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Italia: la crescita è ripartita, ma sarà meno vivace a fine anno

Il PIL è tornato a crescere nel 3° trimestre dopo l’inattesa stagnazione primaverile, e la fiducia delle imprese ha evidenziato un moderato recupero negli ultimi due mesi……..


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Nel complesso, il flusso degli indicatori congiunturali più recenti è risultato migliore del previsto. I rischi sulla nostra previsione di crescita 2016 a 0,8% sembrano oggi verso l’alto. Permangono rischi però sulla previsione di lieve accelerazione a 1% nel 2017, visto che le decisioni di investimento a inizio 2017 potrebbero essere negativamente influenzate dagli sviluppi politici delle prossime settimane

Il PIL italiano è cresciuto di 0,3% t/t nel 3° trimestre, dopo essere rimasto stagnante a sorpresa nei tre mesi precedenti. Il dato è risultato in linea con le nostre aspettative e superiore alle attese di consenso (0,2% t/t). La crescita annua è accelerata più del previsto a 0,9% dallo 0,7% del trimestre precedente. Ciò è dovuto anche alla revisione verso l’alto del dato sul 1° trimestre 2016, da 0,3% a 0,4% t/t (si tratta di un massimo dal 2010).

Il dettaglio delle componenti non è ancora noto (verrà diffuso il prossimo 1° dicembre), ma quanto riportato dall’Istat è in linea con le nostre attese:

a) l’espansione è il risultato di una crescita del valore aggiunto sia nell’industria che nei servizi (a fronte di un calo nell’agricoltura): in particolare, stimiamo un contributo di almeno due decimi dall’industria (al netto delle costruzioni), visto che l’output nel settore è cresciuto nel trimestre al ritmo più elevato degli ultimi sei anni (+1,2% t/t); anche questo trimestre le costruzioni potrebbero non aver contribuito sostanzialmente alla crescita; all’interno dei servizi, un contributo positivo potrebbe essere venuto in particolare dal turismo; b) a differenza che nel trimestre precedente, la crescita è tornata a venire dalla domanda domestica (quantomeno al lordo delle scorte), mentre il commercio con l’estero ha dato un contributo negativo: entrambi i flussi commerciali dovrebbero essere cresciuti per il 2° trimestre consecutivo, ma, in estate al contrario che in primavera, la dinamica dell’import sembra essere stata più vivace di quella dell’export (in base ai dati mensili nominali, l’export sarebbe cresciuto di 0,6% e l’import di 1,7% t/t). Il dettaglio delle componenti di domanda come detto non è noto, ma riteniamo che la ripresa sia venuta soprattutto dagli investimenti (dopo il debole 0,2% t/t precedente), mentre i consumi potrebbero risultare poco vivaci come in primavera (0,1% t/t). Anche le scorte dovrebbero aver dato un contributo positivo, compensando l’apporto negativo dal commercio estero (specularmente a quanto verificatosi nei tre mesi precedenti).

Dopo questo dato, la crescita “acquisita” per il 2016 (ovvero, nel caso il PIL non cresca nell’ultimo trimestre dell’anno) è pari a 0,8%, in linea con la nostra previsione sull’anno.

In sintesi, il dato è confortante, anche perché si riduce il gap di crescita con il resto d’Europa; anzi nel trimestre il nostro Paese è cresciuto in linea con l’eurozona (non accadeva da 3 anni) e (un decimo) più di Germania e Francia (non accadeva da oltre 10 anni). Peraltro, su base annua la crescita italiana, a 0,9%, resta ben inferiore sia a quella della media dell’area euro (1,6%) che a maggior ragione di quella tedesca (1,7%).

Per l’ultimo trimestre dell’anno, ci aspettiamo un’espansione meno vigorosa, attorno a 0,1% t/t, proprio in ragione di un minor contributo dall’industria dopo l’ exploit estivo (sarà decisivo in tal senso l’andamento della produzione industriale a ottobre, attesa rimbalzare dopo la flessione di -0,8% m/m registrata a settembre: il dato sarà diffuso il prossimo 13 dicembre).

Nel caso in cui il PIL rallentasse a +0,1% t/t nel trimestre corrente, la crescita media annua 2016 sarebbe pari a 0,85%. Ciò suggerisce che, dopo il dato odierno, i rischi sulla stima di 0,8% per la crescita media annua 2016 siano verso l’alto.

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Manteniamo per il momento una previsione di lieve accelerazione a 1% nel 2017, anche se permane incertezza sull’evoluzione del ciclo l’anno prossimo, visto che non è da escludere del tutto che l’esito del referendum del 4 dicembre possa avere ripercussioni sulle decisioni di investimento a inizio 2017.

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D’altra parte le indagini di fiducia dal lato delle imprese hanno evidenziato un lieve miglioramento negli ultimi due mesi. In particolare, la fiducia delle imprese di costruzione è vicina ai massimi degli ultimi 8 anni e, nel manifatturiero, gli ordini interni sono ai massimi da 8 anni e mezzo (e a migliorare di recente sono state proprio le aspettative delle imprese sull’economia).

Vi sono indizi del fatto che sia in atto una sorta di “passaggio del testimone” della crescita dai consumi agli investimenti: a) si nota di recente un andamento divergente tra la fiducia dei consumatori, che continua a calare (ha raggiunto a ottobre un minimo da luglio 2015), e il morale delle imprese, in ripresa in settembre e ottobre; è possibile che questo andamento sia in parte spiegato dal fatto che le misure espansive contenute nella Legge di Bilancio 2017 si concentrano maggiormente sul lato corporate (dopo che le manovre dei due anni precedenti si erano maggiormente focalizzate sui tagli fiscali alle famiglie); b) a ottobre si è registrato un miglioramento della fiducia delle imprese in tutti i principali settori con l’eccezione del commercio;

c) il miglioramento della fiducia delle imprese manifatturiere è trainato dal comparto dei beni strumentali e intermedi, mentre le aziende operanti nel settore dei beni di consumo registrano un calo del morale per il terzo mese consecutivo (ai minimi da gennaio 2015); d) un altro indicatore che mostra una correlazione elevata con la parte core degli investimenti di contabilità nazionale (quelli in macchinari e attrezzature) sono le importazioni di beni capitali, che hanno evidenziato un deciso rimbalzo negli ultimi mesi (+7,5% a/a a settembre, +10,7% a/a in media nel 3° trimestre).

Ciò supporta la nostra idea che, guardando al 2017, la ripresa, a differenza di quanto accaduto sinora, possa essere trainata più dagli investimenti che non dai consumi (per i quali ci aspettiamo anzi un rallentamento a circa 0,6%, dopo l’1% medio registrato nei tre anni precedenti).

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Gli ultimi indicatori mostrano anche che la ripresa dell’attività economica appare leggermente più diffusa. Il dato di settembre sulla produzione industriale, pur mostrando un rallentamento dell’indice sintetico (a +1,8% da +4,4% su base tendenziale corretta per gli effetti di calendario), mostra che è ulteriormente diminuito il numero dei settori in calo su base annua (a 4 da 7 il mese precedente, su un totale di 15 settori). Non sono più solo mezzi di trasporto o farmaceutico a trainare l’attività produttiva (i primi hanno visto la produzione rallentare a +2% a/a a settembre anche se la crescita di ordini e fatturato ad agosto restava a due cifre, il secondo è rimasto tra i migliori comparti con una crescita dell’output di +5,6% a/a a settembre, con cui peraltro fa il paio il +1,7% della chimica), ma ad essi si sono affiancati di recente, tra gli altri: a) il tessile, diventato a sorpresa il miglior comparto in base alla crescita tendenziale della produzione (+10,2% a/a), avendo registrato già ad agosto incrementi tendenziali a due cifre sia del fatturato che degli ordini (+11,9% e +21%); b) la meccanica, che pur mostrando una flessione congiunturale della produzione a settembre (-4,9% m/m), mantiene un buon progresso su base tendenziale (+3,5% a/a); un ruolo potrebbe essere stato giocato dal maxi-ammortamento al 140% sui nuovi beni strumentali in vigore da inizio 2016; in tal senso, appare positivo che tale incentivo sia stato confermato dalla Legge di Bilancio anche per il 2017 (e potenziato dal nuovo ammortamento al 250% sui nuovi beni digitali; di ciò potrebbe beneficiare in particolare il settore dell’elettronica, peraltro anch’esso con una produzione in ripresa a settembre: +2,7% a/a); c) metallurgia e attività estrattive, che dopo una recessione più profonda e più prolungata che negli altri comparti, hanno evidenziato un inatteso recupero negli ultimi mesi (con un output in aumento rispettivamente di +1,8% e di +6,8% a/a); su questo recupero hanno inciso anche storie particolari, come la ripresa produttiva dell’Ilva di Taranto nel primo caso e lo sblocco degli impianti Eni di Viaggiano.

Nei servizi, decisivo (almeno per il trimestre estivo) sembra essere stato il contributo del settore turistico. Viceversa, altri comparti restano in difficoltà, tra questi in particolare le apparecchiature elettriche; legno, carta e stampa; gomma e materie plastiche (rispettivamente -6,2%, -2,8% e -1,9% a/a la produzione in questi comparti a settembre).

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Ad aiutare l’attività economica nel 2017 potrà essere anche l’inversione del contributo dal commercio con l’estero. In effetti, gli scambi commerciali hanno dato un contributo negativo al PIL per tutto il triennio 2014-16 (in media -0,2% all’anno), per via di una crescita dell’import più marcata di quella dell’export (in media +3,9% contro +2,8%). Ci aspettiamo che nel 2017 possa essere vero il contrario, in quanto la crescita dell’import dovrebbe essere frenata dal rallentamento della domanda per consumi, mentre l’export è atteso accelerare nelle nostre stime a +3,3% da +1,9% nel 2016. Il recupero verrà da: a) un contributo meno negativo da alcuni Paesi emergenti, in particolare Russia, OPEC e Mercosur (ciascuno dei quali ha sottratto circa -0,3% alla crescita annua dell’export italiano nel triennio 2014-16), per i quali il minimo del ciclo appare alle spalle; b) una accelerazione delle vendite verso gli Stati Uniti, che, dopo avere contribuito per ben +0,8% nel 2014, +1,8% nel 2015 e aver sinora nel 2016 sottratto un decimo alla crescita totale dell’export, potrebbero rimbalzare in considerazione sia dell’accelerazione dell’economia americana (eventualmente supportata dalle politiche fiscali espansive che potrebbero caratterizzare la nuova amministrazione, al netto di misure protezionistiche non certo auspicabili), sia del recente indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro; c) viceversa, potrebbe frenare l’export verso il Regno Unito, per via non tanto di un paventato e mai avvenuto (almeno per ora) rallentamento del ciclo oltremanica in conseguenza della Brexit, ma soprattutto a causa del deprezzamento della sterlina.

In sintesi, confermiamo la nostra idea che l’inversione del contributo negativo dal commercio con l’estero (da -0,1% a +0,1%) nonché un minor apporto negativo dalle scorte (da -0,3% a zero) possano nel 2017 impedire un rallentamento del PIL pur in presenza di un minor vigore per la domanda interna, in particolare per consumi (stimiamo una domanda domestica finale a 0,8% l’anno prossimo dall’1,2% di quest’anno; la crescita della spesa delle famiglie potrebbe risultare pari alla metà dell’1,2% registrato nel 2016). In sintesi, è ancora possibile a nostro avviso una lieve accelerazione a 1% nel 2017 dallo 0,8-0,9% di quest’anno.

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