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Invesco : Rompere la concentrazione del mercato con azioni globali

Invesco : Gli investitori si sono tradizionalmente affidati alle azioni globali per sbloccare valore attraverso la diversificazione settoriale e geografica.

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A cura di Stephen Anness, Head of Global Equities di Invesco


Tuttavia, la concentrazione di mercato nelle mani di un piccolo numero di big tech e giganti dell’intelligenza artificiale (IA) statunitensi rappresenta un rischio sempre più concreto. Benché l’esposizione a queste società si sia rivelata redditizia negli ultimi anni, riteniamo che l’evoluzione continua delle tendenze evidenzi la necessità di un approccio più attivo, dal momento che queste aree non sono più considerate un blocco monolitico.

Perché investire in azioni globali

Ogni Paese o area geografica offre esposizioni e punti di forza unici. Alcune sono orientate alle risorse naturali o alla capacità manifatturiera, altre sono più esposte alla tecnologia e altre ancora ai consumatori. I punti di forza possono mutare e le dinamiche possono evolvere velocemente. I leader di oggi possono rapidamente diventare i “ritardatari” del domani. Ecco perché è sempre fondamentale mantenere l’attenzione focalizzata su società di alta qualità e con valutazioni interessanti, indipendentemente dall’area geografica.

Di recente, abbiamo assistito a una forte concentrazione della leadership di mercato. Le magnifiche 7, Amazon, Apple, Alphabet, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla, e alcune società orientate all’IA hanno dominato i mercati per gran parte del 2025 e 2024. Ma questa concentrazione comporta dei rischi. Una volta che le aspettative degli investitori si fondano su valutazioni stellari, anche minime battute di arresto a livello di utili o previsioni future possono causare arretramenti pesanti.

Il trading guidato dall’IA sta diventando più articolato

Sebbene l’IA rappresenti sempre una forza potente, il percorso verso i profitti è tutt’altro che omogeneo. Il successo dell’IA non si basa soltanto sulla capacità di accedere a dati o piattaforme all’avanguardia. Richiede applicazioni specifiche per i vari domini, la capacità di navigare nel panorama normativo e modelli di business scalabili. Non tutti gli investimenti nell’IA avranno successo. Alcuni potrebbero avere difficoltà a monetizzare o subire l’erosione della concorrenza. Iniziamo a vedere chiari segnali che le performance dei titoli azionari in questo settore sono sempre più diversificate.

Negli ultimi anni, i grandi hyperscaler (società che forniscono infrastrutture e servizi di cloud computing su ampia scala) hanno tendenzialmente mostrato un andamento simile, seguendo lo stesso percorso di ascesa e caduta. Tuttavia, il trading guidato dall’IA non è più un monolite. Ne vediamo il riflesso nella correlazione media dei rendimenti tra i cinque principali hyperscaler, ossia Microsoft, Alphabet, Meta, Amazon e Oracle. La correlazione è stata tendenzialmente molto positiva per gran parte dell’ultimo decennio, ma di recente si è avvicinata allo zero (vedere il grafico seguente).

Le performance dei principali hyperscaler non sono più strettamente correlate

Riteniamo che questa situazione possa persistere e che, pertanto, richieda un’analisi fondamentale approfondita e una maggiore differenziazione. Gli investitori dovrebbero distinguere tra le società che si limitano a sperimentare l’IA e quelle che la integrano in maniera significativa nella loro core value proposition. Il riflesso superficiale nei multipli degli indici nasconde differenze sostanziali in termini di maturità della piattaforma, data moat e capacità di esecuzione.

Dove vediamo oggi delle opportunità

Nel contesto odierno caratterizzato da un rischio più elevato di concentrazione e da un ecosistema IA in fase di maturazione, è importante adottare un approccio selettivo, basato sui fondamentali. Anziché accettare un’allocazione generalizzata alle big tech e ai giganti dell’IA, gli investitori possono beneficiare di un portafoglio accuratamente selezionato che coglie le opportunità globali, valorizza la qualità ed evita le trappole di valore.

Fonte: InvestmentWorld.it


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