Intesa Sanpaolo – Questa mattina in Germania i dati destagionalizzati e corretti per gli effetti del calendario sul commercio internazionale di ottobre hanno evidenziato crescita sia delle esportazioni (+4,1% m/m), che delle importazioni (+5% m/m).
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Secondo la Bundesbank, il saldo di conto corrente di ottobre (in termini non destagionalizzati) è risultato pari a +15,4 mld.
Ieri il leader dei socialdemocratici Scholz è stato eletto cancelliere della Germania, con 395 voti su 736 membri del Bundestag. Scholz guiderà la cosiddetta Ampel-Koalition (“coalizione semaforo”) formata da SPD, Verdi e FDP.
Martedì la terza stima ha confermato che in area euro nel 3° trimestre il PIL è cresciuto di +2,2% t/t (+3,9% a/a, -0,3% rispetto ai livelli pre-Covid), mentre è stato rivisto al rialzo di un decimo a +2,2% t/t il 2° trimestre. Nel terzo trimestre la ripresa è stata guidata da un’accelerazione dei consumi privati a fronte di una contrazione per gli investimenti fissi. Le esportazioni nette hanno contribuito positivamente alla crescita mentre le scorte hanno fornito un apporto negativo. Prevediamo un marcato rallentamento della ripresa a fine anno ma la revisione dei dati relativi ai trimestri precedenti implicano, ceteris paribus, una revisione verso l’alto di un decimo della media annua 2021 al 5,1%.
Sempre martedì, in Germania, l’indice ZEW di dicembre ha mostrato una correzione meno marcata rispetto alle attese di consenso, con la componente delle aspettative che è passata a 29,9 da 31,7 di novembre. L’indice sulla situazione corrente ha registrato una contrazione più ampia (a -7,4 punti da 12,5 precedente); su questa componente, infatti, hanno avuto un maggior peso fattori quali la persistenza di strozzature all’offerta, la recrudescenza pandemica e i recenti rialzi dell’inflazione.
Ieri hanno parlato ben tre membri del comitato esecutivo BCE (Lagarde, De Guindos e Schnabel). Schnabel ha dichiarato “insostenibile” la separazione di poteri fra autorità nazionali e comunitarie in tema di misure macroprudenziali, lamentando la lentezza delle autorità nazionali nell’attivare le misure necessarie, additando in particolare la Germania come esempio negativo. Un’implicazione per la politica monetaria è che l’orizzonte di azione potrebbe accorciarsi “a fronte di un periodo persistente di inflazione sopra l’obiettivo, anche se dovuto a fattori di offerta”, “pure se i mercati finanziari sono diventati più sensibili a cambiamenti di policy”. Un’altra implicazione, secondo Schnabel, è la necessità di abbandonare gli acquisti di titoli, che stanno causando scarsità di attività finanziarie sicure e amplificando le pressioni sul mercato immobiliare.
– Negli Stati Uniti, oggi le nuove richieste di sussidi di disoccupazione di inizio dicembre dovrebbero mostrare ulteriori flessioni, sempre su livelli pre-Covid, con indicazione di continuo miglioramento della domanda di lavoro. Fra i dati usciti ieri e l’altro ieri, spicca la netta (e attesa) chiusura del deficit della bilancia commerciale di ottobre, grazie a un boom delle esportazioni (8,1% m/m) dopo il crollo legato agli uragani di settembre, a fronte di un aumento contenuto dell’import (0,9% m/m).
Il canale estero dovrebbe dare un contributo di quasi 1 pp alla crescita del 4° trimestre. Sul fronte politico, repubblicani e democratici sembrano avere trovato un accordo per approvare modifiche procedurali in Senato che permettano di modificare il limite del debito con i soli voti democratici, in modo da evitare un default del debito USA.
– In Giappone, la stima finale del PIL del 3° trimestre ha registrato una revisione verso il basso a -3,6% t/t ann., da -3% t/t ann. della prima stima, sulla scia di un maggior decumulo di scorte, ma con una variazione degli investimenti fissi meno debole.
Il 4° trimestre dovrebbe vedere una netta ripresa della crescita, grazie alla diffusione dei vaccini e al controllo dei contagi.
– In Cina l’inflazione dei prezzi alla produzione è rallentata da 13,5% a/a in ottobre (il massimo da ottobre 1995) a 12,9% a/a in novembre, meno delle attese (Consenso Bloomberg 12,1%), ma in linea con il moderato calo congiunturale dei prezzi delle materie prime, in primis il petrolio, e con il crollo delle componenti dei prezzi dei PMI di novembre. L’inflazione dei prezzi al consumo è invece salita per la prima volta da agosto 2020 sopra il 2%, ma meno delle attese (Consenso Bloomberg 2,5% a/a). L’inflazione si è portata a 2,3% a/a in novembre da 1,5% a/a in ottobre, spinta al rialzo principalmente da un aumento dei prezzi degli alimentari, causato però da fattori stagionali temporanei, dei carburanti (+ 35,7% a/a e +3,0% m/m) e, in parte, da un effetto base sfavorevole. L’inflazione core è scesa da 1,3% a/a in ottobre a 1,2% a/a in novembre, valori tra i quali oscilla da luglio, evidenziando la mancanza di pressioni sui prezzi dagli altri comparti. Un forte effetto base favorevole dovrebbe aiutare l’inflazione dei prezzi alla produzione a scendere nei prossimi mesi mentre l’atteso rallentamento dei prezzi degli alimentari dovrebbe spingere al ribasso l’inflazione dei prezzi al consumo.
La PBOC il 7 dicembre ha ridotto i tassi sulla finestra di rifinanziamento dedicata al supporto dell’agricoltura e delle piccole e medie imprese di 25pb sulle scadenze 3, 6 e 12 mesi (portandoli rispettivamente a 1,7%, 1,9% e 2%). Riteniamo che la mossa continui a segnalare l’orientamento della Banca centrale per un allentamento mirato che eviti di ritoccare i tassi ufficiali sulle normali operazioni di rifinanziamento.
Fonte: BondWorld.it
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