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Italia – Continua la crescita degli occupati. Risale l’inflazione

Il tasso di disoccupazione è salito a sorpresa all’11,6% a giugno, dopo essere calato a 11,5% a maggio. o Tuttavia, ancora una volta l’aumento è dovuto interamente al calo degli inattivi (-51 mila unità, quarta flessione consecutiva), che ha favorito un’espansione delle forze di lavoro di 98 mila unità (+0,4% m/m)….


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Commento di Paolo Mameli, Senior Economist – Macroeconomics and Fixed Income Research Department di Intesa Sanpaolo


Gli occupati sono aumentati per il quarto mese consecutivo (+71 mila unità ovvero +0,3% m/m, dopo le +24 mila ovvero +0,1% m/m di maggio) e il tasso di occupazione ha raggiunto, al 57,3%, un massimo dal 2009. o Il tasso di disoccupazione giovanile, in controtendenza rispetto all’indice generale, è sceso a 36,5% da 36,8%, raggiungendo un nuovo minimo da ottobre del 2012. Il calo è avvenuto nonostante una flessione degli inattivi. o A differenza del mese scorso, sono aumentati gli occupati indipendenti (+78 mila unità, dopo il calo di -20 mila precedente), mentre i dipendenti sono calati marginalmente (-7 mila unità, ripartito in egual misura tra lavoratori permanenti e temporanei) dopo gli aumenti consistenti dei tre mesi precedenti. La ripresa degli occupati è diffusa a tutte le principali classi di età, con l’unica eccezione dei 25-34enni (-10 mila). o Su base annua, l’occupazione totale mantiene un ritmo di crescita superiore a quello del PIL (+1,5% ovvero +329 mila posti di lavoro). A guidare la crescita tendenziale ancora una volta i dipendenti permanenti (+207 mila unità ovvero +1,4%). o In sintesi, la salita della disoccupazione nel mese non sembra indicare un’inversione di tendenza, perché la diminuzione degli inattivi (presumibilmente per via di un minor effetto-scoraggiamento) sta causando una pressione verso l’alto sul tasso dei senzalavoro. Tale tendenza potrebbe permanere nei prossimi mesi, ma in prospettiva la direzione è quella di un ulteriore calo dei disoccupati.

I prezzi al consumo sono cresciuti di 0,2% m/m a luglio secondo l’indice NIC e sono calati di -1,8% in base all’armonizzato Ue (che tiene conto delle variazioni temporanee di prezzo). L’inflazione annua è risalita a -0,1% (da -0,4% sul NIC e -0,2% sull’armonizzato a giugno). I dati sono risultati superiori alle attese. o L’incremento nel mese (secondo l’indice nazionale) è dovuto ai rincari, principalmente di natura stagionale, delle spese per cultura e tempo libero (+1,4% m/m) e dei trasporti (+1,1% m/m: si tratta del quinto incremento consecutivo). In quest’ultimo caso, gli aumenti non sono venuti dai carburanti (anzi in calo) ma dai servizi di trasporto aereo e marittimo. Da segnalare anche i rincari per i servizi ricettivi e di ristorazione (+0,3% m/m), le spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili e gli altri beni e servizi (+0,2% m/m). o Viceversa, sono scesi i prezzi delle comunicazioni (-0,9% dopo il -1% m/m di giugno), di alimentari e bevande (-0,8% m/m, per via di frutta e vegetali freschi) e di scarpe e abbigliamento (-0,1% m/m).

I capitoli di spesa che mantengono una tendenza deflattiva su base annua sono da qualche mese appena due (su un totale di 12): i trasporti (-2,2% da -2,3% di giugno) e le spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-2% da -2,4%), ovvero le due componenti più legate ai prezzi dell’energia (su cui permane un effetto statistico favorevole, peraltro in via idi diminuzione). Il numero delle componenti che mostrano rincari superiori all’1% è anch’esso stabile da qualche mese, a 3: si tratta di bevande alcoliche e tabacco (+2,1%, invariato rispetto al mese precedente), comunicazioni (+1,5% da +1,2% di giugno) e istruzione (stabile a +1,2% a/a). o L’inflazione “di fondo” (al netto di energetici e alimentari) è salita di 0,4% m/m e da 0,5% a 0,6% a/a. L’inflazione sui beni a più alta frequenza di acquisto (importante per le sue conseguenze sull’inflazione percepita e attesa dalle famiglie) è invece scesa su base congiunturale (-0,4% m/m), pur risalendo lievemente su base annua (a -0,1% da -0,2%). o In sintesi, i rincari di luglio appaiono quasi interamente di natura stagionale e perciò temporanei. Tuttavia, le pressioni deflattive sembrano in via di diminuzione.

Confermiamo la nostra idea che l’inflazione possa risultare poco variata (probabilmente ancora poco sotto zero) nei prossimi mesi, per risalire solo nell’ultima parte dell’anno (a 0,6% a dicembre, nella nostra stima). Per il 2017 ci aspettiamo un CPI in media pari a 1,1% ovvero ancora ben lontano dal target BCE.

Fonte : BondWorld.it


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