Intesa Sanpaolo – Il PMI manifatturiero globale mostra un allentamento delle tensioni sulle catene internazionali di fornitura: l’indice dei tempi di consegna (42,3) è al livello più alto dal novembre 2020, mentre gli ordini da evadere (50,0) è al livello più basso dal luglio 2020.
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Oltre alla riapertura della Cina, che spiega l’aumento dell’indice di produzione a 52,5, il miglioramento riflette un calo della domanda internazionale, di cui è sintomo il persistere sotto 50 dell’indice degli ordini esteri (49,5). L’indagine mostra anche pressioni meno diffuse sui costi degli input (68,2) e sui prezzi di vendita (60,5). I PMI sono attualmente coerenti con una crescita globale di 2,5- 3,2%, come nel 2018-19.
– In area euro, l’agenda odierna prevede soltanto la pubblicazione dei dati europei sui prezzi alla produzione, che in maggio dovrebbero essere rallentati su base tendenziale – ma con tassi di variazione ancora molto elevati. i dati di produzione industriale di maggio dovrebbero registrare una crescita dell’output in Germania (giovedì) e Francia (martedì), in un contesto però di generale debolezza per il settore. Venerdì la produzione potrebbe invece tornare a calare in Italia dopo tre progressi consecutivi. Nel complesso dell’Eurozona le vendite al dettaglio potrebbero rimbalzare solo parzialmente a maggio. In calendario anche le stime finali dei PMI dei servizi di giugno e la prima lettura italiana.
– Questa mattina in Germania i dati destagionalizzati e corretti per gli effetti del calendario sul commercio internazionale di maggio hanno evidenziato una contrazione delle esportazioni ( -0,5% m/m) ed una crescita delle importazioni (+2,7%% m/m). Il saldo commerciale è risultato pari a -1 mld (in termini destagionalizzati) in maggio, da 3 mld (dato rivisto da 3,5 mld) di aprile.
Venerdì, in Italia la stima preliminare dei prezzi al consumo ha spinto l’inflazione calcolata sulla base dell’indice NIC all’8% a/a da 6,8% di maggio, e quella armonizzata all’8,5% a/a da 7,3% precedente, superando di gran lunga le attese. Ancora una volta, il forte rialzo è imputabile alla componente energetica ed alimentari ma con pressioni inflattive ormai diffuse a tutti i principali comparti. Riteniamo che l’inflazione possa seguire un trend discendente a partire dal 3° trimestre. La media d’anno potrebbe attestarsi intorno al 7,2% nel 2022 e oltre il 3% nel 2023 (sull’indice armonizzato), con rischi verso l’alto. Nell’Eurozona i prezzi al consumo a giugno hanno registrato un nuovo rialzo di 0,8% m/m e l’indice core è cresciuto di 0,4% m/m. L’inflazione headline, a 8,6% a/a (sopra la stima di consenso di 8,3%), e quella core, a 4,6% a/a, sono sui massimi dal 1998 (ovvero da quando esistono i dati comparabili). I prezzi dovrebbero crescere del 7,4% in media annua nel 2022 e intorno al 4% nel 2023.
– Negli Stati Uniti, oggi i mercati sono chiusi per Independence Day. La settimana sarà dominata dalla pubblicazione dei verbali della riunione del FOMC e dei dati del mercato del lavoro di giugno. I verbali dovrebbero confermare la determinazione della Fed a piegare l’inflazione a ogni costo e l’employment report dovrebbe mostrare ancora una crescita sostenuta degli occupati non agricoli, stabilità del tasso di disoccupazione a 3,6% e salari orari in rialzo di 0,3% m/m, come nei due mesi precedenti. L’ISM dei servizi di giugno è atteso in calo contenuto, e la bilancia commerciale dovrebbe mostrare una chiusura del deficit a maggio. Venerdì, l’ISM manifatturiero di giugno è calato a 53, da 56,1 di maggio, con indicazioni di rallentamento della domanda evidenti dalla contrazione di ordini (a 49,2) e occupazione (a 47,3) in territorio recessivo. Le imprese riportano indebolimento della domanda e una riduzione delle pressioni dal lato dell’offerta. L’indice dei prezzi ha corretto a 78,5, su livelli sempre elevati e segnala inflazione ancora sostenuta.
Fonte: BondWorld.it
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