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Intesa Sanpaolo: La Francia tenta il rilancio dell’economia

Intesa Sanpaolo – Il piano presentato dal Governo sicuramente non manca di ambizione e ha l’obiettivo di contrastare lo choc alla domanda, che è quello che caratterizza l’attuale fase economica, in cui i livelli di fiducia delle famiglie sono compromessi e l’occupazione è a rischio.

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Il piano mirerà principalmente a mantenere il potere d’acquisto delle famiglie attraverso la salvaguardia dell’occupazione, allo stesso tempo stimolando le imprese a non rinunciare a investire, specialmente nel digitale e nell’economia verde.

Il Governo, dopo l’estate, ha presentato un piano di grande respiro per far ripartire l’economia nazionale colpita dalla pandemia e, attraverso nuovi interventi strutturali, gettare le fondamenta per la Francia del 2030 che è stato battezzato France Relance. Complessivamente il piano ammonterà a 100 miliardi di euro, il 4,9% del PIL di un anno. Il 40% verrà coperto dall’Unione Europea attraverso Next Generation EU, mediante sovvenzioni erogate fra il 2021 e il 2026 e rimborsabili entro il 2058.

Cos’è France Relance?

Questo piano andrà ad aggiungersi ai pacchetti di aiuti già dispiegati dall’inizio della pandemia, avrà un orizzonte temporale di dieci anni ed è stato costruito su tre pilastri che rappresentano le priorità del Governo:

  1. un nuovo impulso per aumentare la competitività delle aziende attraverso una rimodulazione delle fiscalità delle imprese, fondi e aiuti ai settori a più alto impatto tecnologico e finanziare ricerca e sviluppo, ulteriore diffusione delle tecnologie digitali, e supporto alla capacità delle aziende di avviare nuovi investimenti attraverso un sostegno ai mezzi propri aziendali;
  2. fondi destinati alla riconversione energetica del Paese, che da sempre è uno degli obiettivi del quinquennio presidenziale di Macron e che si articola in rinnovamento delle fonti energetiche, rinnovamento urbano, abbandono del carbone per usi industriali, economia circolare, transizione agricola, diffusione di tecnologie e mobilità verde;
  3. un aumento della coesione sociale che comprima le diseguaglianze attraverso sistemi di solidarietà inter-generazionale, territoriale, sostegno al precariato e all’occupazione e nuovi investimenti per rafforzare la sanità.

La regia del piano, anche al fine di assicurarne la speditezza, sarà in capo al primo ministro che tramite un comitato nazionale coordinerà direttamente col suo gabinetto la distribuzione dei fondi, che non saranno quindi assegnati ai singoli ministeri. Verranno poi creati dei comitati regionali che riceveranno le direttive da quello centrale. Rispetto ai precedenti programmi di aiuti, questa è una novità che dovrebbe garantire una più veloce e precisa assegnazione dei fondi, limitando sprechi e i colli di bottiglia burocratici.

Gli interventi più massicci saranno il taglio delle imposte alle aziende, il potenziamento delle infrastrutture e tecnologie “verdi” e la salvaguardia dell’impiego (compresi gli aiuti ai giovani). La gran parte delle misure sarà in vigore nel biennio 2021-22. All’interno dei numerosissimi interventi delineati, nel 2020 sarà erogata solo una minoranza delle nuove iniziative, complessivamente quantificabili in massimo 2-3 miliardi di nuovi fondi entro la fine dell’anno. Altre misure ricomprese nel piano, come per esempio alcuni interventi a salvaguardia dell’occupazione, sono già attivi da luglio.

La misura a riduzione della fiscalità è forse il dispositivo più potente messo in atto e mira a tagliare in modo permanente di 10 miliardi all’anno, a partire dal biennio 2021-22, la tassazione alle imprese attraverso:

  1. il dimezzamento della CVAE;
  2. la riduzione della tassa fondiaria sui terreni industriali;
  3. appiattimento della CET.

Queste misure rientreranno nella manovra finanziaria 2021. Secondo i calcoli del Governo, sosterranno per il 42% le imprese di medie dimensioni, per il 32% le PMI e per il 26% le aziende di maggiori dimensioni. Nelle intenzioni, l’alleggerimento del carico fiscale dovrebbe permettere di salvaguardare l’occupazione e sostenere gli investimenti.

A questo provvedimento si aggiungerà il finanziamento dei mezzi propri attraverso fondi a garanzia statale messi a disposizione delle imprese per accedere a prestiti partecipativi erogati dalle banche. Secondo le stime del Governo l’effetto leva delle garanzie statali dovrebbe a sua volta permettere la distribuzione di 10-15 miliardi di prestiti bancari.

Altro pilastro importante sarà il sostegno all’occupazione attraverso l’attività parziale di lunga durata che mira a supportare le aziende di qualunque settore e permette al datore di lavoro di ridurre il costo del lavoro fino a un minimo del 40% garantendo tra il 56% e il 60% del salario originario finanziato dallo Stato. In contropartita il datore deve garantire dei livelli minimi in termini di impiego e formazione professionale. Tutti i fondi di questa misura, pari a 6,6 miliardi saranno erogati l’anno prossimo.

Che impatto avrà sulla crescita?

Dei 100 miliardi stanziati, circa 20 saranno sotto forma di prestiti o garanzie mentre altre misure, come quelle di supporto all’occupazione o quelle a rafforzamento dei fondi propri aziendali, sono già attive da quest’anno.

Cumulato anche ai pacchetti di aiuti già stanziati per il 2020, lo stimolo fiscale ammonta quest’anno al 7-8% del PIL in gran parte già assorbito dal sistema tra la fine del secondo e il terzo trimestre. France Relance non ha impatto sulla crescita 2020, che a nostro avviso dovrebbe rimanere in rotta per un -9,5% a/a.

Complessivamente le risorse fresche stanziate nel 2021 saranno poco meno di 39 miliardi, pari a circa l’1,6% del PIL. La quota destinata al mantenimento dell’occupazione, circa un terzo dei fondi 2021, servirà a garantire una tenuta dei consumi delle famiglie, che per l’anno prossimo confermiamo in recupero del 5,5% dal -8,9% atteso per il 2020. Solo dal 2022 i consumi torneranno sul livello pre-epidemico. Complessivamente il Governo stima di recuperare con queste misure circa 160 mila posti di lavoro all’anno tra 2021 e 2022 a fronte dei quasi 800 mila che si prevede si perderanno quest’anno.

Il taglio fiscale alle imprese potrebbe avere effetti positivi sugli investimenti fissi privati. Tuttavia, la loro efficacia sarà collegata al recupero dei livelli di fiducia delle imprese, che per ora rimangono modesti e dell’8-10% inferiori ai livelli di lungo termine. In assenza di una percezione di riduzione dei livelli d’incertezza, le imprese difficilmente intraprenderanno nuovi investimenti non strettamente necessari.

Attualmente gli investimenti sono visti in recupero del 9,2% circa nel 2021 dal -14,4% atteso per il 2020. Se ipotizzassimo ottimisticamente una completa ri-allocazione delle minori imposte in investimenti produttivi, avremmo un aumento degli investimenti medio annuo del 16%. È tuttavia realistico pensare che solo in parte il taglio fiscale andrà ad alimentare nuovi investimenti, e questa quota pensiamo sarà correlata al recupero di fiducia da parte delle aziende nel corso dell’anno.

Se l’impatto sugli investimenti fissi fosse in un intorno del +3,4% nel 2021, ciò aumenterebbe il PIL di circa lo 0,7% nel 2021.

In conclusione, il piano del Governo sicuramente è riuscito a mobilitare una mole di risorse che in circostanze normali difficilmente si sarebbero potute recuperare, tuttavia queste stesse risorse saranno declinate e investite in tantissimi rivoli, cosa che rende arduo valutarne l’impatto economico. Non è nemmeno escluso che l’allocazione di risorse riuscirà a rispettare il calendario ufficiale, cosa che potrebbe quindi significare una diluizione dell’impatto verso il 2022-23.

Le due misure più importanti che, a nostro avviso, potrebbero impattare positivamente e in modo tangibile nel 2021 sono il taglio fiscale alle imprese e il supporto all’occupazione, misure che complessivamente potrebbero innalzare quindi la crescita 2021 da 7,0% a 7,7%.

Sulla base delle ultime voci di stampa, non è escluso che la seconda ondata della pandemia che sta colpendo in queste settimane il Paese più duramente che altrove possa produrre una parziale rimodulazione del piano originario, nel caso che il Paese andasse incontro a nuove chiusure generalizzate.

Fonte: BondWorld.it


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