Intesa Sanpaolo – Stamane, in Francia, INSEE ha comunicato il dato relativo al tasso di disoccupazione nel primo trimestre 2022, che è sceso al 7,3% (dopo il calo di 6 decimi, a 7,4%, di fine 2021), aggiornando i minimi dal 2008.
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Il numero dei senza-lavoro è diminuito di 18 mila unità, portandosi a 2,2 milioni (-0,9% dai livelli pre-pandemici). Il tasso di disoccupazione è aumentato di tre decimi tra i più giovani (al 16,3%), che avevano beneficiato dell’ampio ricorso ai contratti di apprendistato nella parte finale dell’anno scorso, mentre è sceso di due decimi nella fascia d’età intermedia (25-49 anni, al 6,6%) e di un decimo tra gli over 50 (al 5,6%).
– Oggi, la seconda lettura del PIL Eurozona per il 1° trimestre è attesa confermare il rallentamento a 0,2% t/t (5% a/a) della stima flash; la prima lettura del dato dei Paesi Bassi dovrebbe vedere una crescita poco più che stagnante. In Italia, la stima finale dei dati sui prezzi al consumo di aprile dovrebbe confermare la prima lettura, con un’inflazione annua in calo su entrambe le misure.
– Ieri le Previsioni di Primavera della Commissione Europea hanno evidenziato una significativa revisione al ribasso per le stime sul PIL e al rialzo per quelle d’inflazione. L’Eurozona è vista crescere al 2,8% nel 2022 e al 2,3% nel 2,3% (rispettivamente da 4% e 2,7%), mentre l’inflazione è attesa al 6,1% quest’anno e al 2,7% il prossimo (da 3,5% e 1,7% precedenti). Per l’Italia la Commissione stima una crescita al 2,4% nel 2022 e all’1,9% nel 2023 (4,1% e 2,3% tre mesi fa). Sempre in Italia, gli indicatori di finanza pubblica sono attesi comunque in miglioramento grazie al proseguimento della ripresa (seppur su ritmi più contenuti) e al venir meno delle misure di sostegno varate durante la pandemia: il disavanzo è visto scendere dal 7,2% del PIL del 2021 al 5,5% nel 2022 e al 4,3% nel 2023; il debito è atteso in graduale calo dal 150,8% del 2021 al 147,9% del PIL nel 2022 e al 146,8% nel 2023.
– Sempre ieri, nell’Eurozona i dati destagionalizzati di marzo sul commercio internazionale di beni hanno registrato un aumento delle importazioni a ritmi superiori alle esportazioni (3,5% m/m contro 0,9%), sulla scia del rincaro dei prodotti energetici importati. Il disavanzo commerciale è pari a -16,4 miliardi di euro, il più ampio mai registrato dall’inizio delle rilevazioni. Nel 1° trimestre le esportazioni nette dovrebbero aver frenato la crescita; in media annua nel 2022 l’apporto al PIL del canale estero dovrebbe risultare complessivamente modesto.
– Oggi negli Stati Uniti ci sono molti dati in agenda. Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in ampio rialzo, 0,8% m/m. Le vendite di benzina dovrebbero segnare una correzione, per via del calo del prezzo visto il mese scorso. Tutte le altre voci dovrebbero essere in rialzo, in particolare le auto, attese in forte aumento, alla luce dei dati solidi dei concessionari. Al netto delle auto, le vendite dovrebbero aumentare di 0,3% m/m, mentre l’aggregato al netto di auto, benzina e materiali da costruzione è previsto in crescita moderata e positiva in termini reali. I consumatori stanno spostando la spesa dai beni ai servizi, e nel 2022 si dovrebbe vedere un rallentamento del trend nel comparto dei beni. La produzione industriale di aprile è attesa in rialzo di 0,4% m/m, con una dinamica più moderata per il manifatturiero e un solido contributo dell’estrattivo, spinto da petrolio e gas. Ieri, l’indice Empire della NY Fed di maggio ha registrato un calo più ampio delle attese, scendendo in territorio negativo a -11,6, il secondo dato negativo in 3 mesi, da 24,6 di aprile. Anche gli ordini e le consegne sono negativi, mentre gli ordini inevasi e le scorte restano in aumento, e gli indicatori del mercato del lavoro sono modestamente positivi. Gli indici di prezzo restano su livelli molto elevati (73,7 per i prezzi pagati e 45,6 per quelli ricevuti) in linea con ulteriore crescita diffusa, ma a un ritmo più contenuto rispetto ad aprile. Le aspettative per l’attività a 6 mesi sono circa stabili, a 18.
– Dalla Fed, Williams (NY Fed) ha detto che l’obiettivo principale ora è fare scendere l’inflazione e che la Fed intende raggiungere “speditamente” livelli dei tassi “più normali”. Pertanto, a suo avviso un altro rialzo di 50 punti base “ha senso”. Secondo Williams il mercato obbligazionario sta funzionando bene e non dà segnali di stress in questa fase di elevata incertezza. Oggi ci sono altri discorsi in agenda, fra cui un intervento di Powell, che dovrebbero confermare il messaggio di impegno ad alzare rapidamente i tassi verso la neutralità.
Fonte: BondWorld.it
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