Intesa Sanpaolo – Il FMI ha rivisto la previsione per la crescita mondiale a 3,6% quest’anno (dopo 6,3% del 2021), con una riduzione di -0,8pp rispetto a gennaio e di -1,3 pp rispetto a ottobre, sulla scia delle conseguenze della guerra in Ucraina.
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La crescita prevista per il 2023, a 3,6%, è rivista di -0,2pp rispetto a gennaio. Il Fondo prevede contrazioni di -35% e -8,5% per l’Ucraina e la Russia rispettivamente, nel 2022. Le limature delle previsioni sono più modeste, ma comunque diffuse alle altre aree dell’economia mondiale: per l’area euro, gli USA e la Cina, lo scenario vede una crescita di 2,8%, 3,7% e 4,4%, rispettivamente, nel 2022; per l’Italia il Fondo ha tagliato la stima a 2,3% da un precedente 3,8%. Il World Economic Outlook sottolinea i rischi di ulteriore aumento dell’inflazione e di restrizione monetaria che potrebbero determinare un ulteriore rallentamento della crescita. Oggi il FMI diffonde anche il Fiscal Monitor. Si terrà a Washington la riunione dei ministri finanziari e governatori delle banche centrali del G7 e G20.
– Oggi in area euro le indagini congiunturali e i dati nazionali già rilasciati suggeriscono che la produzione industriale sia tornata a crescere a febbraio. Stimiamo un aumento di 0,7% m/m (1,5% a/a) dopo la stagnazione registrata a inizio anno (è però probabile che il dato relativo a gennaio venga rivisto verso il basso a -0,5%). A partire da marzo gli effetti della crisi internazionale dovrebbero frenare in misura significativa l’attività manifatturiera.
La Survey of Monetary Analysts condotta dalla BCE prima della riunione del 14/4 mostra che la maggioranza degli analisti continuava a non attendersi rialzi dei tassi ufficiali prima di dicembre, ma che quasi tutti pensavano che il DFR tornerà a zero entro marzo 2023. Il punto di arrivo di questo ciclo di rialzi era visto a circa 1,0%, meno di quanto scontato dai mercati e da noi. La fine dei reinvestimenti APP era prevista a fine 2024. I rimborsi TLTRO del secondo trimestre erano stimati in 327-801 miliardi (mediana: 517).
– Negli Stati Uniti, le vendite di case esistenti di marzo oggi dovrebbero mostrare una correzione a 5,85 mln da 6,02 mln di febbraio, alla luce del trend negativo dei contratti di compravendita. Ieri, i nuovi cantieri residenziali di marzo hanno registrato un rialzo inatteso, a 1,793 mln da 1,788 mln di febbraio (rivisto verso l’alto) sulla scia di andamenti contrastanti per le unità monofamiliari (in calo) e per quelle multifamiliari (in aumento). Le licenze sono cresciute a 1,873 mln da 1,865 mln, grazie al segmento multifamiliare. Nonostante i freni al settore immobiliare causati dall’impennata dei tassi sui mutui, l’attività di costruzione rimarrà sostenuta dall’apertura dei cantieri collegati a contratti di vendita già conclusi nei mesi scorsi.
Dalla Fed, Evans (Chicago Fed) ha detto che prevede i tassi intorno a 2,25-2,5% a fine anno, con un paio di rialzi di 50 pb. A suo avviso, non dovrebbe essere necessario attuare rialzi di entità maggiore. Bostic (Atlanta Fed) ha detto che i tassi dovranno muoversi “speditamente” verso la neutralità, cioè fra 2 e 2,5%, sottolineando che a suo avviso i fed funds dovrebbero essere intorno a 1,75% a fine 2022. I commenti dei partecipanti al FOMC mostrano previsioni molto diverse per il sentiero dei tassi nel 2022: il consenso si formerà più avanti, nel corso dell’estate, quando ci saranno maggiori informazioni su inflazione e salari.
Fonte: BondWorld.it
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