Italia: Disoccupazione e inflazione stabili

Nessuna particolare sorpresa dai dati su disoccupazione e inflazione, entrambe risultate invariate (rispettivamente a maggio e a giugno) e in linea con le nostre attese….


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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo


La disoccupazione è rimasta stabile al 12,4% a maggio dopo la flessione di due decimi registrata ad aprile. Il dato è risultato in linea con le nostre attese (mentre il consenso si aspettava una diminuzione al 12,3%). Il tasso dei senza-lavoro rimane ben superiore alla media degli ultimi 10 anni (8,9%), ma è in calo rispetto al massimo storico toccato lo scorso novembre (al 13%).

Nel mese gli occupati sono calati di 63 mila unità (-0,3% m/m). Si tratta però solo di una parziale correzione dopo il balzo di 131 mila unità (+0,6% m/m) visto ad aprile, che rappresentava uno degli incrementi più forti (su base mensile) nella storia dell’indagine. Di conseguenza il tasso di occupazione è tornato a scendere (di due decimi, a 55,9% contro una media storica di 57,2%).

Il calo degli occupati non si è tradotto in un aumento della disoccupazione grazie alla contrazione, all’incirca della stessa entità (-64 mila unità) delle forze di lavoro. Essa è legata per circa metà a un rimbalzo degli inattivi (+36 mila unità) dopo 4 mesi di calo. Si tratta in particolare di donne (mentre gli inattivi uomini anzi sono diminuiti). Di conseguenza, il tasso di attività è calato di un decimo; esso comunque, al 64%, rimane vicino al massimo storico di 64,2% toccato lo scorso autunno.

Il tasso di disoccupazione nella fascia d’età 15-24 anni è calato di appena un decimo, al 41,5% (il dato di aprile è stato rivisto verso l’alto da una prima lettura a 40,9%). La disoccupazione giovanile resta molto alta in prospettiva storica (di oltre 10 punti superiore alla media dall’indagine mensile), ma è anch’essa in calo dai massimi (toccati, al 43,8%, nel marzo dell’anno scorso).

In sintesi, il dato conferma che il peggio è alle spalle per il mercato del lavoro. Tuttavia, riteniamo che la discesa della disoccupazione sarà lenta e irregolare, visto che la ripresa resta debole e che non è escluso che nei prossimi mesi possa riprendere la tendenza al calo degli inattivi. Riteniamo che il tasso dei senza lavoro possa rimanere superiore al 12% anche nel resto dell’anno.

Anche i dati sull’inflazione non hanno apportato particolari novità allo scenario congiunturale. In linea con le attese, i prezzi al consumo sono saliti di un decimo a giugno (sia secondo l’indice nazionale che in base all’armonizzato Ue, da +0,1% e +0,2% m/m rispettivamente a maggio). L’inflazione annua è rimasta invariata secondo entrambi gli indici (a +0,1% sul NIC e a +0,2% secondo l’IAPC).

L’aumento nel mese è dovuto ai rincari nei capitoli di spesa più sensibili alla domanda come ricreazione, spettacoli e cultura e servizi ricettivi e di ristorazione (entrambi +0,3% m/m; solo nel primo caso l’aumento è condizionato da fattori stagionali) e agli aumenti, largamente attesi, nei trasporti (dovuti tra l’altro all’ulteriore rimbalzo dei prezzi dei carburanti). I prezzi sono saliti (di un decimo) anche per alimentari, spese sanitarie e istruzione.

Viceversa, continuano a calare i prezzi delle comunicazioni (-0,4% m/m: quarta flessione consecutiva). In discesa anche bevande alcooliche e tabacco (-0,3% m/m) e mobili, articoli e servizi per la casa (-0,1% m/m).

Su base annua, gli unici capitoli di spesa che conservano una tendenza deflattiva sono le componenti più legate all’offerta come le comunicazioni (-2,1% a/a), i trasporti (-1,6% a/a) e le spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-1,3% a/a). La tendenza è spiegata nel primo caso dal progresso tecnologico nel settore, nel caso dei trasporti e delle spese per la casa dal fatto che permane un deciso calo su base annua dei prezzi energetici (che dovrebbe venire meno negli ultimi mesi dell’anno).

L’inflazione “di fondo” (al netto di energetici e alimentari) è rimasta anch’essa stabile a 0,6% a/a. In lieve calo invece (di un decimo, a 0,2% a/a) l’inflazione sui beni a più alta frequenza di acquisto (importante per le sue conseguenze sull’inflazione percepita e attesa dalle famiglie).

In sintesi, il dato conferma che l’Italia è uscita dalla deflazione. Tuttavia, conferma anche la nostra idea che non fosse lecito attendersi un’ulteriore salita dopo quella vista negli scorsi mesi. Ribadiamo infatti l’idea che il CPI possa rimanere all’incirca stabile (poco sopra lo zero) nei prossimi mesi, per salire solo, per via dell’attenuarsi dell’effetto statistico favorevole sull’energia, nella parte finale dell’anno. Ma anche a fine 2015 ci aspettiamo un’inflazione inferiore all’1%. Per la media di quest’anno la nostra stima è 0,1% sull’indice nazionale (0,2% sull’armonizzato). Per il 2016 stimiamo in media un CPI solo di poco superiore all’1% (1,1% nazionale, 1,2% armonizzato).

Fonte : BondWorld.it


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