L’indice composito di fiducia delle imprese diffuso dall’Istat è rimbalzato a gennaio dopo essere calato negli ultimi due mesi del 2016. L’indice è risultato pari a 102,5 da 100,2 precedente….…
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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo
Ci aspettavamo un recupero, che pure è stato più marcato delle nostre attese (101,5). Il livello dell’indice è superiore alla media storica di lungo termine (98,2).
– Il miglioramento è diffuso, con la sola eccezione delle aziende operanti nel commercio al dettaglio, per le quali il morale è sceso a 103,3 da 107,5; tuttavia, si tratta di una correzione dopo il rimbalzo molto forte visto nei due mesi precedenti (in controtendenza rispetto all’indice composito). La fiducia delle imprese è salita per il secondo mese consecutivo (il quarto degli ultimi cinque) nel manifatturiero (a 104,8 da 103,7: ci aspettavamo un aumento a 104 mentre le attese di consenso erano per un calo a 103,3). Il miglioramento è stato poi particolarmente marcato nei servizi (a 105,4 da 102,5) e nelle costruzioni (a 123,9 da 120,4). In tutti i principali settori il livello del morale delle imprese è superiore alla media degli ultimi 5 o 10 anni (particolarmente nelle costruzioni).
– Nel manifatturiero, il miglioramento è dovuto agli ordini correnti (in aumento a -10 da -12) e alle aspettative sulla produzione (a 13 da 12): sia per l’indice generale che per queste due componenti, si tratta di un massimo da ottobre del 2015. Un contributo alla salita dell’indice di fiducia arriva anche dal rallentamento delle scorte (a 4 da 5), un segnale positivo (ceteris paribus) per la produzione futura (anche se il livello dei magazzini resta superiore alla norma). Viceversa, l’output corrente è sceso (a -9 da -7) e le attese sugli ordini sono rimaste invariate. Le aspettative delle imprese sull’economia sono tornate in territorio positivo, a +1 e da -2 precedente (tornando vicine ai massimi da quasi un anno). Viceversa, le intenzioni di assunzione sono rallentate ma solo marginalmente (a 1 da 2), restando vicine a un massimo pluriennale. La fiducia è salita soprattutto tra i produttori di beni di consumo e intermedi (in quest’ultimo caso, ai massimi da quasi 6 anni), mentre più limitato è il miglioramento nel settore dei beni di investimento. L’indagine trimestrale sulla capacità produttiva mostra un aumento del grado di utilizzo degli impianti, da 76,1% a 76,7% nel 4° trimestre 2016, nonché un calo della quota di operatori che segnala la presenza di ostacoli all’attività produttiva (dal 27% al 24%), in particolare di quelli legati all’insufficienza della domanda e ai vincoli finanziari (mentre sale lievemente la quota di imprese che segnala vincoli legati all’insufficienza degli impianti e/o dei materiali).
La fiducia dei consumatori, dopo il rimbalzo a sorpresa visto a dicembre, è tornata a calare a gennaio, a 108,8 da 110,9 precedente. Il dato è risultato circa in linea con le nostre attese (109), mentre il consenso si attendeva un aumento a 110. Il livello dell’indice resta superiore alla media storica, ma il trend è inequivocabilmente al ribasso (è iniziato dal massimo storico toccato a 118,7 un anno fa).
– Il dettaglio dell’indagine è però misto (perciò meno negativo rispetto al dato sintetico), in quanto mostra un miglioramento sia dei giudizi correnti (da 106,2 a 107,6) che della situazione personale (da 102,7 a 103,8), a fronte di un peggioramento delle aspettative per il futuro (da 116 a 111,6) e del clima economico generale (da 133,3 a 124,8).
– Sono tornate ad aumentare (dopo due mesi di calo) le preoccupazioni in merito alla disoccupazione (da 20 a 33: è il dato peggiore dallo scorso agosto).
– Le famiglie riportano (al contrario che nei due mesi precedenti) un peggioramento della situazione economica personale sia corrente che attesa, ma un deciso miglioramento del bilancio famigliare (da 3 a 12, ai massimi da oltre 10 anni). Migliorano decisamente le opportunità attuali (ma peggiorano lievemente quelle future) di risparmio. Le opportunità legate all’acquisto di beni durevoli sono invariate.
– Sia l’inflazione percepita dalle famiglie nell’ultimo anno sia soprattutto quella attesa per i prossimi 12 mesi sono rimbalzate decisamente dopo tre cali consecutivi (da -36 a -28 e da -34 a -10, rispettivamente).
In sintesi, riteniamo che la ripresa della fiducia delle imprese sia in questa fase più significativa del calo del morale delle famiglie, anche perché quest’ultimo non sorprende (segnalavamo i mesi scorsi come il rimbalzo di fine 2016 potesse essere temporaneo); inoltre il dettaglio dell’indagine sui consumatori non è uniformemente negativo (a peggiorare sono le componenti più volatili ovvero clima nazionale e aspettative, ma migliora la situazione personale e corrente, in particolare il bilancio famigliare). Particolarmente confortante appare il trend di ripresa evidenziato negli ultimi mesi dalla fiducia nel settore manifatturiero, legato anche al recupero in corso del commercio mondiale (visibile dalla ripresa dei flussi commerciali già in corso negli ultimi mesi del 2016 e attesa continuare a nostro avviso nel 2017).
I dati sono coerenti con la nostra idea che la ripresa dell’attività economica possa proseguire a inizio 2017 (in area 0,2% t/t), e che essa in prospettiva, rispetto a quanto visto l’anno scorso, possa poggiare maggiormente su investimenti delle imprese ed export e in minor misura sui consumi domestici.
Fonte : BondWorld.it
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