Intesa SanPaolo Flash Macro Daily

Intesa Sanpaolo : Germania il PPI è cresciuto più del previsto

Intesa Sanpaolo – Questa mattina in Germania il PPI è cresciuto più del previsto, di 3,8% m/m ad ottobre, il ritmo più forte mai registrato dall’inizio delle rilevazioni e in accelerazione dal 2,3% m/m precedente.

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L’inflazione dei prezzi alla produzione nell’industria è quindi salita al 18,4%, ai massimi dal 1951 sostenuta dal forte rincaro dei prezzi energetici e dei beni intermedi, soprattutto metalli e legname. In Francia quest’oggi Insee ha pubblicato il dato relativo al tasso di disoccupazione nel terzo trimestre, risultato in crescita di un decimo, all’ 8,1% (era prevista una diminuzione).

In valore assoluto, nel periodo estivo il numero di disoccupati è aumentato di 52 mila unità, a 2,4 mln. Lo spaccato riporta una crescita del numero dei disoccupati, tra i più giovani (+0,3% nella fascia 15-24) ed una sostanziale stabilità nelle fasce 25-49 e over 50. Il calendario macroeconomico in Italia prevede inoltre la pubblicazione di fatturato industriale e produzione nelle costruzioni di settembre.

Philip Lane (BCE) ha ribadito ieri di attendersi una discesa dell’inflazione dai picchi di fine 2021, ma anche una certa accelerazione della dinamica salariale. Riguardo alle aspettative, Lane ha citato i risultati dell’indagine congiunturale presso le famiglie a supporto della tesi che le aspettative di medio e lungo termine restano ben ancorate.

– Negli Stati Uniti non ci sono dati in uscita, ma l’agenda prevede altri due discorsi dalla Fed. Ieri, l’indice della Philadelphia Fed a novembre è salito più delle attese, con rialzi degli ordini, delle consegne e delle scorte, e segnali di continua crescita degli occupati. Gli indici dei prezzi sono ancora in salita, con indicazioni di aumenti diffusi alla stragrande maggioranza delle imprese. Le imprese prevedono un aumento dei prezzi di vendita nel prossimo anno di 5,3%, dopo un rialzo conseguito nell’anno concluso ora di 5%, mentre si aspettano un’inflazione al consumo del 5% nel prossimo anno e del 3,5% nel lungo termine. Per le retribuzioni il rialzo atteso è di 4,8% nei prossimi 4 trimestri, in aumento rispetto alla previsione di 4% formulata ad agosto. L’indagine suona un nuovo campanello d’allarme per l’inflazione.

Dalla Fed, Williams (NY Fed) ha rilevato la forte crescita economica, con grandi miglioramenti dell’occupazione e un rapido calo della disoccupazione, ma ha notato aumenti diffusi dell’inflazione. A suo avviso, le aspettative di lungo termine sui prezzi hanno recuperato la debolezza precedente, ma non sarebbe opportuno un ulteriore rialzo. Bullard (St Louis Fed) ha rilevato che l’inflazione sui livelli attuali non calerà facilmente. Pertanto, a suo avviso la Fed dovrebbe svoltare in direzione più hawkish nel prossimo paio di riunioni. Bullard ritiene che se l’inflazione calerà, la politica monetaria sarà appropriata perché definita su questo scenario, ma se l’inflazione non andrà via rapidamente, allora sarà compito del Comitato agire per tenerla sotto controllo, per esempio accelerando il tapering per poter anticipare la svolta dei tassi, se necessario.

Il Congressional Budget Office ha pubblicato la stima degli effetti del Build Back Better Act sul deficit del 2022-2031. Il disegno di legge prevede maggiori uscite, crediti di imposta e altre riduzioni di imposte per 2,43 tln, coperte con maggiori entrate stimate in 2,27 tln, con un incremento del deficit decennale di 160 mld e di 750 mld nel prossimo quinquennio. Per utilizzare la procedura di reconciliation occorre che le misure previste siano totalmente coperte sul decennio. La Camera intende votare in questa forma il disegno di legge, che poi sarà discusso e modificato al Senato.

Il passaggio finale con qualche modifica sembra assai probabile. Due punti vanno rilevati. Il BBBA sarebbe ampiamente espansivo fino al 2026, aggiungendo combustibile agli eccessi di domanda già in atto. Inoltre, in caso venissero estese le misure di sostegno alle classi di reddito medio-basse dopo il 2026, l’effetto sul deficit decennale aumenterebbe di 2,6 tln secondo stime del Committee for a Responsible Federal Budget.

– In Giappone, il CPI è in aumento di 0,1% a/a sia per l’indice totale sia per quello al netto degli alimentari freschi. L’indice al netto di alimentari freschi ed energia è in flessione di -0,7% a/a. L’inflazione dovrebbe salire verso l’1% fino a metà 2022, e rallentare nei trimestri successivi.

Il primo ministro Kishida ha confermato l’aspettativa di un nuovo pacchetto fiscale, annunciando un budget supplementare di 32 tln di yen (5,7% del PIL).

Fonte: BondWorld.it


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