Intesa Sanpaolo – Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, ha dichiarato che se le prospettive di inflazione resteranno le stesse in marzo, si esprimerà a favore di una normalizzazione della politica monetaria.
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Ciò implicherebbe interrompere gli acquisti netti “nel corso del 2022”, e poi alzare i tassi ufficiali “prima della fine di quest’anno”. Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo BCE, ha legato la possibilità di una correzione della politica monetaria all’eventualità che l’inflazione sia sopra l’obiettivo nel medio termine. Schnabel ha puntualizzato che le modifiche saranno comunque “graduali”. Le dichiarazioni di Nagel, Schnabel e, nei giorni scorsi, Knot e Lagarde, non sono coerenti con uno scenario di rialzo dei tassi nei mesi estivi, mentre sono compatibili con una mossa nel quarto trimestre 2022.
Oggi la Commissione Europea pubblica le previsioni macroeconomiche d’inverno. L’aggiornamento ad interim di febbraio (che non include le proiezioni sugli indicatori di finanza pubblica) potrebbe evidenziare una nuova revisione al ribasso delle previsioni sulla crescita del PIL nel 2022, intorno al 4% (da 4,3%) e una revisione verso l’alto delle previsioni per il 2023, probabilmente intorno al 2,5% (da 2,3%). È inoltre probabile una ampia revisione al rialzo delle stime di inflazione, che tre mesi fa si attestavano al 2,2% per il 2022 e all’1,4% per il 2023.
Ieri In Italia la produzione industriale è calata più del previsto a dicembre, di -1% m/m, dopo il robusto incremento di 2,1% m/m (rivisto al rialzo da 1,9%) di novembre. Su base tendenziale la crescita ha rallentato al 4,4% da 6,6%. Nonostante la contrazione di dicembre l’industria è comunque salita di 0,5% t/t nel 4° trimestre mentre nel 2021 la produzione è cresciuta in media dell’11,8% rispetto al 2020. Lo scenario per la manifattura italiana a inizio 2022 appare però meno promettente: la produzione potrebbe essere calata anche a gennaio, penalizzata dal rincaro dell’energia, mentre la recrudescenza dei contagi potrebbe aver inciso sulle ore lavorate per via delle quarantene.
– Oggi negli Stati Uniti il focus sarà sul CPI di gennaio. La previsione è un aumento di 0,5% m/m sia per l’indice headline sia per quello core, con l’inflazione sui massimi da 40 anni (7,3% a/a e 5,9% a/a, rispettivamente). I beni dovrebbero ancora registrare variazioni sostenute, con le auto usate in rialzo solido, intorno a 0,8% m/m. Nei servizi, l’abitazione dovrebbe mantenersi su un trend compreso fra 0,3% e 0,4% m/m per via dell’accelerazione degli affitti. Le tariffe aeree dovrebbero essere ancora deboli per via di Omicron, mentre nella ristorazione, dovrebbe prevalere l’impatto dei rialzi salariali rispetto a eventuali ricadute dall’aumento dei contagi. Eventuali sorprese verso l’alto potrebbero spostare il consenso nel FOMC verso un rialzo di 50 pb a marzo.
Ieri, Mester (Cleveland Fed) ha dato un quadro positivo dell’economia e ha detto che a suo avviso l’inflazione scenderà, ma resterà sopra il 2% nel 2022 e nel 2023. Mester ritiene che potrebbe essere opportuno vendere una parte dei titoli MBS per accelerare la transizione verso un portafoglio composto principalmente da Treasury. Secondo Mester, a meno di eventi inattesi, sarà appropriato alzare i tassi a marzo, seguendo un sentiero più veloce rispetto al 2015, dato che l’inflazione è considerevolmente più elevata e il mercato del lavoro più sotto pressione.
Fonte: BondWorld.it
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