Invesco : La tenuta dei mercati azionari a fronte di tassi nominali elevati e volatili riflette, per gran parte, una delicata ricalibrazione al rialzo delle aspettative di crescita economica.
A cura di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco
I messaggi chiave della settimana:
– Utili sotto esame: l’azionario continua a scontare una forte accelerazione; le trimestrali saranno il banco di prova.
– Tassi elevati, crescita resiliente: la solidità del ciclo economico compensa tassi elevati e volatili.
– Europa: l’allargamento degli spread, in particolare in Francia, riporta al centro le condizioni finanziarie ed il rischio politico.
– Bond tornano competitivi: con rendimenti reali più elevati, il reddito fisso offre carry e convessità.
– Energia e geopolitica: tensioni nel Golfo continuano ad alimentare pressioni sui costi logistici e sull’inflazione.
Negli Stati Uniti, la resistenza dell’indice S&P 500 al consolidamento del Treasury decennale in area 5,30% è giustificata da un’espansione del tasso di crescita atteso degli utili che a 3 anni è prossima al 16% annuo.
Se negli USA, l’onere della prova è interamente spostato sulla capacità delle aziende di confermare questa accelerazione; in Europa, l’allargamento degli spread sta riaccendendo i timori di una crisi del debito sovrano e, nonostante valutazioni dipartenza più contenute, il rischio di una restrizione delle condizioni finanziarie crea un equilibrio più incerto. In un contesto macro dove la crescita economica globale si conferma solida e trainata da un ciclo di espansione del comparto aziendale, il margine di errore per le valutazioni azionarie a duration più lunga si assottiglia; qualsiasi delusione sul fronte della crescita degli utili rischia di innescare una contrazione dei multipli di mercato.
Le tensioni sul costo del debito sovrano francese sembrano peculiari rispetto alla crisi del 2012, un classico “doom-loop” dove la fragilità dei titoli di stato si trasferisce sul sistema bancario domestico è meno probabile, l’esposizione diretta delle istituzioni nazionali è infatti minoritaria. Quasi il 60% del debito è in mano a investitori esteri non bancari e questi operatori istituzionali subiscono uno shock aggiuntivo legato al deprezzamento dell’euro. Il rischio reale, dunque, è una liquidazione tecnica da parte di mandati globali non coperti dal rischio cambio, piuttosto che una crisi di solvibilità del credito. Gli indicatori di stress sistemico restano per ora contenuti.
Negli Stati Uniti, il riposizionamento restrittivo di alcuni esponenti chiave della Federal Reserve che stimano ulteriori rialzi per arginare l’inflazione, fissa un floor al costo del debito. All’interno della Fed sembra si stia delineando una strategia meglio condivisa, dove il rischio inflattivo anche sulle componenti core torna centrale, ma l’implementazione di ulteriori rialzi verrà gestita in maniera graduale e flessibile. Il ritorno dei rendimenti sui titoli di stato a lungo termine su livelli elevati sembra iniziare ad alterare le scelte di allocazione. È importante separare la percezione psicologica del rischio, che attualmente rimane elevata a causa della volatilità di breve periodo, dal profilo di rendimento atteso effettivo. Un ingresso obbligazionario a questi livelli può cominciare ad essere attraente, come la settimana scorsa abbiamo visto confermato nelle aste di Treasury. Il tasso di rendimento attuale offre infatti un cuscinetto di carry e una convessità in grado di aiutare ad assorbire eventuali shock in misura molto superiore rispetto all’era dei tassi compressi.
Il mercato energetico continua a operare in un regime di forte stress, fasi di escalation nel Golfo stanno imponendo un elemento di freno all’economia reale. Sebbene i volumi di greggio continuino a fluire, la forte inefficienza logistica si unisce alle difficoltà sul fronte della raffinazione.
La stagione delle trimestrali sta per iniziare. Il mercato mantiene una visione costruttiva sugli utili, ma con forte attenzione al rischio che i risultati effettivi possano deludere le aspettative. In queste settimane di volatilità l’incertezza è aumentata, ma gli utili potrebbero rappresentare un elemento di supporto per i mercati. Per l’S&P 500, il consenso stima una crescita degli utili del 24% nel terzo trimestre, mentre in Europa le aspettative si attestano al 19%. L’intelligenza artificiale continua a essere il principale motore negli Stati Uniti, ma la quota di titoli appartenenti all’azionario globale che mostra un’accelerazione della crescita degli utili è salita vicino ai massimi storici, mostrando una chiara estensione settoriale.
Fonte: InvestmentWorld.it
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