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Intesa SanPaolo Flash: – Stati Uniti – Mercati chiusi per festività ( Presidents’ Day )

Intesa SanPaolo – Stati Uniti – Mercati chiusi per festività ( Presidents’ Day ). Nella zona euro il focus sarà sulle indagini di fiducia e sui verbali della riunione BCE dello scorso 24 gennaio……..

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Ci aspettiamo un recupero dell’IFO a 100 da 99,1, del PMI composito a 51,4 da 50,7 e dell’indice della Banca del Belgio a -0,7 da -1,5, mentre l’INSEE atteso in calo di un punto a 102.

L’inflazione dovrebbe essere confermata in calo a gennaio di due decimi all’1,4% nella media area euro, di tre decimi in Italia a 0,9% e di mezzo punto in Francia all’1,4%, ma stabile in Germania all’1,7%.

Questa settimana nell’agenda degli Stati Uniti il focus sarà sui verbali della riunione del FOMC di fine gennaio.

Il documento dovrebbe dare molte informazioni sulla svolta dovish attuata a gennaio, segnalando consenso ampio per una pausa di valutazione, ma indicando anche che con la risoluzione dei rischi ora aperti e la prosecuzione della ripresa, la direzione dei tassi dovrebbe essere marginalmente verso l’alto.

Nei verbali ci saranno anche informazioni sul tema del bilancio e sulla durata della fase di riduzione del portafoglio della Fed, che verranno ulteriormente aggiornate da diversi discorsi di esponenti del FOMC a una conferenza del 22/2.

L’indice della Philadelphia Fed a febbraio dovrebbe segnare una correzione modesta, coerente la prosecuzione della crescita nel manifatturiero.

Per dicembre, gli ordini di beni durevoli sono previsti in rialzo, mentre le vendite di case esistenti a gennaio dovrebbero confermare il trend negativo in atto da molti mesi.

I dati e gli eventi di venerdì

Spagna Il primo ministro Sanchez ha convocato le elezioni anticipate il prossimo 28 aprile, a un mese di distanza dalle elezioni europee e di quelle municipali.

I sondaggi proiettano che il PSOE avrebbe il maggior numero relativo di seggi (94) ma è probabile che i popolari del PP, secondi nei sondaggi, riescano a formare un governo di larghe intese con Ciudadanos e VOX, il partito nazionalista nato come spin off del PP nel 2013. I tempi saranno lunghi.

Area euro. Il saldo di bilancia commerciale è calato a 15,6 miliardi di euro da 15,8 miliardi. Le esportazioni e importazioni sono rimaste quasi ferme nel mese (-0,1%m/m e 0,0% m/m), dopo il calo marcato di novembre.

L’andamento del PMI globale non indica un recupero della dinamica dell’export nei prossimi mesi. Il contributo del commercio estero continuerà, quindi, ad essere negativo anche a inizio 2019.

Italia. I dati di dicembre sul commercio estero hanno evidenziato un calo per il secondo mese di entrambi i flussi commerciali, più pronunciato per l’export (-2,3% m/m) che per l’import (-1% m/m).

La flessione in entrambi i casi, a differenza del mese precedente, è imputabile ai mercati extra-UE. L’unico tra i principali gruppi a salvarsi dal calo congiunturale in entrambe le direzioni è quello dei beni di consumo durevoli (+2,7% m/m l’export, +2,5% m/m l’import).

Su base annua, entrambi i flussi rallentano (l’export da 1,2% a -2,7%, l’import da 3,6% a 1,4%, che però diventa -0,2% al netto dell’energia).

Spicca il crollo delle vendite di farmaceutici (-21,8% a/a), specie verso gli Stati Uniti, e di mezzi di trasporto (-17,1% a/a), in particolare verso la Polonia.

Tra i Paesi di destinazione si segnala il forte calo verso Turchia (-32,9%) e Cina (-15,2%), ma anche Paesi OPEC (-8,3%) e Stati Uniti (-5,7%).

Da notare invece la buona dinamica verso Svizzera (+7,5% a/a) e Francia (+5,1%).

Nell’intero 2018, l’export è risultato in crescita del 3,3% e l’import del 5%, in netto rallentamento rispetto all’anno precedente.

Inoltre, l’incremento in valore riflette la crescita dei valori medi unitari, in presenza di una dinamica stagnante dei volumi.

Nell’anno il surplus commerciale è calato a 39,8 mld da 47,6 del 2017, ma è rimasto stabile al netto dell’energia (al record storico di 81,2 mld).

In sintesi il commercio estero, sebbene abbia dato un contributo positivo al PIL negli ultimi due trimestri del 2018, resta poco dinamico e non appare in grado di compensare il rallentamento in corso della domanda domestica.

Stati Uniti. I negoziati USA-Cina sul commercio stanno facendo progressi. Le parti hanno stilato un documento che dovrebbe formare la base per un futuro memorandum of understanding (MoU) fra i due paesi.

Le trattative proseguiranno in una nuova serie di incontri a Washington questa settimana.

La settimana scorsa i temi trattati hanno riguardato anche questioni strutturali, fra cui la protezione della proprietà intellettuale, il trasferimento forzato di tecnologia e il mercato valutario, oltre all’impegno cinese ad acquistare beni e servizi americani.

I negoziatori cinesi hanno proposto un incontro fra i presidenti in Cina entro la fine di febbraio, ma la Casa Bianca propende per una sede in USA. In caso di arrivasse a un MoU, gli Stati Uniti potrebbero congelare i dazi sui livelli attuali bloccando il rialzo al 25% su 200 mld di import annunciato in autunno.

Stati Uniti. Mentre le tensioni sul fronte USA-Cina sembrano in via di riduzione, il Commerce Department si appresta a pubblicare, entro il 17 febbraio, il rapporto sul settore auto, con probabili raccomandazioni di dazi sulle importazioni nel settore.

Il presidente ha indicato di essere favorevole a dazi del 20% ma avrà tre mesi dopo la pubblicazione del rapporto per valutare quale tipo di intervento intende applicare.

La riduzione dei timori per la guerra dei dazi con la Cina potrebbe esser più che compensata dall’apertura di una possibile guerra dei dazi nel settore auto.

Secondo stime della Tax Foundation, dazi del 25% su tutti i partners e sull’import di tutto il settore (sia veicoli sia parti, pari a circa 290 mld nel 2017), senza ritorsioni, ridurrebbe la crescita USA di circa 0,2 pp.

Il Center for Automobile Research stima ampi rialzi dei prezzi delle auto, riduzione degli occupati e del PIL USA.

I principali paesi colpiti da eventuali dazi sul settore auto sono gli alleati degli Stati Uniti: Canada, Messico, Germania, Giappone, Corea del Sud. Canada e Messico potrebbero essere esenti in base a lettere di intenti firmate al margine dei negoziati per il rinnovo del NAFTA (che però non è stato ancora approvato in Congresso).

Stati Uniti. Trump come atteso ha dichiarato uno stato di emergenza al confine meridionale e ha indicato di volere utilizzare 8 mld di dollari per costruire o aggiustare circa 234 km di muri e/o barriere.

I fondi proverrebbero per 1,38 mld dalla legge di spesa approvata ieri in Congresso e per 6,7 mld da altre fonti. In particolare, 2,5 mld verrebbero dai fondi per interventi anti-droga, 600 mln da un fondo del tesoro e 3,6 mld da fondi per costruzioni militari.

La decisione di Trump mette a rischio le prerogative legislative del Congresso e porterà probabilmente ad azioni legali di contrasto da parte dei democratici e forse anche da parte dei proprietari dei terreni di confine su cui potrebbero essere costruite le barriere.

Il presidente nella sua conferenza stampa ha dato per scontato che ci siano battaglie legali ma ha concluso affermando che alla fine si potrebbe arrivare alla Corte Suprema, dove ci sarà un “verdetto equo”.

L’annuncio di Trump è stato seguito da critiche non solo da parte dei democratici, ma anche di molti repubblicani, anche se il presidente del Senato McConnell ha detto di concordare con la posizione del presidente.

Lo stato della California ha già annunciato che farà causa, insieme ad altri stati, contro l’amministrazione.

Stati Uniti. L’indice Empire della NY Fed aumenta a 8,8 a febbraio, da 3,9 di gennaio, confermando una crescita contenuta del manifatturiero a inizio anno.

Lo spaccato dell’indagine è poco variato, con ordini, consegne, occupati e ore lavorate in modesto rialzo.

I prezzi pagati correggono per il terzo mese consecutivo, mentre quelli ricevuti aumentano di 10 punti, tornando sui livelli della prima metà del 2018.

Gli indici a sei mesi hanno recuperato il forte calo di gennaio, tornando su livelli coerenti con aspettative di moderato ottimismo per l’evoluzione dell’attività. I dati confermano il rallentamento del settore, senza però segnalare una svolta negativa.

Stati Uniti. I prezzi all’import a gennaio sorprendono verso il basso con una correzione di -0,5% m/m, dovuto alla componente al netto del petrolio, che registra una flessione di -0,7% m/m.

Gli alimentari registrano un calo di -0,3% m/m, concentrato nel comparto agricolo. I prezzi dei beni capitali sono marginalmente positivi (+0,1% m/m), quelli delle auto e dei beni di consumo sono in calo.

La correzione dei prezzi per paese di origine è concentrata sui paesi e emergenti e sul Canada. I dati segnalano qualche pressione verso il basso sui prezzi dei beni di consumo.

Stati Uniti. La produzione industriale a gennaio sorprende verso il basso con una correzione di -0,6% m/m, dopo 0,1% m/m di dicembre (rivisto da 0,3% m/m).

Il calo è guidato dal manifatturiero, in flessione di -0,9% m/m dopo +0,8% m/m di dicembre. Il settore crolla di -8,8% m/m, dopo due mesi molto positivi. Anche al netto delle auto, il manifatturiero è in calo (0,2% m/m).

Le utilities sono in rialzo di 0,4% m/m, e l’estrattivo è solo marginalmente positivo (+0,1% m/m).

I dati di gennaio non dovrebbero essere l’apertura di una fase negativa per la produzione industriale, ma il calo nel settore auto corregge il trend di costante rialzo visto nella seconda metà del 2018, difficilmente sostenibile in una fase di mercato maturo.

Nella migliore delle ipotesi, l’output nel settore auto potrà essere circa stabile nel 2019, sempre che non si apra un capitolo di nuovi dazi nei prossimi mesi.

L’attività manifatturiera risente del cambio forte, dei dazi e del rallentamento dell’economia globale e dovrebbe essere in rialzo modesto nei prossimi mesi, come indicato anche dalle indagini.

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a febbraio (prel.) come atteso rimbalza, salendo a 95,5 da 91,2.

Il rialzo è diffuso sia alla componente aspettative, che si riporta a 86,2, da 79,9, vicino ai livelli dell’autunno, sia all’indice coincidente (a 110 da 108,8).

Le aspettative di inflazione correggono a 2,5% da 2,7% sull’orizzonte a 12 mesi, e a 2,3% da 2,6% sull’orizzonte a 5-10 anni.

La fine dello shutdown a la ripresa del mercato azionario spiegano probabilmente il recupero della fiducia a febbraio.

Stati Uniti. Daly (San Francisco Fed) ha detto che se lo scenario economico si evolverà in linea con le sue previsioni (crescita al 2% e inflazione all’1,9%, senza pressioni al rialzo sui prezzi) a suo avviso non ci sarà bisogno di attuare altri rialzi dei tassi nel 2019.

Daly ha però sottolineato che è ancora troppo presto per giudicare il sentiero dei tassi di quest’anno.

Se ci sarà un rafforzamento della crescita e/o dell’inflazione, allora potrebbe essere appropriato alzare ancora i tassi.

Secondo Daly, i tassi sono vicini alla neutralità ed è giustificato avere un atteggiamento paziente in attesa di maggiori informazioni.

Sul bilancio, anche Daly, come Brainard, ha indicato che sarebbe ragionevole chiudere la fase di riduzione del portafoglio entro la fine di quest’anno.

Nei discorsi recenti sono emerse opinioni diverse sul sentiero previsto per i tassi, che variano fra tassi fermi e un rialzo quest’anno, ma c’è totale consenso sulla decisione di restare in una fase di pausa per alcune riunioni in modo da raccogliere informazioni sui fattori di rischio in atto.

Le recenti sorprese dai dati macro (vendite al dettaglio di dicembre e produzione industriale di gennaio molto negative) rinforzano ulteriormente l’opportunità di un atteggiamento attendista da parte della Fed.

Fonte: BONDWorld.it


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