Intesa SanPaolo – Germania. Le vendite al dettaglio sorprendono a febbraio, con un aumento di 0,9% m/m (4,7% a/a) dopo lo stallo a ridosso del nuovo anno (il +2,8% m/m di gennaio ha quasi compensato il calo di -3% m/m del mese precedente)…….
L’indagine IFO per il comparto è peggiorata sensibilmente negli ultimi mesi ma non vi sono motivi perché la tendenza si consolidi, dati i fondamentali di ampio supporto per i consumi tedeschi.
– Francia. La spesa per consumi a febbraio è attesa aumentare di 0,3% m/m da 1,2% m/m. Nel mese le vendite di auto dovrebbero aver ancora dato un contributo positivo stando ai dati sulle immatricolazioni, ma meno forte del contributo di gennaio.
Se confermato, in termini annui la variazione passerebbe a -1,0% da +1,0% lasciando i consumi in rotta per un aumento di 0,5% t/t nel trimestre in corso da -0,6% t/t di dicembre.
– Francia. La stima flash dovrebbe indicare un rimbalzo a marzo dei prezzi al consumo pari allo 0,9% m/m da zero sull’indice nazionale e di 1,0% m/m da 0,1% m/m sull’indice armonizzato.
L’inflazione è vista quindi in rallentamento di un decimo all’1,2% dall’1,3% sull’indice nazionale e di due decimi all’1,4% dall’1,6% su quello armonizzato.
– Italia. I prezzi al consumo dovrebbero essere saliti di due decimi sul NIC e di 2,2% m/m sull’IPCA a marzo. L’inflazione annua tornerebbe a calare lievemente, di un decimo, allo 0,9% sull’indice nazionale e all’1% su quello armonizzato.
Nel mese si dovrebbe vedere un aumento dei prezzi nei trasporti e un ulteriore calo nelle comunicazioni. Vediamo l’inflazione poco variata nei prossimi mesi, per una media annua a 0,9% sul NIC e a 1% sull’IPCA.
– Germania. A marzo la disoccupazione è vista stabile al 5,0% per il quinto mese consecutivo. L’economia si trova al pieno impiego e ulteriori cali nel corso dell’anno potrebbero essere al più marginali.
– Stati Uniti. La spesa personale a gennaio è prevista in aumento di 0,3% m/m, dopo -0,5% m/m di dicembre. Le vendite al dettaglio puntano a una ripresa dei consumi a inizio 2019, ma anche a una revisione verso il basso del dato di dicembre.
L’entrata debole nel 1° trimestre suggerisce un netto rallentamento della dinamica della spesa verso 1% t/t ann., in parte causato dallo shutdown e quindi probabilmente di natura transitoria.
Il reddito personale a febbraio è atteso in rialzo di 0,3% m/m, dopo -0,1% m/m di gennaio. Il deflatore dei consumi dovrebbe aumentare di 0,1% m/m e di 1,4% a/a e il deflatore core dovrebbe aumentare di 0,2% m/m, e di 1,9% a/a.
– Stati Uniti. Le vendite di case nuove a febbraio sono previste in aumento a 615 mila, da 607 mila di gennaio. La variazione positiva attesa per febbraio non riuscirebbe a compensare il calo di -6,9% m/m di gennaio.
Gli indicatori del settore immobiliare residenziale hanno dato segni di miglioramento a inizio 2019, grazie anche al calo dei tassi sui mutui, ma il clima avverso di febbraio potrebbe frenare la modesta ripresa.
La fiducia dei costruttori di case a febbraio è risalita a 62 da 58 di gennaio, con maggiore ottimismo per le vendite di case sia correnti sia future.
– Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a marzo (finale) dovrebbe correggere marginalmente a 97,5 da 97,8 della stima preliminare, confermando la ripresa degli indici dopo la fine dello shutdown.
Le aspettative di inflazione dovrebbero restare all’interno dell’intervallo di fluttuazione dell’ultimo anno, senza segnali di pressioni.
– Brexit. Possibile terzo voto significativo sull’accordo con l’UE. Se non si tiene questa settimana con esito positivo, la proroga dell’art. 50 concessa dall’UE arriva soltanto fino al 12 aprile. In caso contrario, si estenderebbe fino al 22 maggio.
Malgrado l’offerta della premier May di dimettersi in caso di approvazione, una bocciatura è ritenuta ancora probabile a causa del voto contrario preannunciato da DUP e da alcuni conservatori euroscettici – che è anche il motivo per cui non è ancora sicuro che si tenga
I dati e gli eventi di ieri
Euro zona nessun segnale di ri-accelerazione in vista, la BCE apre a misure per mitigare l’effetto tassi negativi
A marzo, l’indice ESI è calato ancora a 105,5 da 106,2, contro attese di stabilizzazione, se non di aumento modesto.
L’indice ESI è sul livello più basso dalla metà del 2016, quando l’economia della zona euro ha attraversato un “ soft patch” .
Potremmo ancora essere in una situazione simile. Tuttavia, questa volta il rallentamento è più pronunciato (è improbabile che la crescita superi lo 0,2% t/t già vistosi nella seconda metà del 2018) ed è anche più prolungato rispetto al 2016 (quando è durato 2 trimestri 2 ° e 3 °).
Il calo di fiducia a marzo è spiegato dal peggioramento principalmente di Germania, Austria, Paesi Bassi, Finlandia e Slovacchia mentre in Italia e Francia, il morale è poco mosso (con variazioni trascurabili: rispettivamente di -0,2 e +0,2).
La disaggregazione settoriale mostra ancora un netto peggioramento della fiducia nel manifatturiero a -1,7 da -0,4 in quanto le imprese segnalano opinioni più pessimistiche sui prossimi tre mesi, ordini più sottili e scorte di prodotti finiti in aumento.
Si noti tuttavia che la domanda rimane al di sopra della media di lungo termine. Contrariamente alle indicazioni dell’indagine PMI, pubblicata lo scorso venerdì, l’ESI mostra che il morale ha perso terreno a marzo anche nei servizi, scendendo a 11,3 dal 12,1, ma rimane comunque al di sopra del livello di gennaio.
Nonostante i cali recenti, il morale sia nei servizi che nel manifatturiero rimane al di sopra della media di lungo periodo.
La fiducia è migliorata nel commercio al dettaglio (da 0,2 a -1,3) tornando ai livelli medi sopra la media a lungo termine.
L’espansione continua nelle costruzioni con il sentiment che sale a 7,5, correggendo almeno in parte il calo a 6,6 registrato a febbraio.
L’indagine segnala un peggioramento delle aspettative occupazionali a livello generale, poiché la decelerazione dell’attività sta iniziando ad avere un impatto sul mercato del lavoro.
Se tale tendenza dovesse essere confermata nei prossimi mesi, segnalerebbe rischi verso il basso per la dinamica dei consumi.
Come la BCE ha ripetutamente sottolineato la resilienza del mercato del lavoro è cruciale per la tenuta della domanda interna e della dinamica dei prezzi.
Se il “circolo virtuoso” minor disoccupazione – salari più alti – consumi solidi – prezzi interni più elevati dovesse essere interrotto, la BCE potrebbe voler riconsiderare la propria strategia.
In media, nel primo trimestre, l’indice ESI, come il PMI, si è attestato su livelli inferiori a quelli del 4° trim. e suggerisce quindi rischi verso il basso per la nostra stima di crescita del PIL di 0,24 tt nel 1° trim. A questo punto sembra più probabile una crescita tra 0.1% e 0.2% tt.
Ma quel che più conta è che l’andamento recente delle attese per i prossimi mesi suggerisce come assai improbabile una ri-accelerazione della crescita anche in Primavera. La nostra previsione di crescita del PIL dell’1,2% per l’intero 2019 sembra sempre più ottimista.
Nel complesso, riteniamo che le informazioni disponibili non suggeriscano una riduzione dei rischi al ribasso rispetto alla valutazione fatta anche dalla BCE all’inizio di marzo.
Commento: i dati raccolti nell’ultima settimana giustificano i toni accomodanti avuti da Draghi. L’evoluzione del ciclo economico rende improbabile che la BCE riesca a portare i tassi a zero nel prossimo anno.
Detto questo, il Consiglio è sempre più a disagio con il regime di tassi negativi a lungo termine, questo spiega perché Draghi ha accennato a misure per mitigare l’impatto dei tassi negativi.
Avevamo già segnalato che un sistema di tiering, come quello in vigore in Giappone, potrebbe essere considerato dal Consiglio.
Pensiamo che la BCE non imporrebbe una penalizzazione maggiore di -0.4% sulle riserve in eccesso ma che piuttosto prevarrebbe un sistema incrementale di tasso (meno negativo) per livelli inferiori di riserve.
La BCE impiegherà del tempo per valutare l’opportunità di eventuali misure e come disegnarle ed avrà bisogno di una ragione economica per giustificarle come ha sottolineato Praet.
Area euro La dinamica di M3 ha sorpreso con un aumento a 4,3% a/a da un precedente 3,8% a/a. Tra le controparti di M3, accelera il credito alle imprese non finanziarie al 3,8% da un precedente 3,4%.
Anche i presti ti alle famiglie crescono a ritmi sostenuti 3,3% da 3,2%. L’ultima indagine sul credito aveva indicato condizioni ancora agevolate nella media area euro.
Inflazione Le stime flash da Germania e Francia hanno indicato una debolezza inattesa dei prezzi al consumo a marzo.
In Germania L’inflazione è frenata all’1,3% da un precedente 1,5% (rivisto al ribasso da 1,6% a/a) mentre le attese erano di stabilizzazione all’1,6%.
Sulla misura armonizzata i prezzi al consumo sono avanzati di 0,6% m/m, un decimo meno delle attese e l’inflazione è calata di due decimi all’1,5%.
In Spagna dove ci si aspettava un aumento dell’inflazione all’1,6% a/a, da 1,1% a/a, ma la dinamica annua si è fermata all’1,3% a/a. Sulla base dei dati tedeschi e spagnoli, prevediamo che l’inflazione area euro in uscita la prossima settimana (1 aprile) resti invariata all’ 1,5%.
Italia. I prezzi delle abitazioni sono calati ancora nel 4° trimestre 2018, di -0,2% t/t, per una flessione annua pari a -0,6% (da -0,8% a/a il trimestre precedente).
Il calo su base sia congiunturale che tendenziale è dovuto alle abitazioni esistenti (-0,3% t/t, -0,7% a/a), mentre le case nuove hanno fatto segnare un incremento nel trimestre (+0,3% t/t), pur risultando invariate rispetto a un anno prima (in netta decelerazione rispetto al +1,6% del 3° trimestre); in ogni caso, la variazione media registrata nell’anno 2018 è pari a -1% per le abitazioni esistenti e +1% per quelle nuove.
L’unica area geografica che registra un aumento dei prezzi in media annua nel 2018 è il Nord-Est, mentre Centro e Sud mostrano cali marcati. Rispetto alla media del 2010 (primo anno per il quale è disponibile la serie storica), i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 16,9% (-23,2% le abitazioni esistenti, +0,7% quelle nuove).
Ciò in una fase in cui prosegue la ripresa dei volumi di compravendita, che anzi riaccelera a +9,3% a/a.
Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 23 marzo calano a 211 mila da 216 mila della settimana precedente, confermando che dopo la fine degli effetti dello shutdown , il livello resta sui minimi dai primi anni ’70 e in linea con un mercato del lavoro al pieno impiego.
Stati Uniti. La terza stima del PIL del 4° trimestre 2018 registra una revisione verso il basso della crescita, da 2,6% t/t ann. a 2,2% t/t ann. (3% a/a).
I consumi sono in aumento di 2,5% t/t ann., dalla seconda stima di 2,8% t/t ann., per via di maggiore debolezza nel comparto dei beni, sia durevoli, sia non durevoli, in parte legata all’impatto dello shutdown sui dati di dicembre.
Anche gli investimenti fissi non residenziali sono rivisti verso il basso con una variazione di 5,4% t/t ann., da 6,2% t/t ann.
La spesa pubblica è in calo di -0,4% t/t ann., dalla stima precedente di +0,4% t/t ann., sulla scia della debolezza collegata allo shutdown .
Sul fronte del canale estero, c’è una revisione verso l’alto delle esportazioni e verso il basso dell’import, con un contributo delle esportazioni nette di -0,1, da -0,2 pp.
Le previsioni per il 1° trimestre sono di ulteriore rallentamento, in parte ancora per gli effetti dello s hutdown sui consumi delle famiglie, con una variazione attesa per il PIL di 1% t/t ann.
Stati Uniti. Clarida (vice-presidente Fed) ha ribadito che la Fed può essere paziente in questa fase di bassa inflazione e rallentamento dell’economia globale.
Secondo Clarida, l’economia USA è più esposta alla crescita mondiale che in passato e la banca centrale monitorerà da vicino i rischi globali, in particolare Brexit e l’andamento del commercio internazionale.
Bullard (St Louis Fed) ha detto che a suo avviso la fed dovrebbe spostare il proprio obiettivo dall’inflazione al PIL nominale.
Giappone. Il tasso di disoccupazione a febbraio cala a 2,3% da 2,5% del mese precedente, pur con un aumento della partecipazione a 61,4% da 61,2% del mese precedente.
La disoccupazione è sui minimi dal 1993.
Gli occupati sono in aumento di 0,7% m/m, con una variazione maggiore di quella della forza lavoro (+0,5% m/m). Il mercato dl lavoro resta in una situazione di eccesso di domanda.
Giappone. La produzione industriale a febbraio (prel.) aumenta di 1,4% m/m, dopo tre correzioni consecutive (gennaio: -3,4% m/m). le proiezioni del METI registrano aspettative di rialzo sia a marzo sia ad aprile (+1,3% m/m e +1,1% m/m, rispettivamente),
Correggendo per la normale sovrastima delle proiezioni, la previsione per il 1° trimestre resta di variazione significativamente negativa (intorno a -3% t/t, dopo +1,9% t/t del 4° trimestre), per via dell’entrata debole a inizio 2019.
Le previsioni per i prossimi mesi danno ancora indicazioni negative per diversi settori influenzati principalmente dal commercio con la Cina, che resta debole. La crescita del PIL nel 1° trimestre è prevista in modesto calo su base trimestrale.
Giappone. Il CPI di Tokyo a marzo segna un aumento di 0,9% a/a, dopo 0,6% a/a di febbraio. L’inflazione al netto degli alimentari freschi è stabile a 1,1% a/a, mentre l’indice al netto di alimentari freschi ed energia è in rialzo di 0,7% a/a, come nei primi due mesi del 2019., e dà indicazione di stabilità della dinamica dei prezzi.
La previsione per l’indice nazionale è di stabilità dell’inflazione al netto degli alimentari freschi a 0,7% a/a nel prossimo trimestre, con un trend in calo nella seconda metà dell’anno (al netto del rialzo dell’imposta sui consumi previsto per ottobre).
Fonte: BondWorld.it
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