Intesa Sanpaolo – La riunione del FOMC si è conclusa con un voto unanime per un rialzo di 75 pb, che ha portato l’obiettivo dei fed funds a 3,75-4%.
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Il focus del messaggio della Fed si è spostato, come previsto, dalla corsa univoca dei tassi verso l’alto, alla calibrazione degli interventi futuri, da attuare valutando gli effetti ritardati della restrizione monetaria cumulata. La conferenza stampa ha dato una connotazione generalmente hawkish al messaggio apparentemente neutrale del comunicato, segnalando una preferenza per un sentiero meno ripido, ma con un punto di arrivo potenzialmente più elevato rispetto a quanto segnalato a settembre. Nel comunicato, si introduce la nuova fase della strategia della Fed affermando che saranno appropriati “continui” interventi con “l’obiettivo di raggiungere una stance di politica monetaria abbastanza restrittiva da riportare l’inflazione al 2% nel tempo”. Inoltre, si specifica che “nel determinare il ritmo degli aumenti futuri dell’intervallo obiettivo, il Comitato prenderà in considerazione la restrizione cumulata della politica monetaria, i ritardi con cui la politica monetaria influenza l’attività economica e l’inflazione, e gli sviluppi economici e finanziari”. Nella conferenza stampa, Powell ha affermato che “la questione di quando moderare il ritmo dei rialzi è ora molto meno importante della questione di quanto in alto portare i tassi e per quanto tempo mantenere la politica monetaria restrittiva”. Powell ha ricordato che “c’è ancora da fare” e la Fed “manterrà la rotta fino a quando il lavoro non sarà concluso”, segnalando che alla prossima riunione il ritmo di aumento dei tassi potrebbe essere ridotto, ma nel 2023 il punto di arrivo potrebbe essere più elevato di quanto previsto a settembre. Per ora riteniamo che la prossima mossa sia di 50 pb a dicembre, ma vediamo anche rischi elevati di un altro rialzo di 50 pb a febbraio, rispetto ai 25 pb previsti dal grafico a punti e dal nostro scenario. Il punto di arrivo dei fed funds potrebbe muoversi al 5% nel 1° trimestre 2023.
Oggi, l’ISM dei servizi a ottobre dovrebbe correggere a 55,1 da 56,7, mantenendo ampio il differenziale con il PMI dei servizi, in territorio recessivo da diversi mesi. L’indagine dovrebbe mostrare ulteriore indebolimento sia dell’occupazione che dell’attività, con indicazioni di rallentamento della domanda, collegato ai prezzi elevati, e di compressione dei margini. Ieri, la stima ADP degli occupati non agricoli privati a ottobre ha rilevato un aumento di 239 mila posti, spinti dai servizi (in particolare, ricreazione e tempo libero) a fronte di correzioni nelle costruzioni e nel manifatturiero.
Oggi il tasso di disoccupazione è atteso stabile a settembre al 6,6% nell’area euro e al 7,8% in Italia. Ieri in Germania la disoccupazione è rimasta invariata al 5,5% ad ottobre, e le stime finali dei PMI manifatturieri sempre relative a ottobre hanno subito revisioni al ribasso in Germania, Francia ed Eurozona; in calo rispetto al mese precedente le prime stime per Italia e Spagna.
In Cina l’indice PMI dei servizi rilevato da Caixin Markit è sceso da 49,3 in settembre a 48,4 in ottobre, segnalando che le misure di contenimento dei contagi hanno contribuito ad un’ulteriore contrazione dell’attività nel settore.
Fonte: BondWorld.it
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