Intesa SanPaolo Flash Macro Daily

Intesa Sanpaolo : Gli Stati Uniti cercheranno di fornire all’UE 15 mld di m3 di GNL

Intesa Sanpaolo – In base all’accordo annunciato venerdì, gli Stati Uniti cercheranno di fornire all’UE 15 mld di m3 di GNL aggiuntivo quest’anno, probabilmente dirottando flussi di esportazione altrimenti diretti verso altri Paesi, e non necessariamente tutti di provenienza americana.

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Il Consiglio Europeo ha chiesto alla Commissione di sottoporre entro fine maggio un piano articolato per svincolarsi dalle esportazioni russe di gas, petrolio e carbone. Non è stato raggiunto un accordo politico sul piano di azione contro i prezzi elevati dell’elettricità: Il Consiglio Europeo si affida a una consultazione urgente dei soggetti coinvolti per valutare quali opzioni sia preferibile adottare, fermo restando il quadro del regolamento (UE) 2019/943 che assegna il compito di fissare i prezzi al mercato. Nel frattempo, si suggerisce di ricorrere alla tassazione temporanea o alla regolamentazione degli extraprofitti generati dalle imprese del settore per finanziare le misure compensative. Sugli stoccaggi di gas, le conclusioni prospettano l’istituzione di meccanismi compensativi, nonché un accordo per acquisti comuni di gas, GNL e idrogeno, ma su base volontaria.

– Oggi non sono in calendario dati macroeconomici di rilievo, né nell’Eurozona né negli Statti Uniti. Questa settimana, nell’area euro il focus sarà sulle rilevazioni sui prezzi al consumo di marzo, che risentiranno dello shock sui prezzi delle materie prime (non solo energetiche). L’inflazione è attesa in ulteriore aumento in tutti i principali Paesi e nel complesso dell’Eurozona, ma il dato di marzo potrebbe ancora non rappresentare il picco. Le indagini della Commissione Europea, il morale delle famiglie francesi e le stime finali dei PMI manifatturieri dovrebbero confermare le indicazioni di rallentamento del ciclo a marzo sull’onda delle tensioni internazionali. In calendario anche i dati sul mercato del lavoro di febbraio in area euro e Italia e di marzo in Germania, da cui potrebbero venire indicazioni miste.

Venerdì, sia l’Ifo tedesco che gli indici di fiducia Istat in Italia hanno mostrato i primi impatti della guerra in Ucraina sull’attività economica nell’Eurozona: le indagini hanno evidenziato in particolare un crollo delle aspettative sull’economia, nuovi massimi per le attese sui prezzi e segnali di una nuova recrudescenza delle strozzature all’offerta nel manifatturiero, che, contrariamente a quanto avvenuto con la pandemia, sarà il settore più colpito dal nuovo shock (mentre i servizi appaiono più resilienti). Gli effetti della crisi geopolitica internazionale potrebbero pesare sull’attività economica nell’area euro non solo nel breve termine, mettendo a rischio la riaccelerazione del ciclo precedentemente attesa dal trimestre primaverile (sulla scia dei miglioramenti sul fronte sanitario).

Nel frattempo, i membri del consiglio direttivo BCE continuano a rimarcare che il percorso della politica monetaria non è fissato, e che potrebbe cambiare con i dati. Lagarde nel weekend ha ricordato che gli acquisti netti potrebbero non finire nel terzo trimestre se gli sviluppi dei prossimi mesi facessero prevedere un calo eccessivo dell’inflazione nel medio termine.

– Questa settimana negli Stati Uniti verranno pubblicati i principali dati di attività di marzo, oltre alle ultime informazioni rilevanti di febbraio. Per marzo, il focus sarà sull’employment report che dovrebbe confermare il trend di crescita solida dell’occupazione e registrare un ulteriore calo del tasso di disoccupazione a 3,7%. L’ISM manifatturiero dovrebbe essere in rialzo, con attività e prezzi in accelerazione.

Venerdì, Williams (NY Fed) ha affermato che la Fed alzerà i tassi “in modo costante”, adattandosi in modo flessibile all’evoluzione dei dati e dello scenario atteso. Secondo Williams, se sarà appropriato alzare i tassi di 50pb o di 25pb a una riunione, la Fed dovrebbe agire di conseguenza. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a marzo (finale) è scesa marginalmente a 59,4 da 59,7 della lettura preliminare. I dati confermano l’ampia contrazione rispetto a 62,8 di febbraio e l’indagine dà indicazioni di crescente preoccupazione per il rialzo dei prezzi. Le aspettative di inflazione a 1 anno sono salite ulteriormente, a 5,4%, sui massimi da fine 1981. Le aspettative a 5-10 anni sono rimaste invariate a 3%.

Fonte: BondWorld.it


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