Intesa SanPaolo Flash Macro Daily

Intesa Sanpaolo : In Italia vittoria della coalizione di centro-destra

Intesa Sanpaolo – In Italia, le elezioni politiche si sono concluse, come atteso, con la vittoria della coalizione di centro-destra, che ha ottenuto circa il 44% dei voti, e in particolare di Fratelli d’Italia, primo partito con il 26% dei consensi;

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all’interno dell’alleanza, però, è stato inferiore alle attese il risultato della Lega, che si è fermata sotto il 9%. La coalizione di centro-sinistra ha ottenuto nel complesso il 26% dei voti, guidata dal PD (poco sopra il 19%, un risultato inferiore a quello atteso alla vigilia). Ha tenuto, grazie a una buona affermazione soprattutto nel Sud Italia, il Movimento 5 Stelle (sopra il 15%), mentre si è fermato poco sotto l’8% il “terzo polo” centrista di Azione-Italia Viva. L’affluenza è scesa sotto il 64%, ai minimi storici. Le proiezioni sui seggi assegnano al centro-destra una maggioranza di una ventina di seggi al Senato e di una quarantina alla Camera. Il risultato elettorale appare coerente con la formazione in tempi brevi di un nuovo governo di centro-destra, verosimilmente guidato da un premier indicato da Fratelli d’Italia. La prima riunione delle nuove camere è in calendario il 13 ottobre, e il nuovo esecutivo potrebbe essere nella pienezza dei poteri già entro la fine del prossimo mese.

– Nell’area euro la settimana entrante si prospetta ricca di dati. Le rilevazioni sui prezzi al consumo dovrebbero riportare che a settembre l’inflazione è salita ancora nelle principali economie (e non ci aspettiamo che torni a calare prima dei primi mesi del prossimo anno). Le indagini nazionali di settembre, nonché quelle della Commissione Europea relative al complesso dell’Eurozona, sono attese confermare il quadro di brusco rallentamento del ciclo tra l’estate e l’autunno, sull’onda della crisi geopolitica ed energetica. Il contesto di debolezza congiunturale dovrebbe essere confermato anche dalla terza flessione consecutiva dei consumi di beni in Francia. I dati sul mercato del lavoro dovrebbero infine riportare un tasso di disoccupazione in aumento in Italia e stabile nell’area euro in agosto, mentre i senza-lavoro potrebbero essere aumentati a settembre in Germania.

Oggi in Germania prevediamo un calo dell’indice IFO di settembre, a 87,5 da 88,5 di agosto. Le aspettative sono viste quasi invariate, a 79,9 punti da 80,3; le valutazioni sulla situazione corrente, invece, potrebbero mostrare una correzione più ampia, a 95,3 da 97,5 di agosto. Ci aspettiamo che il deterioramento del morale risulti diffuso a tutti i settori.

Venerdì in Eurozona gli indici PMI di settembre sono calati in linea con le attese fornendo ulteriori indicazioni di rallentamento del ciclo tra l’estate e l’autunno, mentre le componenti più forward-looking delle indagini hanno offerto prospettive di ulteriore deterioramento nei prossimi mesi. Sia nella manifattura (48,5 da 49,6) che nei servizi (48,9 da 49,8) gli indici PMI stazionano al di sotto della soglia d’invarianza mentre l’indice composito è sceso a 48,2 da 48,9, su livelli coerenti con una contrazione per il terzo mese. Riaccelera inoltre la crescita dei prezzi, pagati e ricevuti, in scia alla nuova fiammata dei costi energetici mentre le imprese riportano anche un aumento del costo del lavoro. Tra le principali economie il PMI composito è calato per il settimo mese in Germania (45,9 da 46,9) mentre è tornato a crescere in Francia (51,2 da 50,4) grazie al rimbalzo dei servizi che ha compensato il peggioramento della contrazione manifatturiera.

– Oggi non ci sono dati in uscita negli Stati Uniti, ma inizia il flusso di discorsi post-FOMC, che dovrebbe confermare il messaggio hawkish di Powell. In settimana, i dati di attività dovrebbero confermare per agosto i trend già visti nei mesi scorsi, con ulteriore calo delle vendite di case nuove, quasi-stagnazione degli ordini di beni durevoli, modesto incremento di spesa e reddito personale. Il deflatore dovrebbe essere in marginale rialzo (0,1% m/m) e l’indice core dovrebbe riaccelerare, con una variazione di 0,5% m/m dopo il dato sorprendentemente contenuto di luglio. La fiducia dei consumatori a settembre dovrebbe mostrare una ripresa degli indici delle condizioni correnti e delle aspettative. La stima finale del PIL del 2° trimestre dovrebbe mantenersi modestamente negativa, ma l’aggiornamento annuale dovrebbe mostrare revisioni verso l’alto per i trimestri precedenti.

Venerdì i PMI Markit di settembre (prelim.) sono stati modestamente positivi. Per il manifatturiero, l’indice è salito marginalmente a 51,8 da 51,5, con un miglioramento degli ordini, tornati in territorio positivo, e dell’occupazione, a fronte di indicazioni deboli per la produzione, come ad agosto. Gli indici dei prezzi segnalano contenimento delle pressioni verso l’alto. Le imprese riportano previsioni ottimistiche per produzione, ordini e investimenti nel prossimo anno. Nei servizi, l’indice di attività è risalito a 49,2 da 43,7 di agosto, insieme a una ripresa degli ordini, mentre restano elevate le spinte sui prezzi. Nel complesso le previsioni sono di espansione dell’attività nei prossimi trimestri.

– In Giappone, il PMI manifatturiero flash di settembre ha registrato un modesto calo a 51 da 51,5 di agosto. La produzione e gli ordini restano in territorio recessivo per il terzo mese consecutivo, mentre occupazione e prezzi continuano a segnalare trend in rialzo.

– Nel Regno Unito, lo sconcertante annuncio di una significativa riduzione delle imposte finanziata con emissione di debito ha messo in crisi la sterlina (1,055 contro dollaro stamane, -8% in due giorni) e fatto salire il premio per il rischio paese (CDS a 5 anni: 40pb contro 28pb il 21/9). Il ministro delle finanze ha promesso tagli delle imposte e dei contributi (per lo più a beneficio dei redditi più elevati) per GBP 45 miliardi senza presentare alcun aggiornamento delle proiezioni di bilancio e senza alcuna copertura. Tutto ciò in una situazione di surriscaldamento dell’economia che la BoE sta contrastando con rialzi dei tassi ufficiali. Si noti che le previsioni sul deficit 2022 erano già salite al 7,5% del PIL a causa delle misure contro la crisi energetica. Il paese rischia di trovarsi sotto pressione sul fronte del rating, oltre che della bilancia dei pagamenti, mentre la BoE sarà obbligata ad accelerare la restrizione monetaria.

Fonte: BondWorld.it


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