Invesco : L’equilibrio tra obiettivi del conflitto in Iran ed agenda di politica interna diventa sempre più precario di settimana in settimana per l’amministrazione americana, nel fine settimana si è intravista una prima un’apertura verso la de-escalation delle ostilità.
A cura di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco
La situazione rimane comunque altamente incerta e la tensione sui mercati aumenta sotto il peso della situazione attuale, le banche centrali ci hanno detto forte e chiaro che fare previsioni sullo scenario economico è oggi praticamente impossibile.
Nel caso più avverso il perdurare della crisi energetica potrebbe fare emergere non solo il rischio inflazione ma uno scenario di recessione, con le informazioni a disposizione al momento le curve dei tassi vanno quindi a scontare una crescente probabilità della prima eventualità mentre i mercati azionari della seconda.
Le possibili restrizioni alle catene di approvvigionamento su altre materie prime e prodotti, come i fertilizzanti per i prodotti agricoli e quindi sui beni alimentari, o l’elio sulla produzione di semiconduttori in Corea e Taiwan, sono ulteriori elementi destabilizzanti che rientrano oggi nelle quotazioni dei mercati, la settimana scorsa il posizionamento degli investitori è risultato infatti ulteriormente indebolito.
In questo contesto il manifesto dell’amministrazione americana vive un periodo di elevata incertezza, abbattere il costo della vita e quindi l’inflazione e ridurre il coinvolgimento americano in guerre ne erano i punti cardine; le implicazioni sulla politica economica del conflitto in Iran vanno in direzione opposta con il rialzo di benzina e diesel, dollaro e tassi sui mutui.
Il conflitto appare inoltre spostarsi su un piano che segue uno schema da guerra fredda, in cui l’Iran riesce a rispondere alla distruzione con minacce di distruzione reciproca soprattutto rispetto alle infrastrutture energetiche nei paesi del golfo. Le dinamiche di una de-escalation sono complicate, la tensione rimarrà alta ancora per più tempo ma i mercati finanziari hanno un chiaro punto focale nello Stretto di Hormuz, anche una marginale riapertura rimane la variabile chiave per tornare a scontare nei premi per il rischio quello scenario di resilienza economica ed una fase di espansione del ciclo che era il regime macroeconomico dominante.
I segnali di tensione sul mercato energetico da monitorare rimangono: lo spread tra quotazioni del petrolio WTI e Brent, lo spread rispetto al petrolio Dubai che nonostante sia di qualità inferiore tratta oggi ad un ampio premio, la curva a termine del Brent e quanto l’immissione sul mercato di 400 milioni di barili in riserve strategiche sia un fattore di stabilizzazione.
Le banche centrali stanno in un certo senso assecondando le attese di mercato, che rimangono altamente volatili a causa della forte incertezza, portando al mercato una strategia di attesa ad oggi ma con la prontezza ad agire in caso di necessità, i tassi d’interesse Fed e BCE sono stati lasciati invariati. Powell ha sottolineato come nessuno abbia sufficiente visibilità sulla situazione e anche le proiezioni economiche pubblicate dalla Fed siano altamente incerte. La posizione di politica monetaria più efficace è apparsa quella di portare una sorta di messaggio restrittivo senza agire in concreto, posizionandosi pronti ad intervenire come le attese di mercato indicano, mentre se le tensioni dovessero riassorbirsi il mercato avrebbe tutto lo spazio per allentare da solo le recenti pressioni sui tassi.
La Fed ha ricordato come sia ancora concreta la possibilità di poter guardare oltre la volatilità dell’inflazione aggregata focalizzandosi su quella core; tuttavia, uno dei membri del comitato che nelle ultime riunioni aveva votato per un taglio ha spostato la sua preferenza verso la stabilità dei tassi. BCE e soprattutto Bank Of England hanno approfittato delle attese di mercato ormai consolidate per portare un messaggio restrittivo preventivo. I tassi a breve termine nella Area Euro e soprattutto in Gran Bretagna sono saliti molto, i tassi UK a 2 anni hanno corretto quasi 100 punti base dalla fine di febbraio denotando una reazione del mercato che potrebbe iniziare a creare valore rispetto ai fondamentali. Sui tassi a più lungo termine il rischio d’inflazione è ancora il fattore dominante ma il mercato inizia a scontare il peso della spesa pubblica americana nel finanziamento del conflitto, con stime tra 1 e 2 miliardi di dollari al giorno.
Intanto l’attività economica in Cina ha dato segnali positivi sul fronte degli investimenti e della spesa dei consumatori, mentre a livello globale continua ad emergere evidenza della forte domanda sull’ecosistema del Cloud, con gli investimenti in infrastrutture AI e datacenter che stentano a soddisfare la richiesta.
Questa settimana avremo un primo aggiornamento sulla fiducia delle imprese dopo l’inizio del conflitto con gli indici Pmi, e anche indicazioni su fiducia dei consumatori sia in Europa che Stati Uniti.
Fonte: InvestmentWorld.it
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