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Invesco : Il Mercato alla Prova del Golfo

Invesco : Il conflitto in Iran determina il passaggio ad un regime di volatilità in cui il rischio geopolitico diventa, nel breve periodo, la variabile dominante il premio per il rischio azionario a livello globale.

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A cura di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco


L’attacco militare di per sé non è una sorpresa per il mercato, il dispiegamento di forze organizzato dagli Stati Uniti nel Golfo e le posizioni iraniane emerse dai recenti negoziati, avevano già determinato l’opzione di intervento militare come lo scenario base. La durata del conflitto è la principale variabile in gioco, il prezzo del petrolio chiaramente il barometro della situazione.

L’impatto su inflazione attesa, proiezioni sui tassi d’interesse e mercato valutario tramite le variazioni dei termini di scambio su import/export di materie prime sono le variabili fondamentali in gioco; tuttavia, il rialzo nei costi energetici e di trasporto dovrà permanere nel medio periodo per impattare in maniera significativa il contesto macro. In Europa il rischio legato alla volatilità nel prezzo del gas è maggiormente sensibile. Movimenti di avversione al rischio sono evidenti dalle prime ore di contrattazione della settimana, oro, franco svizzero, dollaro e titoli governativi i porti sicuri per gli investitori.

Al netto della volatilità di breve periodo, un elemento critico per questi mercati rimane quello della tenuta degli spread di credito. L’aumento della leva finanziaria in aree come gli hyperscaler ha nelle scorse settimane instaurato un primo movimento di allargamento degli spread dovuto al forte volume di nuove emissioni, alle preoccupazioni per le disruption legate all’AI e a pressioni settoriali specifiche nel software; il sentiment sul segmento high yield è peggiorato la settimana scorsa anche a causa dell’insolvenza del gruppo MFS nel Regno Unito.

Il quadro fondamentale rimane comunque positivo per l’economia globale, inoltre i mercati azionari hanno nel mese di febbraio già ridotto in maniera sostanziale alcuni squilibri di posizionamento. La rotazione verso gli “halo”: “hard assets low obsolensce”, cioè business tangibili con asset reali e a minore rischio di obsolescenza a causa del AI, ha portato ad un deciso de-rating nei multipli di valutazione di molti settori e le posizioni a leva di hedge funds e investitori sistematici sono state ridotte. La reazione del titolo Nvidia a fronte di risultati trimestrali migliori dele attese ne è ulteriore riprova; le posizioni sono state aggiustate principalmente tramite il mercato delle opzioni e l’incapacità del titolo di sviluppare un chiaro trend al rialzo ha portato alla cosiddetta “trappola del gamma”, dove cioè i broker e dealer hanno venduto le azioni per coprirsi delle loro posizioni, determinandone il ribasso.

Le forze di Stati Uniti e Israele hanno conseguito la piena superiorità aerea sul territorio iraniano, la sorpresa maggiore è stata la natura sempre più indiscriminata della risposta iraniana tramite missili e droni contro infrastrutture civili nei paesi del Golfo. Mentre il settore petrolifero della regione, soprattutto in Arabia Saudita, non viene colpito. La natura indiscriminata degli attacchi produrrà un effetto controproducente per l’Iran, i paesi del Golfo assumeranno probabilmente un ruolo più attivo nel contrastarne l’offensiva, mentre per gli Stati Uniti aumenta l’incentivo a proteggere alleati importanti nella regione.

La prospettiva a medio-lungo termine di un nuovo regime iraniano in cui elementi di politica economica e di sviluppo prendono il sopravvento rispetto al radicalismo e maggiore stabilità nell’intera regione, sono elementi di supporto strutturale che i mercati non sottovaluteranno anche al netto della volatilità di breve termine. La posizione defilata della Cina è un altro punto importante che conferma accordi pregressi; l’indebolimento del regime iraniano, un minore ruolo destabilizzante e l’utilizzo più efficiente delle ampie capacità produttive di petrolio sono fattori di lungo periodo molto importanti per la Cina. Sulle prospettive del controllo di Taiwan avremo modo di parlarne in episodi successivi.

L’eliminazione di Khamenei all’avvio del conflitto rappresenta un successo tattico e operativo di rilievo, ma non è certo che la coesione del regime si riduca, anzi potrebbe rafforzare le componenti più radicali e favorire l’emergere di una leadership ancora più intransigente. La dinamica di un eventuale transizione rimane il tema cruciale che determinerà la exit strategy degli Stati Uniti e la durata dell’operazione militare. Tuttavia, è probabile che i raid di Israele e Stati Uniti si concentrino sempre più sulle istituzioni responsabili della repressione interna, creando quindi le condizioni per una nuova ondata di proteste popolari; le mobilitazioni interne rimangono dunque un fattore chiave.

I costi assicurativi in forte aumento hanno ridotto in modo significativo il traffico marittimo da e verso il Golfo Persico. A parte la dichiarazione simbolica di chiusura dello Stretto di Hormuz alle navi statunitensi “nemiche”, alla quale la marina USA non attribuirà alcun valore, Teheran non tenterà una chiusura effettiva. Alle petroliere dirette in Cina dovrebbero infatti essere garantito un passaggio sicuro, l’eventuale contrazione del flusso di greggio dovrebbe risultare breve. In questa direzione va anche l’annuncio OPEC+ di un aumento produttivo di 206.000 barili al giorno, che contribuirà, almeno sul piano delle aspettative, a stabilizzare il mercato.

La sessione di domenica per i mercati del Medio Oriente ha sottolineato alcuni temi; primo fra tutti la resilienza del settore energetico, con Aramco che ha chiuso la seduta in rialzo del 2%, ma anche della difesa. La compressione delle valutazioni nel settore bancario della regione ha sottolineato una corsa del mercato a vendere le posizioni più liquide ed un aumento generalizzato nel costo del capitale azionario. Consumi discrezionali, turismo e trasporti hanno sofferto del declino nel sentiment di mercato, mentre Qatar e Abu Dhabi sono i mercati più sensibili all’instabilità nel flusso commerciale di Hormuz.

La rottura del sentiment di mercato porterà nel breve termine ripercussioni negative ai mercati emergenti in maniera più allargata dove il rialzo del prezzo del petrolio e del dollaro porteranno una restrizione delle condizioni finanziarie. Dopo il recente forte momentum positivo si potranno verificare prese di profitto più decise, anche se nella prima sessione della settimana l’indice Kospi ha subito un calo solo del 1%.

Sul fronte di inflazione e politiche monetarie, dobbiamo distinguere tra Stati Uniti, dove l’impatto sui FED Funds sarà limitato, rispetto alla BCE dove un’inflazione più sensibile al prezzo di petrolio e gas potrebbe creare un re-pricing temporaneo di eventuali rialzi ai tassi di riferimento, nel frattempo dinamiche di crescita in Germania continuano a mostrare sempre più evidenze dell’impatto positivo derivante dalla nuova spesa fiscale.

Fonte: InvestmentWorld.it


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