Intesa Sanpaolo – Oggi in Germania l’indice ZEW è atteso migliorare marginalmente in gennaio: l’indicatore sulle aspettative è visto crescere a 31 da 29,9 punti;
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quello sulla situazione corrente dovrebbe invece salire a -5 punti da un precedente -7,4. Ieri in Italia la stima finale relativa al mese di dicembre ha confermato la salita dell’inflazione al 4,2% a/a (da 3,9% di novembre) armonizzato e al 3,9% a/a (da 3,7%) sul NIC. L’inflazione core è salita di due decimi all’1,5%. Nel 2021 in media annua l’inflazione si è attestata a 1,9%, un massimo dal 2012. Abbiamo recentemente rivisto al rialzo il profilo previsivo per l’anno in corso: ci attendiamo ora una netta accelerazione in media d’anno, a 3,4% (sul NIC).
– Negli Stati Uniti, l’indice Empire della NY Fed a gennaio è previsto in calo a 25 da 31,9 di dicembre, pur continuando a segnalare espansione del manifatturiero. Gli indici di prezzo e dei tempi di consegna dovrebbero indicare la persistenza di strozzature all’offerta e di significative pressioni verso l’alto sui prezzi pagati e ricevuti.
L’indice di fiducia dei costruttori di case a gennaio dovrebbe mantenersi su livelli elevati, salendo a 85 a gennaio, da 84.
– In Giappone, la riunione della BoJ si è conclusa con politiche monetarie invariate, ma con una modesta revisione verso l’alto delle previsioni di inflazione, comunque sempre lontane dal 2% nel prossimo biennio. L’aggiornamento trimestrale dello scenario economico vede l’inflazione a 1,1% negli anni fiscali 2022 e 2023, da 0,9% e 1%, rispettivamente.
La Banca centrale sottolinea la presenza di strozzature all’offerta e rivede verso il basso la crescita nell’a.f. in corso, a 2,8% da 3,4%, con un recupero nell’a.f. 2022 (a 3,8% da 2,9%) e una limatura in quello successivo (a 1,1% da 1,3%). I rischi per lo scenario sono giudicati ora “generalmente bilanciati”, mentre prima erano orientati verso il basso. Recentemente sul mercato si è fatta strada l’ipotesi di una possibile svolta dei tassi da parte della BoJ pur in presenza di un’inflazione inferiore all’obiettivo, anche sulla scia di preoccupazioni per il persistente scivolamento verso il basso dello yen.
Al momento, un aggiustamento di policy nel 2022-23 sembra improbabile, a nostro avviso, per diversi motivi. Secondo la BoJ, il rialzo previsto dell’inflazione è il risultato di aumento dei costi delle materie prime e comunque rimane ben al di sotto dell’obiettivo; i salari sono ancora su un sentiero estremamente contenuto e l’inflazione dovrebbe rimanere intorno a 1% sull’orizzonte prevedibile; infine, in queste condizioni, difficilmente Kuroda attuerebbe una modifica “radicale” nell’ultimo anno del suo mandato.
Fonte: BondWorld.it
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