Il PIL italiano è cresciuto di 0,3% t/t a inizio 2018, in linea con i tre mesi precedenti. Il dato è migliore delle nostre attese e in qualche modo confortante,……
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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo
in quanto l’attività economica ha evitato un rallentamento congiunturale nonostante il trimestre abbia registrato una sostanziale stagnazione dell’output nell’industria e una frenata del commercio estero. Manteniamo la nostra previsione di crescita di 1,3% dell’economia italiana quest’anno, che è più cauta rispetto alle stime dei principali previsori. La stima è coerente con il mantenimento della stessa velocità di crociera (0,3% t/t) nel resto del 2018; i rischi sono a nostro avviso verso l’alto sul trimestre corrente ma verso il basso per la seconda metà dell’anno.
Il PIL italiano è cresciuto di 0,3% t/t nel 1° trimestre 2018, in linea con i tre mesi precedenti. Il dato è risultato in linea con le aspettative di consenso e superiore alla nostra previsione (ci attendevamo una marginale decelerazione a 0,2% t/t).
La crescita annua è rallentata a 1,4% da 1,6% precedente (in linea con il consenso e con la nostra stima).
È il quindicesimo trimestre consecutivo di espansione (almeno in termini di tasso di variazione congiunturale), che lascia il livello del PIL in crescita del 4,4% rispetto al minimo dell’attuale ciclo (toccato nel 2° trimestre del 2014). Peraltro, il livello resta del 5,5% più basso rispetto ai massimi stortici raggiunti esattamente 10 anni fa (il 1° trimestre del 2008).
Il dettaglio per componenti di domanda non è ancora noto (sarà diffuso dall’Istat il prossimo 1° giugno). Tuttavia, quanto comunicato dall’Istat è in linea con le nostre attese:
- l’espansione è il risultato di una crescita del valore aggiunto nei servizi e nell’agricoltura a fronte di una sostanziale stagnazione nell’industria (che non è sorprendente, visto il calo congiunturale registrato nei primi due mesi dell’anno dalla produzione industriale);
- a differenza che nei due trimestri precedenti, la crescita è venuta dalla domanda domestica (al lordo delle scorte), in presenza di un contributo negativo dal commercio con l’estero (stimiamo una contrazione sia per l’export che per l’import nel trimestre). Dal lato della domanda domestica, ci aspettiamo una frenata degli investimenti (dopo tre trimestri molto forti, ad un ritmo congiunturale medio del 2,2% t/t). Viceversa, un contributo positivo dovrebbe essere venuto dalle scorte, che nella seconda metà del 2017 avevano sottratto quasi mezzo punto a trimestre alla crescita del PIL.
In sintesi, il dato è migliore delle nostre attese e in qualche modo confortante, in quanto il PIL ha mantenuto lo stesso ritmo di crescita congiunturale pur in presenza di una forte decelerazione sia dell’attività industriale che del commercio estero.
In ogni caso, il dato non cambia più di tanto le prospettive per l’economia italiana. Nel caso in cui il PIL mantenga nel resto dell’anno la stessa velocità di crociera vista negli ultimi due trimestri (0,3% t/t), la variazione media annua nel 2018 si attesterebbe all’1,3%. Questo rimane il nostro scenario centrale.
Da un lato, i rischi su questo scenario appaiono verso l’alto per quanto riguarda il trimestre corrente, visto che l’industria è attesa tornare a contribuire al valore aggiunto (e anche il commercio estero potrebbe vedere un rimbalzo nei mesi primaverili).
Dall’altro, in Italia come nel resto dell’eurozona, le recenti indagini congiunturali hanno evidenziato un rallentamento, suggerendo una moderazione nel ritmo di crescita del PIL nei trimestri a venire (l’indice PMI manifatturiero diffuso oggi da Markit ha visto una frenata a 53,5 ad aprile, un livello che rimane espansivo ma rappresenta un minimo da gennaio dello scorso anno).
Tutto considerato, manteniamo la nostra previsione di crescita di 1,3% del PIL italiano quest’anno, che è inferiore alle aspettative sia di consenso che dei principali previsori ufficiali. I rischi su tale stima, che fino a poche settimane fa giudicavamo verso l’alto, ci appaiono ora bilanciati.
Fonte : BondWorld.it
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