Intesa Sanpaolo – I verbali della riunione del FOMC di marzo, come atteso, hanno suggellato le aspettative di via libera per una rimozione rapida dello stimolo monetario su tutti i fronti.
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Nella discussione sulla politica monetaria, “molti partecipanti” avrebbero preferito un rialzo di 50 pb a marzo, ma “un certo numero” ha poi giudicato appropriato un rialzo di 25 pb per via dell’incertezza associata all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. In generale, “molti partecipanti” hanno rilevato che uno o più aumenti di 50 pb dell’intervallo obiettivo potranno essere “appropriati alle prossime riunioni, soprattutto se le pressioni inflazionistiche resteranno elevate”. Il consenso riteneva appropriato spostare la stance della politica monetaria verso la neutralità “velocemente”. Poi, a seconda dell’evoluzione delle condizioni economiche e finanziarie, “uno spostamento verso condizioni più restrittive potrebbe essere giustificato”. Manteniamo la previsione di due rialzi consecutivi di 50 pb a maggio e giugno, seguiti da interventi successivi che portino i Fed Funds alla neutralità (2,5%) entro l’autunno.
I rischi della nostra previsione sono verso l’alto, con la possibilità di rialzi di 50 pb anche a luglio e settembre, per accelerare eventualmente il raggiungimento del livello neutrale dei tassi e iniziare già nel 2022 la fase propriamente restrittiva di questo ciclo. Per quanto riguarda il bilancio, il programma di riduzione dovrebbe iniziare già a maggio e portare i limiti ai reinvestimenti di titoli rapidamente al regime mensile di 60 mld per i Treasury e 35 mld per gli MBS, con una riduzione prevista intorno a 650 mld nel 2022. Le scadenze non rinnovate dovrebbero essere prevalentemente concentrate sui titoli con cedola e riguardare i T-bill solo in modo residuale. In conclusione, il FOMC si appresta ad accelerare rapidamente la rimozione dello stimolo monetario, in modo da raggiungere la neutralità dei tassi entro l’autunno e muoversi se, come probabilmente sarà necessario, in territorio restrittivo nei trimestri successivi.
– Nel DEF, il Governo italiano ha rivisto al ribasso le stime di crescita del PIL (nel quadro programmatico) a 3,1% nel 2022, 2,4% nel 2023 e 1,8% nel 2024 (da 4,7%, 2,8% e 1,9%, rispettivamente, dello scorso settembre). Tuttavia, grazie al miglioramento dei tendenziali, l’indebitamento netto è confermato sullo stesso profilo atteso sei mesi fa, al 5,6% del PIL nel 2022, al 3,9% nel 2023 e al 3,3% nel 2024.
Poiché il deficit tendenziale 2022 è pari al 5,1%, lo spazio per ulteriori interventi espansivi quest’anno (che verranno dettagliati in un decreto entro aprile) è pari a mezzo punto di PIL ovvero 9 miliardi (4,5 miliardi per prorogare le misure contenute nel “DL bollette” e 5 miliardi per nuovi interventi per il contenimento dei prezzi energetici, la copertura dei maggiori costi delle opere pubbliche, l’aumento dei fondi per le garanzie sul credito e altre misure per le aziende e per l’assistenza dei profughi ucraini); per l’anno prossimo, la manovra si riduce invece a soli due decimi di PIL. Il debito è visto in calo al 147% del PIL quest’anno, al 145,2% nel 2023 e al 143,4% nel 2024 (complice anche l’aumento del deflatore del PIL, tutto il profilo del rapporto debito/PIL è spostato verso il basso rispetto alle attese di sei mesi fa).
– Questa mattina in Germania la produzione industriale è cresciuta lievemente di 0,2% m/m a febbraio, dopo l’1,4% precedente (rivisto al ribasso da 2,7% m/m). Rispetto a febbraio 2020 l’output risulta più basso di -3,8% (dato destagionalizzato e corretto per gli effetti di calendario). Il manifatturiero ha visto una crescita marginale di 0,1% m/m, spiegata dall’aumento dei beni di consumo (4% m/m) ed intermedi (0,5% m/m); cresce anche il settore energia (4,9% m/m), mentre le costruzioni registrano un calo di -0,7% m/m dopo il forte balzo di gennaio. In area euro i dati nazionali già pubblicati puntano verso un modesto incremento delle vendite al dettaglio a febbraio, stimiamo intorno allo 0,5% m/m da un precedente 0,2%.
La BCE pubblicherà i verbali della riunione di politica monetaria di marzo. Ieri Nagel (Bundesbank) ha dichiarato in un’intervista che “presto” i tassi inizieranno a salire. Sempre ieri, in area euro il PPI a febbraio è cresciuto di 1,1% m/m dopo il 5,1% di gennaio, portando l’inflazione dei prezzi alla produzione ad un nuovo massimo storico di 31,4% a/a da un precedente 30,6%. Le pressioni a monte della catena produttiva dovrebbero intensificarsi da marzo; solo una parte di esse è stata trasferita a valle, il che segnala chiari rischi al rialzo ulteriori sul sentiero dei prezzi al consumo nei prossimi mesi.
– Negli Stati Uniti oggi gli unici dati in uscita sono quelli relativi ai sussidi di disoccupazione di inizio aprile, che dovrebbero mantenersi su livelli storicamente bassi e coerenti con una domanda persistentemente solida.
Ieri, dalla Fed, Harker (Philadelphia Fed) ha detto che l’inflazione troppo alta lo preoccupa profondamente. Harker si aspetta una serie di rialzi “deliberati e metodici” che dovrebbero portare l’inflazione verso il 4% nel 2022 e all’obiettivo del 2% nei due anni successivi.
Fonte: BondWorld.it
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