Intesa Sanpaolo – Secondo fonti dell’amministrazione USA, il presidente Biden oggi dovrebbe annunciare il rilascio di petrolio dalle riserve strategiche, fino a 1 mln di barili al giorno.
Intesa SanPaolo
Il rilascio di petrolio potrebbe durare per mesi, fino a quando i prezzi resteranno elevati. Recentemente l’amministrazione aveva già fatto ricorso alle riserve strategiche, immettendo sul mercato 50 mln di barili a novembre e 30 mln di barili a marzo, con scarsi effetti sui prezzi. Intanto, secondo il WSJ, la UE starebbe considerando nuove sanzioni per le banche russe, mentre Mosca chiede che tutte le esportazioni di materie prime non solo energetiche siano pagate in rubli.
– Oggi in area euro, dopo la sorpresa al rialzo dell’inflazione tedesca e spagnola di ieri, sarà il turno dei dati sui prezzi al consumo di marzo in Francia e Italia: l’inflazione italiana è vista in ulteriore salita a 6,7% a/a da 5,7% sull’indice nazionale e a 7% da 6,2% sull’armonizzato UE. I rischi sono al rialzo. Ancora una volta, l’incremento sarà trainato dai prodotti energetici, e in particolare dai carburanti. Tuttavia, anche il CPI core potrebbe salire, da 1,7% a 2,3%.
Le rilevazioni sul mercato del lavoro dovrebbero invece offrire indicazioni miste: a febbraio prevediamo un aumento di un decimo del tasso di disoccupazione in Italia all’8,9% e un calo di pari entità nel complesso dell’Eurozona a 6,7%. In Germania i dati di marzo dovrebbero riportare una stabilità del tasso dei senza lavoro al 5%, mentre, stamane, le vendite al dettaglio di febbraio hanno registrato una crescita dello 0,3% m/m (7% a/a), dopo la stagnazione di gennaio (dato rivisto da un 2% m/m precedente).
– Ieri in Germania, l’inflazione nazionale a marzo è salita molto più del previsto, da 5,1% a 7,3% a/a, quella armonizzata da 5,6% a 7,6%; a guidare il rialzo sono i prezzi dei beni (12,3% da 7,9% precedente), in particolare la componente energia (39,5%). In media annua, l’inflazione tedesca dovrebbe assestarsi intorno al 7%. Anche in Spagna l’inflazione ha sorpreso al rialzo, con l’indice nazionale che è passato a 9,8% a/a da 7,6% a/a precedente, com’anche l’armonizzato.
In area euro le indagini della Commissione Europea hanno registrato una marcata flessione dell’indice composito ESI (108,5 da 113,9, sui minimi da marzo 2021): le correzioni più ampie si registrano, oltre ai consumatori, nel commercio al dettaglio e nell’industria. I servizi invece beneficiano del minor rischio pandemico. La relazione storica tra ESI e PIL è coerente con una crescita intorno allo 0,1% t/t nel 1° trimestre, in linea con le nostre previsioni, ma l’impatto del conflitto in Ucraina dovrebbe pesare sul ciclo europeo anche nei prossimi trimestri.
– Ieri, Christine Lagarde ha ribadito che lo scenario di base della BCE non contempla una stagflazione, e include in prospettiva una stabilizzazione dei prezzi energetici e alimentari. Il “falco” Holzmann ha indicato che, in base alla “forward guidance”, una fine degli acquisti di titoli a luglio sarebbe teoricamente compatibile con due rialzi dei tassi quest’anno, a settembre e dicembre. Attesi oggi gli interventi del capo economista Philip Lane e del vicepresidente Luis de Guindos.
– Negli Stati Uniti, oggi la spesa personale di febbraio è attesa in rialzo di 0,7% m/m, spinta dai prezzi e dalla ripresa dei servizi e il dato di gennaio dovrebbe essere rivisto verso l’alto. Le indicazioni dai settori della ristorazione, dell’ospitalità e del turismo sono di ripresa. Il reddito personale dovrebbe registrare una variazione di 0,5% m/m, dopo la debolezza di gennaio causata dalla riduzione del credito d’imposta per i figli. Il deflatore è atteso in rialzo di 0,6% m/m (6,4% a/a), con una variazione dell’indice core di 0,4% m/m (5,5% a/a). Ancora una volta il picco atteso dell’inflazione è spostato verso l’alto: il deflatore a marzo dovrebbe essere in rialzo di 0,8% m/m (6,6% a/a) e di 0,5% m/m (5,6% a/a) per l’aggregato core.
Ieri, la stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati di marzo ha registrato una variazione di 455 mila, circa in linea con il dato di gennaio (475 mila). Il principale contributo viene ancora una volta dal settore ricreativo, con +161 mila occupati. I rialzi sono diffusi a tutti i comparti (e.g., manifatturiero, +54 mila). La stima ADP recentemente non è stata un previsore accurato dei nonfarm payroll, ma il dato di marzo dà supporto all’aspettativa di un altro employment report molto positivo. La stima finale del PIL del 4° trimestre ha registrato una marginale revisione verso il basso, con una variazione di 6,9% t/t ann., dopo 2,3% t/t ann. del 3° trimestre. La crescita nel 1° trimestre dovrebbe rallentare a 1,6% t/t ann., per via di un minore accumulo di scorte e di un rallentamento dei consumi, in parte dovuto agli effetti dell’ondata pandemica sui servizi a inizio anno. In base alle indicazioni di dati e indagini la previsione è di riaccelerazione nel 2° trimestre.
Dalla Fed, George (Kansas City Fed) si è unita al coro di voci del FOMC favorevoli a una rapida rimozione dello stimolo monetario per raggiungere velocemente una stance almeno neutrale. dopo essere arrivati alla neutralità, a suo avviso il sentiero di policy sarà dettato dall’evoluzione dei dati: se l’inflazione resterà elevata, potrà essere necessario attuare una politica restrittiva. Secondo George, in queste condizioni “un atterraggio morbido è possibile ma non è garantito” e la Fed dovrà usare “flessibilità e determinazione”.
– In Giappone, la produzione industriale di febbraio ha deluso le aspettative con un aumento di solo 0,1% m/m, contro aspettative per un rimbalzo di 0,5% m/m, nonostante una ripresa dell’output nei settori auto e trasporti. Le consegne hanno registrato un calo di -1,3% m/m. Le previsioni delle imprese per i prossimi mesi però sono positive, con attese di rialzo di 3,6% m/m a marzo e di 9,6% m/m ad aprile.
– In Cina gli indici PMI pubblicati dal NBS hanno risentito delle misure di contenimento della peggiore ondata di contagi dall’inizio della pandemia e in parte degli effetti dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, registrando una flessione che ha coinvolto in maniera modesta il settore industriale ma molto più significativa quello dei servizi. Il PMI manifatturiero è sceso da 50,2 in febbraio a 49,5 in marzo, più delle attese (Consenso Bloomberg 49,8), pur rimanendo sopra i minimi di ottobre 2021. Al calo ha contribuito soprattutto la contrazione degli ordini sia esteri (scesi da 49,0 in febbraio a 47,2 in marzo) sia totali (scesi da 50,7 in febbraio a 48,8 in marzo) e degli acquisti, associata a una diminuzione di tutte le altre componenti ad eccezione di quella dei prezzi degli input, balzata da 60 in febbraio a 66,1 in marzo. Mentre l’attività delle grandi imprese ha subito solo un marginale rallentamento del ritmo di espansione, quella delle medie aziende ha registrato una contrazione dopo quattro mesi di aumento e quella delle piccole è rimasta in calo per l’undicesimo mese consecutivo nonostante un marginale miglioramento. Il PMI delle piccole e medie imprese pubblicato da Standard Chartered segnala, al contrario, un aumento del ritmo di espansione dell’attività mentre l’indice sulle condizioni imprenditoriali pubblicato da CKGSB (Cheung Kong Graduate School of Business) registra un calo di oltre due punti (da 53,8 in febbraio a 51,3 in marzo) ma rimane ancora in territorio espansivo.
Il calo del PMI del settore non manifatturiero è stato più importante di quello del PMI manifatturiero, da 51,6 in febbraio a 48,4 in marzo (Consenso Bloomberg 50,3), e determinato essenzialmente dalla contrazione del ritmo di attività nel settore dei servizi. L’indice dei servizi è infatti sceso per la prima volta al di sotto di 50 da settembre 2021, portandosi da 50,5 in febbraio a 46,7 in marzo, pur rimanendo al di sopra dei minimi di agosto (45,2). La flessione ha riguardato tutte le componenti ad eccezione di quelle dei prezzi e le aspettative sono scese a 53,3, al di sotto dei minimi di gennaio 2021 (55,3). Al contrario l’indice PMI del settore costruzioni è salito per il secondo mese consecutivo arrivando a 58,1 in marzo da 57,6 in febbraio nonostante un rallentamento del ritmo di espansione degli ordini e un ritracciamento delle aspettative dai picchi di febbraio. Il PMI composito è sceso per la prima volta al di sotto di 50 da sei mesi portandosi da 51,2 in febbraio a 48,8 in marzo, sui minimi di agosto 2021 (48,9).
Fonte: BondWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it


