Intesa Sanpaolo – Il primo round di negoziati Russia-Ucraina si è concluso senza risultati, anche se le parti hanno dichiarato che ci sarà un nuovo incontro.
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Il fronte delle sanzioni finanziarie contro la Russia si è allargato, con la partecipazione della Svizzera (che adotterà le stesse misure dell’UE) e del Giappone, mentre la Turchia ha dichiarato che userà la propria autorità per prevenire l’escalation della crisi, bloccando il passaggio delle navi russe da e per il Mar Nero. Ieri è stato ufficializzato da Stati Uniti e Regno Unito il divieto di transazioni con la Banca di Russia. Anche l’UE ha deciso ieri la stessa misura, oltre ad altre sanzioni.
Nabiullina, governatrice della Banca di Russia, in un intervento sulla situazione finanziaria, ha detto che le condizioni dell’economia sono cambiate “drammaticamente” e il settore bancario è ora in una situazione di deficit strutturale di liquidità, a motivo della rapida riduzione dei depositi avvenuta negli ultimi giorni. La banca centrale ha sospeso gli interventi sul cambio, introducendo vincoli ai movimenti di capitale e l’obbligo di consegnare alle autorità monetarie l’80% degli introiti delle esportazioni. Sul fronte interno, sono state annunciate misure di sostegno alla liquidità del sistema bancario e azioni per promuovere i sistemi domestici di pagamenti con carta (NSPK) e di regolamento interbancario.
– La BCE ha pubblicato ieri un comunicato in cui garantisce “condizioni di liquidità fluide e l’accesso dei cittadini al contante”, promettendo anche di intraprendere qualsiasi azione necessaria ad assicurare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria. Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo, ha rimarcato ieri che, con l’incertezza causata dal conflitto “non sarebbe saggio preimpegnarsi su futuri passi” di politica monetaria. Inoltre, “la BCE è pronta ad agire per evitare qualsiasi dislocazione nei mercati finanziari che potrebbe derivare dalla guerra in Ucraina e per proteggere la trasmissione della politica monetaria.” I mercati scontano ora soltanto un rialzo dei tassi ufficiali prima della fine dell’anno.
Oggi nell’area euro le stime preliminari sui prezzi al consumo di febbraio in Italia e Germania dovrebbero offrire importanti spunti sugli sviluppi inflattivi in Eurozona dopo che ieri in Spagna l’inflazione è salita molto più del previsto, raggiungendo un massimo dal 1989 al 7,4% a/a (7,5% a/a armonizzato). In Germania vediamo l’inflazione in crescita di mezzo punto sulla misura nazionale, a 5,4%, e di sette decimi su quella armonizzata (5,8% a/a). Anche l’Italia dovrebbe registrare un’ulteriore accelerazione dell’inflazione, a 5,3% a/a da 4,8% sul NIC e a 5,4% da 5,1% armonizzato. In entrambi i Paesi le spinte verrebbero ancora dell’energia e in particolare dai carburanti.
In calendario per oggi nell’area euro anche le stime finali dell’indice PMI manifatturiero di febbraio, che dovrebbe confermare la lettura flash a 58,4, anche se non escludiamo una revisione al ribasso sulla scia di un primo impatto delle tensioni in Ucraina (destinato con ogni probabilità ad accentuarsi nelle indagini di marzo). In Italia l’attività produttiva a febbraio dovrebbe essere stata penalizzata dal pesante rincaro dell’energia: vediamo una correzione del PMI manifatturiero a 58 da 58,3 di gennaio. Sempre in Italia i dati annui sui conti nazionali dovrebbero riportare che nel 2021 il rapporto debito/PIL è calato più del previsto, a 150,8% da 155,6% del 2020.
– Negli Stati Uniti, questa notte Biden terrà il discorso sullo stato dell’Unione, in una fase particolarmente delicata sia sul fronte politico (Russia/ucraina) sia su quello economico (rialzo dell’inflazione). fra i dati in uscita, l’ISM manifatturiero di febbraio, previsto a 58,2, dovrebbe confermare l’espansione dell’attività spinta dalla domanda sempre solida, ma ancora vincolata da colli di bottiglia e carenza di manodopera. La spesa in costruzioni di gennaio dovrebbe essere poco variata su base mensile. Ieri, la bilancia commerciale dei beni di gennaio (prel.) ha registrato un deficit di -107,6 mld di dollari, da -100,5 mld di dicembre, con un calo dell’export di -1,8% m/m (concentrato nei beni di consumo e nelle auto), a fronte di un aumento dell’import di 1,7% m/m, con ampi incrementi per i comparti alimentare e automobilistico.
Dalla Fed, Bostic (Atlanta Fed) ha detto di essere favorevole a un rialzo di 25 pb a marzo, ma ha sottolineato che la situazione “cambia su base settimanale” e ci sono ancora alcuni dati rilevanti in uscita prima della riunione (salari, occupazione e CPI di febbraio). in particolare, Bostic ha detto che se il trend dell’inflazione sarà verso il basso, allora si confermerà la sua inclinazione verso una mossa da 25 pb. in caso contrario, Bostic si vedrà costretto a considerare anche un rialzo più ampio. Bullard (St Louis Fed) ha ribadito che a suo avviso sarebbe appropriato alzare il tasso dei Fed Funds di 100 pb entro il 1° luglio e iniziare la riduzione del bilancio della Fed nel 2° trimestre. Secondo Bullard il tasso di disoccupazione potrebbe scendere sotto il 3% entro fine anno, con l’inflazione core intorno a 3,5% a/a e una crescita annua fra 3,5 e 4%.
– In Cina l’indice PMI manifatturiero rilevato da Caixin Markit è salito da 49,1 in gennaio a 50,4 in febbraio contro attese di consenso di stabilità, rimanendo al di sotto del livello di dicembre (50,9) e di quello di lungo periodo (51). Il miglioramento è diffuso a tutte le componenti ad eccezione delle scorte, sia di prodotti finiti sia di input, che sono invece diminuite. Gli aumenti più rilevanti riguardano i nuovi ordini (da 48,5 in gennaio a 51,5 in febbraio), che sono tornati in territorio espansivo, a differenza delle commesse dall’estero, per le quali si segnala solo una diminuzione del ritmo di contrazione. Una dinamica simile ha riguardato l’occupazione. Le pressioni inflative sono salite con entrambe le componenti dei prezzi in aumento. Il PMI manifatturiero rilevato dal NBS, che al contrario di quello di Caixin Markti è in territorio espansivo da novembre, è salito marginalmente da 50,1 in gennaio a 50,2 in febbraio, rispetto ad attese di consenso di un calo a 49,8.
L’andamento delle componenti è stato simile a quello del PMI rilevato da Caixin Markit ad eccezione della produzione (che ha registrato un rallentamento del ritmo di espansione) e degli ordini inevasi, ancora in contrazione. Si nota un aumento del ritmo di espansione dell’attività sia per le grandi imprese sia per le medie, ma un peggioramento del ritmo di contrazione per le piccole imprese, il cui indice ha raggiunto il minimo post pandemia. Il PMI non manifatturiero è salito da 51,1 in gennaio a 51,6 in febbraio, più delle attese (Consenso Bloomberg 50,7), trainato soprattutto dall’aumento del PMI del settore costruzioni (da 55,4 in gennaio a 57,6 in febbraio) che è stato accompagnato da un miglioramento delle aspettative e da un balzo in territorio espansivo della componente occupazione. Il miglioramento del PMI del settore dei servizi è stato, invece, molto più contenuto (da 50,3 in gennaio a 50,5 in gennaio), verosimilmente ancora frenato dalla ripresa dei contagi. Nel complesso i dati segnalano un aumento del ritmo di espansione dell’attività economica solo lieve ma esteso a tutti i settori. Il PMI dei servizi rilevato da Caixin-Markit sarà pubblicato giovedì.
Fonte: BondWorld.it
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