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Intesa Sanpaolo : Germania stima finale dell’inflazione di ottobre

Intesa Sanpaolo – Questa mattina, in Germania, la stima finale dell’inflazione di ottobre ha confermato l’incremento sia sull’indice nazionale,

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al 4,5% dal 4,1% di settembre, che sull’armonizzato, al 4,6% da 4,1%; si tratta di un massimo dall’agosto 1993. In media d’anno nel 2021, l’inflazione è vista al 3,1% su entrambe le misure. In mattinata sarà diffuso il dato di settembre sulla produzione industriale in Italia, visto correggere di -0,1% m/m dopo il -0,2% visto ad agosto.

Ieri in Germania l’indice ZEW di novembre è salito a dispetto delle attese, dopo cinque mesi di cali ininterrotti; la componente delle aspettative è passata a 31,7 da 22,3 di ottobre, mostrando così un maggiore ottimismo degli analisti finanziari per i prossimi sei mesi. Di contro, la presenza di colli di bottiglia nella catena produttiva e la forte crescita dell’inflazione hanno comportato una nuova contrazione dell’indice sulla situazione corrente (a 12,5 punti da 21,6 precedente).

– Negli Stati Uniti, oggi il focus è sul CPI di ottobre, previsto in rialzo di 0,6% m/m, con rischi verso l’alto. L’indice core dovrebbe registrare una variazione di 0,4% m/m, spinta sia dai beni (in primis, auto usate, sulla scia di un incremento di 9,2% m/m del Manheim Index, ma anche altri comparti) sia dai servizi (abitazione, sanità, tariffe aeree). I dati dovrebbero confermare che i fattori “transitori” che spingono l’inflazione restano in atto e che il picco del rialzo dei prezzi è spostato in avanti rispetto alle previsioni di qualche mese fa. Ieri, il PPI di ottobre ha mostrato una variazione di 0,6% m/m, spinta da energia e alimentari. L’indice core è salito di 0,4% m/m, con incrementi per i beni e i servizi di 0,5% m/m e 0,4% m/m, rispettivamente. Per i beni si vede qualche segnale incoraggiante di stabilizzazione, con la variazione 3m/3m a 8,5%, in calo da 12,5% di luglio.

Altri discorsi dalla Fed ieri hanno confermato una dispersione di opinioni sui rischi per la politica monetaria. Bullard (St Louis Fed) ha detto che il tapering dovrebbe concludersi entro metà 2022 e ha indicato che, successivamente, la Fed dovrebbe considerare una riduzione del bilancio alla fine del tapering o poco dopo. A suo avviso, la dimensione del bilancio nella fase post-pandemica dovrebbe essere più contenuta. Bullard ha ripetuto la sua previsione di due rialzi dei tassi nel 2022 e si è detto d’accordo con il mercato riguardo al fatto che la Fed potrebbe dover essere più aggressiva per controllare l’inflazione.

Secondo Bullard, anche con due rialzi difficilmente si avrebbe un effetto rilevante sull’inflazione, visti i livelli bassi dei tassi. Evans (Chicago Fed) ha detto che sulla dimensione del bilancio non ha opinioni forti, ma che la Fed dovrebbe essere attenta a usare il livello delle riserve come strumento di fine-tuning. Daly (San Francisco Fed), ha fatto commenti dovish, sottolineando la fase attuale di grande incertezza e affermando che rialzi dei tassi anticipati potrebbero rischiare di fare scendere troppo l’inflazione nella fase di rientro. Kashkari (Minneapolis Fed) ha sospeso il giudizio sul rialzo dei tassi, segnalando che manterrà un atteggiamento “aperto” fino al momento in cui il tapering sarà quasi concluso.

Il Congressional Budget Office ha comunicato che le stime degli effetti e dei costi del Build Back better Act richiederanno tempo e non è ancora definita la data della loro pubblicazione. In settimana verrà rilasciata qualche stima parziale di alcuni sotto-insiemi di misure.

– L’UNEP ha pubblicato una prima stima delle implicazioni della COP26 sulle emissioni di gas serra: i nuovi impegni, inclusi quelli condizionati, se totalmente rispettati ridurranno le emissioni nel 2030 a 48 GtCO2e, soltanto 1,5 in meno rispetto alla situazione precedente la COP26.

Il divario rispetto al livello di emissioni necessario per contenere l’incremento di temperatura entro 1,5°C è pari a 23,5 GtCO2e; anche l’obiettivo di limitare l’incremento a 2°C è lontano (gap pari a 9 GtCO2e). La stima centrale di rialzo della temperatura media al 2100 è di 2,5°C nel migliore dei casi.

– In Cina l’inflazione dei prezzi al consumo è salita da 0,7% a/a in settembre a 1,5% a/a in ottobre, superando le attese (Consenso Bloomberg: 1,4%) e registrando un aumento dello 0,7% m/m, il più alto da febbraio. L’aumento dei costi delle utenze domestiche (2,0% m/m) e dei carburanti (+4,5% m/m), in seguito alla crisi energetica e alla revisione dei prezzi decisa dal Governo, hanno fornito i maggiori contributi al rialzo. A questi in ottobre si è aggiunto, dopo mesi di ribassi, un aumento dei prezzi degli alimentari (+0,7% m/m) trainato dal comparto della verdura che ha risentito degli effetti negativi delle alluvioni, aumento che dovrebbe però rivelarsi temporaneo.

Nel resto dei comparti le pressioni inflattive restano contenute: l’inflazione core è salita solo marginalmente da 1,2% a/a in settembre a 1,3% a/a in ottobre. L’inflazione dei prezzi alla produzione è invece balzata a 13,5% in ottobre da 10,7% a/a in settembre, trainata al rialzo dall’aumento dei prezzi dei prodotti industriali e dai prezzi delle materie prime, in particolare carburanti, materiali da costruzione e minerali non ferrosi.

Fonte: BondWorld.it


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