Intesa SanPaolo Flash Macro Daily

Intesa Sanpaolo: Germania produzione industriale è balzata di +2,5% m/m a marzo

Intesa Sanpaolo – Germania. La produzione industriale è balzata di +2,5% m/m a marzo, dopo il -1,9% m/m precedente (rivisto al ribasso di tre decimi).

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Escludendo costruzioni ed energia, nel manifatturiero la crescita è limitata a +0,7% m/m e trainata dall’aumento dei beni di consumo e di beni intermedi (rispettivamente a +2,9% m/m e +1,2%m/m); i beni di investimento hanno registrato una flessione di -0,4% m/m. La produzione di energia è aumentata di +2,4% m/m, mentre quella nelle costruzioni è salita in marzo di +10,8% m/m. La variazione tendenziale è pari a +5,1% a/a (-6,8% in febbraio), per via dell’effetto statistico di confronto con il mese di marzo dello scorso anno (quando la produzione è crollata a causa dell’introduzione del primo lockdown); rispetto a febbraio 2020 il valore risulta tuttora più basso di -4,3% (dato destagionalizzato e corretto per gli effetti del calendario). La ripresa dell’output è attesa consolidarsi nei prossimi mesi.

– Francia. Dopo il crollo registrato nel mese di febbraio (-4,7%), la produzione industriale in marzo è attesa aumentare di +0,5% m/m, a dispetto dell’ampliamento delle misure restrittive applicate dapprima in 16 e poi in 19 aree del Paese.

Nel mese di riferimento, un’indicazione positiva viene dal grado di utilizzo della capacità produttiva, che ha recuperato 3 punti percentuali (80%), tornando sui livelli pre-crisi.

– Stati Uniti. L’employment report di aprile dovrebbe dare nuovi segnali positivi sul mercato del lavoro. Gli occupati non-agricoli sono previsti in rialzo di 980 mila (e rischi verso l’alto) dopo 916 mila di marzo, con un ulteriore ampio rimbalzo nel settore della ricreazione e dell’ospitalità e variazioni diffuse a tutti i comparti. Anche il settore pubblico dovrebbe registrare un’accelerazione della dinamica occupazionale, grazie ai fondi trasferiti dal governo federale agli Stati e agli enti locali.

Ad aprile, la riapertura delle scuole e dei servizi aggregativi ha fatto ulteriori passi avanti, con indicazioni di probabile accelerazione del rientro al lavoro. Il tasso di disoccupazione dovrebbe calare a 5,7%, da 6% di marzo, in presenza di una modesta risalita della forza lavoro. I salari orari dovrebbero essere invariati dopo -0,1% m/m di marzo, per via del rientro fra gli occupati dei lavoratori dei servizi, con salari generalmente inferiori alla media. I dati dovrebbero segnalare progressi occupazionali in linea con il nuovo trend iniziato a marzo e necessari per soddisfare le condizioni richieste dalla Fed per aprire la discussione sul tapering dopo l’estate.

I dati e gli eventi di ieri

BCE. La presidente Lagarde ha sostenuto ieri che il mercato delle emissioni obbligazionarie “verdi” può rappresentare un pilastro della Capital Markets Union (CMU) nell’area dell’euro. Lagarde ritiene che si debba sostenere lo sviluppo di una Green CMU accelerando le specifiche iniziative in cantiere, come la proposta della Commissione sull’informativa societaria in tema di sostenibilità.

In aggiunta, Lagarde ritiene necessaria una supervisione europea dei prodotti finanziari, con una certificazione comune ufficiale come lo EU Green Bond Standard, un trattamento fiscale armonizzato e maggiore convergenza dei regimi normativi in materia di insolvenza.

Area euro. A marzo le vendite al dettaglio sono cresciute, in volume, di +2,7% m/m dopo il rimbalzo di +4,2% m/m (rivisto da 3% precedente) di febbraio. I progressi registrati nel mese in esame sono diffusi a tutte le componenti, ad eccezione dei carburanti, e trainati dai beni non alimentari, comparto che dovrebbe aver beneficiato dell’allentamento delle restrizioni in alcuni Paesi. Anche lo spaccato geografico riflette l’andamento delle misure relative all’apertura degli esercizi commerciali: crescono gli acquisti in Germania (+7,7% m/m da +2,2% precedente) e Spagna (+3,6% m/m, in linea con febbraio), mentre calano in Francia (-1% m/m da +1,6%).

La variazione tendenziale balza invece a +12% da -1,5% (rivisto da -2,9% precedente) grazie ad un effetto base favorevole nel confronto con marzo 2020 (quando vennero introdotte le prime misure restrittive). Ad aprile le vendite potrebbero continuare a risentire delle restrizioni e restare in negativo su base annua. Lo scenario per il 2° trimestre rimane comunque positivo: a partire dal mese in corso, con il progressivo allentamento delle misure anti-Covid, le vendite al dettaglio, e più in generale i consumi privati, dovrebbero rimbalzare per poi accelerare durante l’estate.

La BoE ha lasciato invariati come da attese sia il bank rate a 0,10% (all’unanimità) sia il QE (con una maggioranza di 8 su 9), ma ha annunciato un rallentamento del ritmo degli acquisti di titoli governativi (da 4,4 a 3,4 miliardi di sterline a settimana) alla luce del generale miglioramento del quadro economico-finanziario domestico.

Tuttavia, ha sottolineato che tale modifica non va intesa come un cambiamento nella stance di policy, spiegando che si tratta di una scelta operativa, dettata da considerazioni di risk management, e aggiungendo che infatti i termini del programma (ammontare complessivo e completamento del piano di acquisti, previsto entro fine anno circa) rimangono invariati. Ha inoltre chiarito che qualora le condizioni di mercato dovessero deteriorarsi, sarebbe pronta ad aumentare il ritmo degli acquisti.

Quanto allo scenario aggiornato pubblicato nel MPR, la BoE ha rivisto al rialzo rispetto a febbraio le previsioni di crescita per quest’anno, da 5,0% a 7¼%, così come quelle di inflazione, da 2,0% a 2,5%. Ha però rivisto al ribasso le previsioni per l’anno prossimo, con la crescita che passa da 7¼% a 5¾% e l’inflazione da 2¼% a 2%, lasciando invariate quelle per il 2023 (crescita a 1¼% e inflazione a 2%). La revisione al rialzo della crescita per quest’anno è spiegata principalmente dal minor impatto negativo dell’ultimo lockdown nel 1° trimestre e dall’ulteriore stimolo fiscale derivante dalle nuove misure annunciate a marzo.

Il buon ritmo delle vaccinazioni rimane inoltre un fattore chiave per lo scenario di ripresa, che è prevista robusta a partire già dal 2° trimestre con ritorno atteso dell’economia ai livelli pre-crisi entro il 4° trimestre, prima di quanto previsto a febbraio. Il rallentamento atteso dall’anno prossimo non è da intendersi come peggiorativo, ma semplicemente come l’effetto del venir meno di quei fattori di stimolo (principalmente le misure straordinarie di sostegno adottate tra l’anno scorso e quest’anno) cha stanno rendendo possibile la ripresa attuale.

Nonostante la revisione migliorativa dello scenario di crescita, la BoE ha però ribadito e sottolineato che la situazione rimane ancora incerta, a causa della pandemia e che quindi la stance di policy resta immutata, per cui la BoE “non intende attuare alcuna restrizione monetaria almeno fino a che non vi sia chiara evidenza che è stato fatto significativo progresso nell’eliminare la capacità inutilizzata e nel perseguire in modo sostenibile il target di inflazione del 2%”.

A questo proposito ha anche chiarito che la revisione al rialzo dell’inflazione, attesa superare temporaneamente il target quest’anno, riflette fattori transitori, non rilevanti quindi ai fini della strategia di policy, a indicare che non vanno interpretati come un elemento che possa portare ad anticipare il timing della svolta rialzista.

La reazione al ribasso della sterlina è da leggersi alla luce dei toni volutamente cauti della BoE che, similmente alla Fed, da una parte dipinge uno scenario di ripresa economica molto forte, ma dall’altra vuole evitare che i mercati anticipino il timing atteso della svota di policy. La temporanea risalita invece dopo l’annuncio è spiegata sia dalla revisione al rialzo delle previsioni per quest’anno sia dall’annuncio del rallentamento del ritmo degli acquisti.

Nel complesso, al di là del breve, l’esito della riunione BoE dovrebbe favorire, come tendenza di fondo, la sterlina – purché i dati non deludano – ma finché la retorica della BoE rimane cauta, l’upside potrebbe risultare frenato.

Stati Uniti. Kaplan (Dallas Fed) ha fatto sentire una voce fuori dal coro riguardo ai tempi del tapering. A suo avviso, con la ripresa più rapida di quanto atteso, è anche più vicino il momento per attuare la svolta sugli acquisti. Kaplan vorrebbe “iniziare a parlare e ad aprire discussioni per parlare di come ridurre gli acquisti” di farlo “più presto piuttosto che più tardi”. Secondo Kaplan il raggiungimento del “sostanziale progresso” richiesto per il tapering arriverà, almeno nella sua opinione, prima di quanto avesse previsto qualche mese fa.

Kaplan ha sottolineato che gli acquisti hanno degli effetti collaterali e possono creare squilibri ed eccessi sui mercati finanziari e sarebbe “molto più sano” se l’economia potesse iniziare a ridurre la sua dipendenza dal programma della Fed. Bostic (Atlanta Fed) ha tenuto un profilo intermedio fra quello di Kaplan e del resto del Comitato, affermando che sta valutando a quali condizioni la Fed dovrebbe ridurre gli acquisti. Bostic però ha aggiunto che questa è una sua analisi per essere pronto a decidere di fronte a diversi possibili scenari, e per ora non ritiene di voler richiedere a tutto il FOMC di aprire la discussione sul tapering. Bostic ha anche detto che i dati dell’employment report di aprile (in uscita oggi) potrebbero essere molto forti e non sarebbe sorpreso di vedere “un numero di nuovo nell’ordine di un milione di nuovi posti”.

Stati Uniti. Il Financial Stability Report pubblicato dalla Fed ha evidenziato Covid-19 come uno dei principali rischi per la stabilità del sistema finanziario. In caso di ripresa dei contagi e di difficoltà a controllare la pandemia, con una possibile riduzione dell’appetito per il rischio dagli attuali livelli elevati, si potrebbero determinare “flessioni ampie e improvvise” nei prezzi di un insieme di attività, con ricadute negative sul sistema nel suo insieme.

Anche Powell recentemente ha segnalato che il quadro della stabilità finanziaria è “misto”, ma al momento la Fed ritiene prevalenti i rischi economici collegati a una ripresa non sufficientemente solida rispetto a quelli finanziari dovuti a quotazioni elevate (in alcuni casi forse eccessive) sui mercati finanziari. Questo è il consenso nel FOMC, con qualche possibile eccezione (come Kaplan, per esempio, v. sopra).

Stati Uniti. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 1° maggio calano a 498 mila da 590 mila della settimana precedente, toccando il minimo dal 14 marzo 2020. A questi, si aggiungono 101 mila nuovi sussidi erogati con il programma federale Pandemic Unemployment Assistance. I sussidi statali esistenti nella settimana conclusa il 24 aprile aumentano a 3,690 mln (+37 mila), con la media mobile a 4 settimane in calo a 3,611 mln, minimo dal 28 marzo 2020.

I sussidi totali erogati con tutti i programmi nella seconda settimana di aprile correggono a 16,157 mln, in calo settimanale di 404 mila. Il graduale trend verso il basso dei sussidi nuovi ed esistenti prosegue e dà supporto al continuo miglioramento del mercato del lavoro. I dati, con una riduzione di circa 900 mila sussidi esistenti nel mese scorso è in linea con la previsione di un altro mese di crescita occupazionale stellare nell’employment report di aprile in pubblicazione oggi.

Cina. L’indice PMI dei servizi rilevato da Caixin-Markit, contrariamente alle attese di consenso di un lieve calo (Bloomberg 54,2), è salito da 54,3 in marzo a 56,3 in aprile. L’aumento è imputabile all’espansione degli ordini (da 53,7 a 55,7 in aprile) e, in misura minore, dell’occupazione (da 51,3 a 52,7), con entrambe le componenti che si sono riportate su un livello di poco superiore a dicembre. La componente delle aspettative ha registrato un calo marginale ma si mantiene su livelli elevati segnalando che le prospettive di ripresa del settore rimangono positive.

Queste sono ulteriormente confortate dai dai del Ministero della Cultura e del Turismo sull’andamento del settore nella settimana di vacanze per il primo maggio. Durante questo periodo gli spostamenti sono saliti del 3,2% rispetto al livello pre-pandemia (119,7% rispetto al 2020) e gli incassi dei cinema del 9,4%. Grazie all’aumento del PMI dei servizi e di quello del settore manifatturiero l’indice PMI composito è salito da 53,1 in marzo a 54,7 in aprile.

Cina. Il commercio estero ha continuato ad accelerate anche nel mese di aprile in larga parte ancora trainato da un effetto base molto favorevole. I dati destagionalizzati segnalano piuttosto una stabilizzazione, soprattutto per le esportazioni. Le esportazioni sono salite del 32,3% a/a in aprile in accelerazione rispetto al 30,6% in marzo (contrariamente al Consenso Bloomberg di un rallentamento a 24,1% a/a). Restano ancora deboli le esportazioni verso il Giappone (+0,4% a/a) mentre il ritmo di espansione rimane a due cifre per le esportazioni verso i maggiori partner commerciali, anche se inferiore rispetto ai mesi precedenti, con una netta accelerazione delle esportazioni verso l’area ASEAN6.

Si rileva un rallentamento delle esportazioni nel settore dell’elettronica verosimilmente legate a vincoli nelle catene produttive globali dei semiconduttori. Anche la dinamica delle importazioni è accelerata, passando da 38,1% a/a in marzo a 43,1% a/a in aprile, lievemente al di sotto delle attese (Consenso Bloomberg a 44% a/a), con un’accelerazione delle importazioni dall’area euro (+48,8% a/a in aprile da 35,6% a/a in marzo in totale per Francia, Italia e Germania) e dall’area ASEAN6. Le importazioni in volume evidenziano un rallentamento rispetto a marzo delle importazioni di cereali e di prodotti petroliferi e una stabilizzazione di quelle dei circuiti elettronici.

Fonte: BondWorld.it


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