Italia: Fiducia delle imprese stabile a maggio, morale delle famiglie in calo ma su livelli ancora elevati

L’indice composito di fiducia delle imprese elaborato dall’Istat è risultato poco variato a maggio, a 102 da 102,1 di aprile. È il secondo calo, sia pur marginale, dopo 4 mesi di aumento. Il morale delle imprese è diminuito in tutti i principali settori (manifatturiero, costruzioni e commercio al dettaglio) con l’eccezione dei servizi (dove è salito a 104,9 da 104,5)….


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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo


Nel manifatturiero (il settore considerato maggiormente anticipatore dell’attività economica), la fiducia è scesa a 103,5 da 104. È il primo calo dopo 8 mesi consecutivi di aumento. In ogni caso, si tratta solo di una lieve correzione dopo che l’indice ad aprile aveva toccato un massimo da quasi 4 anni. Il dato ha sorpreso il consenso, che si attendeva un’ulteriore salita a 104,5 (la nostra previsione era per un calo, sia pur più lieve, a 103,9).

Al contrario del mese scorso, risultano in diminuzione i giudizi sia sulla produzione che sugli ordini (dall’estero, mentre quelli interni restano invariati); stabili le attese sulle commesse, mentre quelle sull’output crescono ulteriormente raggiungendo un massimo da 4 anni.

Le aspettative sull’occupazione migliorano ancora, sia pur di poco, raggiungendo un massimo da 7 anni. Quelle sull’economia calano marginalmente dopo il deciso recupero dei mesi precedenti.

La fiducia dei consumatori, dopo essere salita a marzo ai massimi da quasi 13 anni, è calata per il secondo mese consecutivo a maggio, a 105,7 da 108 precedente (rivisto al ribasso di due decimi). Tuttavia, il livello dell’indice resta vicino ai massimi dal 2009, e ben superiore alla media di lungo termine (101,4).

Il dettaglio mostra che, per il secondo mese consecutivo, il calo riguarda più la situazione economica dell’Italia che la condizione personale degli intervistati, e più le attese per il futuro che i giudizi sulla situazione corrente. In pratica, a correggere in aprile e maggio sono state le componenti più volatili e che erano aumentate maggiormente nei primi mesi dell’anno, quando si erano create attese di rapida ripresa dell’economia.

Da notare il rimbalzo per il secondo mese consecutivo (a +30 da +22) delle aspettative sulla disoccupazione, che erano scese nei cinque mesi precedenti sino a toccare a marzo (a zero) il secondo livello più basso negli oltre trent’anni di rilevazione della serie. Anche in questo caso, le famiglie stanno “correggendo” le aspettative, forse eccessive, che si erano create nei primi mesi dell’anno in merito a un rapido miglioramento del mercato del lavoro (anche in conseguenza delle misure varate dal governo). Il dato conferma che è presto per vedere un apprezzabile calo della disoccupazione, che nel nostro scenario previsivo potrebbe manifestarsi solo negli ultimi mesi dell’anno.

Gli intervistati segnalano anche un miglioramento (al contrario che il mese scorso) della situazione economica (sia corrente che attesa) delle famiglie. Viceversa, peggiorano (anche in questo caso, specularmente rispetto ad aprile) i giudizi sul bilancio famigliare (ma è un calo da un massimo da 3 anni). Per quanto riguarda le possibilità di risparmio, migliorano quelle attuali ma peggiorano le attese per il futuro (ancora una volta, il movimento è speculare rispetto a quello registrato ad aprile). In calo per il secondo mese consecutivo le opportunità di acquisto di beni durevoli.

Infine, risultano in lieve aumento i giudizi sull’andamento dei prezzi al consumo negli ultimi 12 mesi, e viceversa in marginale calo le attese per il prossimo anno. Ma l’inflazione sia percepita che attesa resta in territorio ampiamente negativo. Ciò conferma che, se il minimo per l’inflazione è stato toccato (a inizio anno), tuttavia non è in vista un significativo rimbalzo nei prossimi mesi (nel nostro scenario previsivo, il CPI rimarrà molto vicino a zero nei prossimi mesi, per salire solo a cavallo d’anno). Peraltro, ancora una volta non sembrano le aspettative inflazionistiche a guidare il calo della fiducia dei consumatori.

In sintesi:

1) il calo della fiducia sia delle imprese che dei consumatori ad aprile e maggio appare come una correzione “fisiologica” dopo il deciso miglioramento dei mesi precedenti, quando si erano create aspettative di rapido miglioramento dell’economia e dell’occupazione;

2) il dettaglio delle indagini non è uniformemente negativo. Di conseguenza, il dato non cambia la nostra aspettativa di prosecuzione del trend di ripresa avviato a inizio anno. La nostra previsione di crescita del PIL in media d’anno nel 2015 è pari allo 0,6%, ma i rischi su tale previsione restano a nostro avviso verso l’alto.

Fonte : BondWorld.it


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