto stabile al 34,3% (la diminuzione degli inattivi riguarda solo le donne e si concentra tra i 25-34enni e gli ultracinquantenni).

Nel mese, la perdita di posti di lavoro riguarda esclusivamente i dipendenti, sia permanenti (-33 mila unità) che a termine (-11 mila), mentre i lavoratori indipendenti sono aumentati di 30 mila unità. La fascia di età più colpita è quella intermedia (35-49 anni: -74 mila occupati), mentre non si interrompe la crescita dei lavoratori ultracinquantenni (+51 mila unità).

Il tasso di disoccupazione giovanile è calato marginalmente, a 32,8% da un precedente 32,9% (rivisto al ribasso di un decimo rispetto alla prima stima). In effetti, la crescita dei disoccupati si è concentrata tra gli ultratrentacinquenni. I dati mostrano che potrebbe essere iniziata una svolta per il mercato del lavoro. Il picco per il livello degli occupati sembra essere stato nella primavera del 2018, il minimo per il tasso di disoccupazione nell’estate.

Da allora, il chiaro rallentamento del ciclo, che ha portato il PIL a una crescita sostanzialmente nulla, ha cominciato a riflettersi sugli indicatori occupazionali. Le indicazioni di famiglie e imprese sull’occupazione restano relativamente espansive se valutate in prospettiva storica, ma mostrano un chiaro ridimensionamento negli ultimi mesi.

Nel complesso, è in aumento il rischio che il tasso di disoccupazione possa interrompere il trend di continuo miglioramento degli ultimi anni.

Regno Unito. L’attività economica è stata sostenuta in marzo da un abnorme ciclo di scorte legato al rischio di no deal exit , che probabilmente condurrà a una frenata brusca in aprile. Gli indici delle scorte di prodotti finiti e input produttivi sono balzati rispettivamente a 55,9 e 66,2. In entrambi i casi si tratta di record storici, che rettificano al rialzo quelli segnati in febbraio e fanno precipitare il rapporto ordini/scorte a livelli inusuali. La frenetica attività pre-Brexit ha sostenuto anche gli indici di produzione e occupazione.

Stati Uniti. L’ISM manifatturiero aumenta a 55,3 a 54,2 di febbraio, con moderati rialzi delle principali componenti: ordini a 57,4 (da 55,4), produzione a 55,8 da 54,8, occupazione a 57,5 da 52,3.

L’indice degli ordini inevasi corregge, quello delle importazioni resta vicino a 50 e le scorte aumentano, invece le scorte dei clienti sono considerate troppo basse. I prezzi pagati accelerano, a 54,3 da 49,4 di febbraio.

Nel complesso l’indagine segnala maggiore fiducia nell’espansione del settore. Si riportano effetti di freno derivanti dal clima avverso (alluvioni a marzo) e dalla scarsità di manodopera qualificata, oltre a timori collegati a Brexit e ai negoziati USA-Cina.

Secondo il direttore dell’indagine il miglioramento di occupazione e ordini è un segnale positivo; la crescita associata al livello dell’ISM di marzo è stimata a 3,7% ann.

Stati Uniti. Le vendite al dettaglio a febbraio calano di -0,2% m/m; al netto delle auto le vendite correggono di -0.4% m/m.

Le vendite a febbraio incorporano un incremento nel comparto benzina (+1% m/m, dovuto alla componente prezzo) e un ampio rimbalzo del settore auto (+0,7% m/m). I dati sono meno negativi di quanto appaia dalle informazioni di febbraio, perché si registra un’ampia revisione verso l’alto delle vendite totali di gennaio, a +0,7% m/m e di quelle ex-auto a +1,4% m/m.

Anche l’aggregato “control” (al netto di auto, benzina, alimentari e materiali da costruzione) registra enorme volatilità, con un calo di -0,2% m/m a febbraio, dopo +1,7% m/m di gennaio (rivisto da +1,1% m/m) e -2,2% m/m di dicembre. Sulla base delle informazioni disponibili, si conferma una previsione di variazione dei consumi nel 1° trimestre modesta, intorno a 1% t/t ann.

E’ probabile che gran parte di questa debolezza sia da attribuire allo shutdown , ma sarà necessario aspettare le informazioni dei prossimi mesi per dare supporto a questa valutazione.

Stati Uniti. Kashkhari (Minneapolis Fed), tipicamente al punto estremo delle colombe nel FOMC, ha detto che non è il momento per tagliare i tassi. Kashkhari resta dell’avviso che i tassi non debbano più essere alzati, ma ritiene che al momento la politica appropriata è quella di “pazienza” scelta dal Comitato, mentre si valuta l’evoluzione dei rischi in atto, che potrebbero essere transitori.

Secondo Kashkhari, altri due o tre employment report come quelli di febbraio, con una sostanziale stagnazione degli occupati, potrebbero segnalare che la politica monetaria è troppo restrittiva; per ora non ci sono indicazioni in questa direzione ma una fase di pausa è indicata in questa fase.

Fonte: BondWorld.it


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